Drammatico
Regia di Paolo Sorrentino – Italia, 2025 – 131′
con Toni Servillo, Anna Ferzetti, Orlando Cinque

 

 

 

 

 

UN’ODE COMICA E MALINCONICA SULLA CONDIZIONE UMANA. UN FILM TOCCATO DALLA GRAZIA, CON TONI SERVILLO CHE GIGANTEGGIA.

Roma oggi. Mariano De Santis è il presidente della Repubblica. È appena entrato nel semestre bianco, negli ultimi sei mesi del suo mandato. Dopo aver affrontato svariate crisi di governo con grande controllo e fermezza, ormai ha ben poco di cui occuparsi. Rimangono sul tavolo due questioni alquanto spinose: concedere la grazia a due carcerati che stanno scontando la pena per l’uccisione del coniuge in circostanze drammatiche (malattia degenerativa e violenze domestiche), e firmare il disegno di legge sull’eutanasia. Il presidente, però, è contrario alla sua promulgazione per motivi giuridici ma soprattutto per i valori cattolici di appartenenza. A incalzarlo e a chiedere un gesto di responsabilità istituzionale è la figlia Dorotea, anche lei giurista e sua fidata assistente…
“La Grazia è un film d’amore”. Così Sorrentino nel raccontare il suo nuovo film, uno sguardo ravvicinato a un uomo delle istituzioni, la figura al vertice del nostro Stato democratico, il presidente della Repubblica. Sorrentino lo ritrae prossimo alla conclusione del suo mandato, con le ultime incombenze. A interpretarlo Toni Servillo, fidato compagno di viaggio nell’orizzonte narrativo sorrentiniano. Nel cast anche l’ottima Anna Ferzetti nel ruolo della figlia Dorotea, interpretazione che segna un cambio di passo nella carriera dell’attrice.
Sorrentino ha dichiarato di aver preso spunto per la storia dalla cronaca, dalla concessione della grazia da parte del presidente Sergio Mattarella a un uomo reo di omicidio. Un film pertanto incentrato sui dilemmi morali. Il film abita il dubbio, i perimetri della legge. Sposa la prospettiva del capo dello Stato, stretto in un sentiero che avverte sdrucciolevole e che usa la bussola della legge e della fede per percorrerlo. Nel racconto c’è anche un colloquio con il Papa – africano, dai capelli “dread” bianchi lunghi, legati, in sella alla moto, un ritratto sempre in chiave ironico-anticonvenzionale alla Sorrentino –, un suo amico, che lo richiama ai valori cui appartiene.
“La Grazia” non è però solo un film che si pone nei panni del vertice dell’istituzione, nelle responsabilità e doveri di un uomo di Stato, ma è anche un film che esplora l’amore: quello per la moglie morta da 8 anni, di cui avverte costantemente la mancanza; quello di un padre verso la figlia, che scopre tutto a un tratto adulta, solida e caparbia. L’amore, dunque, è il filo rosso che il presidente di Sorrentino segue nell’esplorare tutti i suoi dubbi, per governare le ultime sfide, nei palazzi della Repubblica e nelle stanze di casa.
“La Grazia” mette a tema riflessioni importanti e sfidanti, anche non condivisibili, offrendo comunque diverse argomentazioni allo spettatore, con le quali confrontarsi, aderire oppure dissentire.
“La Grazia” è un film acuto, scritto e diretto con mestiere da Sorrentino, puntellato da ironia e malinconia, persino elegantemente irriverente.

Recensione della Commissione Nazionale Valutazione Film della Conferenza Episcopale Italiana

Tematiche: Amore-Sentimenti, Bioetica, Chiesa Cattolica, Dolore, Eutanasia, Famiglia, Famiglia – genitori figli, Fede, Giustizia, Matrimonio – coppia, Morte, Politica-Società


Giocando con grande ironia e autoironia sui cosiddetti sorrentinismi, La Grazia procede con un sorriso sardonico stampato sullo schermo che sta sempre lì a mascherare, sapendo di non poterlo fare, un abisso di dolore che Sorrentino – con la saggezza e la lucidità di un uomo ben più anziano di quanto lui non sia – sa benissimo siamo destinati a portarci sempre appresso.


