L’ALBA DELL’IMPRESSIONISMO. PARIGI 1874

Docufilm
diretto da Ali Ray

 

 

 

 

 

L’Alba dell’Impressionismo. Parigi 1874 ci guida tra le sale della mostra omonima che il Musée d’Orsay ha dedicato ai 150 anni del movimento. Gli impressionisti sono uno dei gruppi più amati, popolari e imitati della storia dell’arte: milioni di persone accorrono ogni anno per ammirare i loro capolavori. Ma all’inizio questi pittori erano degli outsider disprezzati e squattrinati. Il 1874 fu l’anno che cambiò tutto: i primi impressionisti, “affamati di indipendenza”, ruppero gli schemi organizzando una mostra al di fuori dei canali ufficiali. Il 15 aprile di quell’anno, l’esposizione della «Società anonima» aprì i battenti con circa 200 opere appese su pareti rivestite di lana bruno-rossastra nello studio del fotografo Nadar. Quel giorno il mondo dell’arte si apprestava a cambiare per sempre.

La storia questa volta non è raccontata da storici e curatori, ma dalle parole di coloro che furono testimoni dell’alba dell’impressionismo: gli artisti, la stampa e i cittadini di Parigi.


 

IMPRESSIONISMO: LA SERENDIPITY DELLA STORIA DELL’ARTE

 

 

Serendipity, o serendipità, è un termine che indica “l’occasione di fare scoperte per puro caso o di trovare qualcosa mentre si sta cercando tutt’altro”.

 

 

 

Graffiti di Altamira

L’arte nasce come una rappresentazione della realtà, sin dai primissimi esempi di graffiti nelle caverne, e il progredire della tecnica non ha fatto altro che muovere nella stessa direzione.

 

 

Compianto e sepoltura di Cristo (sn), Rogier van der Weyden; Pietà (ds), Beato Angelico

Le spinte più poderose, almeno per quanto riguarda l’arte occidentale, arrivano con l’introduzione della prospettiva e, quasi di pari passo, con l’utilizzo accuratissimo della pittura a olio da parte dei fiamminghi; se procediamo lungo il Rinascimento e poi verso il Barocco e il Neoclassico, i miglioramenti nella tecnica, l’inserimento graduale di elementi architettonici come parte dell’opera (si pensi ad esempio ai trompe-l’oeil) sono una chiara manifestazione di quanto gli artisti si siano impegnati sempre più per ricercare la possibilità di creare opere quanto più possibili fedeli alla realtà, come se l’arte ambisse a diventarne una parte integrante.

 

Noi oggi diamo per scontata la possibilità di portarci a casa un’immagine a ricordo di un evento, ma prima dell’avvento della fotografia il procedimento per riprodurre un bel fiore visto al bordo di una strada era immensamente più difficile: non era certo una questione rapida e alla portata di tutti come estrarsi lo smartphone dalla tasca e immortalare un bel ciuffo di iris, per poi riprendere il cammino senza aver per questo speso chissà quanto tempo.
La nascita della fotografia ha permesso alla realtà di essere immortalata senza necessariamente avere particolari doti artistiche; per avere un ritratto della fidanzata da portarsi al fronte era diventato sufficiente andare da un fotografo, e sebbene nei primi tempi ci volessero svariati minuti a scattare una foto, non era neanche lontanamente paragonabile al tedio (e alla spesa!) di chiamare un ritrattista e posare per ore.
Dunque, ora che il problema della riproduzione della realtà era risolto, cosa restava agli artisti?
Mentre ricercavano metodi di imitazione della realtà sempre più fedeli, un piccolo gruppo di persone si era reso conto di una cosa molto importante: la luce.

 

Caravaggio – Vocazione di Matteo (1599-1600)

 

Da sempre determinante per ogni tipo di arte, basti pensare a quanto sapientemente la sapeva dosare Caravaggio, la luce ha un’influenza sulla percezione della realtà molto più alta di quanto si possa pensare ad un’analisi superficiale.

 

 

 

 

Per esempio, a chi non è mai capitato di comprare dei pantaloni per poi scoprire, a casa, che erano di un colore diverso da come sembravano in camerino? O di disporre gli abiti per il giorno dopo e scambiarli, nella notte, per un intruso?
Gli Impressionisti, con i loro studi sulla luce e sulla sua influenza sulla realtà, speravano di trovare una rappresentazione più fedele. Privati dalla necessità di farlo, si sono dati allo studio della luce stessa. Non importava più che un dipinto fosse fedele: per ricordare uno scorcio di campagna bastava uno scatto. Quello che importava ora era capire: capire come la luce potesse mutare le forme e i colori, come un panorama potesse diventare cupo solo perché il sole era stato coperto dalle nubi nere di un temporale in arrivo.

 

Monet – Scogliere dell’ Etretat (1883-1886)

 

Nelle opere impressioniste, spesso si ritrovano numerose copie dello stesso soggetto, dipinte in diversi orari della giornata, diverse stagioni, diverse condizioni atmosferiche.
Noioso? No, non con gli Impressionisti.
Con le loro opere, gli Impressionisti ci mostrano quanto peso abbia la luce sul quotidiano, quanto anche una minima variazione possa riplasmare le forme e trasformarle in cose nuove; la luce, attentamente studiata, dà nuove vite a oggetti di tutti i giorni. E, a mio parere, lo possiamo vedere proprio perché i soggetti sono semplici, quasi banali: un covone, la facciata di una chiesa, delle ninfee su uno stagno… sono cose che prima o poi abbiamo visto tutti, magari ci siamo passati davanti senza nemmeno prenderne nota.

 

 

 

Il lavoro degli Impressionisti ci mostra, con paziente zelo e calma ripetitività, che il bello si può trovare anche nella più banale e noiosa giornata, ci mostra che il mondo è un continuo cambiamento e che a noi è stato dato il dono di potervi assistere giorno per giorno, ora per ora.
E ci regala anche un piccolo insegnamento: l’importante non è la destinazione, ma il viaggio. E, se la destinazione viene cancellata, dover ripiegare su altro potrebbe portare risultati inaspettati… e meravigliosi.

Beatrice Fiorello
Dott.ssa in Scienze dei Beni Culturali

 

MGF