Quella Grazia del titolo, che non è solo uno strumento giuridico a disposizione del Presidente della Repubblica, qui si trasforma in comprensione, eleganza, in atteggiamento nei confronti del mondo e della vita, in una persona in fondo innamorata e piena di valori. In un uomo, simbolo di un’idea alta di politica e morale e di quel timido ma coraggioso cambiamento della società verso il futuro che ci auspichiamo tutti di vedere. Al centro: l’umanità.


Un Sorrentino che, come sempre, commuove e diverte, mettendo sullo schermo la natura complessa e contraddittoria della vita e dei sentimenti.


Recensioni
4,2/5 MyMovies
4/5 Cineforum.it
5/5 ComingSoon

 

IL POTERE DI GRAZIA

 

L’art. 87 della Costituzione prevede, al comma undicesimo, che il Presidente della Repubblica può, con proprio decreto, concedere grazia e commutare le pene. Si tratta di un istituto clemenziale di antichissima origine che estingue, in tutto o in parte, la pena inflitta con la sentenza irrevocabile o la trasforma in un’altra specie di pena prevista dalla legge (ad esempio la reclusione temporanea al posto dell’ergastolo o la multa al posto della reclusione). La grazia estingue anche le pene accessorie, se il decreto lo dispone espressamente; non estingue invece gli altri effetti penali della condanna (art. 174 c.p.). Ai sensi dell’art. 681 del codice di procedura penale può essere sottoposta a condizioni1.

Il procedimento di concessione della grazia è disciplinato dall’art. 681 del codice di procedura penale. La domanda di grazia è diretta al Presidente della Repubblica e va presentata al Ministro della Giustizia. È sottoscritta dal condannato, da un suo prossimo congiunto, dal convivente, dal tutore o curatore, oppure da un avvocato. Se il condannato è detenuto o internato, la domanda può essere però direttamente presentata anche al magistrato di sorveglianza. Il presidente del consiglio di disciplina dell’istituto penitenziario può proporre, a titolo di ricompensa, la grazia a favore del detenuto che si è distinto per comportamenti particolarmente meritevoli.

 

 

Sulla domanda o sulla proposta di grazia esprime il proprio parere il Procuratore generale presso la Corte di Appello e, se il condannato è detenuto – anche presso il domicilio – ovvero affidato in prova al servizio sociale, il Magistrato di sorveglianza. A tal fine, essi acquisiscono ogni utile informazione relativa, tra l’altro, alla posizione giuridica del condannato, all’intervenuto perdono delle persone danneggiate dal reato, ai dati conoscitivi forniti dalle Forze di Polizia, alle valutazioni dei responsabili degli Istituti penitenziari …. Acquisiti i pareri, il Ministro trasmette la domanda o la proposta di grazia, corredata dagli atti dell’istruttoria, al Capo dello Stato, accompagnandola con il proprio “avviso”, favorevole o contrario alla concessione del beneficio. Come stabilito dalla Corte Costituzionale con la sentenza n. 200 del 2006, al Capo dello Stato compete la decisione finale. L’art. 681 del codice di procedura penale prevede anche che la grazia possa essere concessa di ufficio e cioè in assenza di domanda e proposta, ma sempre dopo che è stata compiuta l’istruttoria.

Se il Presidente della Repubblica concede la grazia, il pubblico ministero competente ne cura l’esecuzione, ordinando, se del caso, la liberazione del condannato.

Generalmente nei decreti di grazia o di commutazione della pena è inserita la condizione – risolutiva – della revoca dell’atto di clemenza in caso di commissione da parte del beneficiario di un delitto non colposo entro 5 anni dal decreto presidenziale (10 anni in caso di grazia riguardante la pena dell’ergastolo).

Decreti di grazia e commutazione delle pene del secondo mandato del Presidente Sergio Mattarella (data di insediamento 29 gennaio 2022)

grazia per pena detentiva temporanea (di cui due relative anche alla pena pecuniaria) – 22
grazia parziale (riduzione della pena detentiva temporanea) – 9
grazia per pena pecuniaria – 3
grazia per pena detentiva della reclusione militare – 1
grazia per pena accessoria – 1
TOTALE DEI PROVVEDIMENTI DI CLEMENZA:36

Fonte: Quirinale

 

MGF