Docufilm diretto da Giovanni Piscaglia

soggetto di Didi Gnocchi

voce narrante di Mario Cordova.

 

 

 

 

 

ANNUS DOMINI PLACABILIS – UN GIUBILEO PER IL PERDONO DIVINO

 

Roma, anno del Signore 1600.
L’intera città, anzi, l’intero mondo cattolico è in fermento per il Giubileo che papa Clemente VIII ha annunciato poco più di sei mesi prima con un’enciclica dal titolo “Annus Domini Placabilis”. L’istituzione del Giubileo arriva all’indomani di una tremenda inondazione del Tevere che ha lasciato la città in ginocchio, flagellandola come se Dio in persona stesse cercando di estirpare da essa ogni seme di peccato.
Indulgenze, riti, tradizioni, tutto s’intreccia sullo sfondo di un’immane campagna di rimessa a nuovo della città, affinché essa sia degna di ospitare questo grandioso evento e le folle che inevitabilmente accorreranno per parteciparvi.

È in questo contesto che Caravaggio, al secolo Michelangelo Merisi, dopo anni di malumori, trova finalmente un palcoscenico per la propria arte: abbandonate le piccole tele dai soggetti laici, già da qualche tempo si era dedicato a grandi opere religiose, in parte spinto dall’insistenza del cardinale Francesco Maria del Monte, che in occasione del Giubileo lo mise in contatto con Clemente VIII.
Era il momento perfetto: alcuni studiosi sostengono che Caravaggio seguì questa strada per espiare un presunto omicidio da lui commesso in gioventù, parte del motivo per cui aveva lasciato la Lombardia per cercare di sistemarsi in altre zone della Penisola. Contribuire ai fasti del Giubileo, forse, sarebbe stata una sufficiente dimostrazione del pentimento, forse gli avrebbe concesso il perdono per l’orribile crimine commesso che, le biografie del tempo lo rivelano, continuò a perseguitarlo per il resto della sua vita.
Si susseguono le commissioni, ma non terminano i dissapori: fedele, o forse prigioniero, della sua natura di uomo tormentato e dominato da emozioni forti, Caravaggio non ha la minima intenzione di mitigare i toni, nemmeno in campo artistico.

Le sue rappresentazioni sacre sono crude, brutali, le sue figure non sono eteree e distanti, ma umane e imperfette: amate da alcuni, considerate assolutamente impresentabili per altri. Chiaroscuri intensi e dalla consistenza quasi solida danno vita a personaggi nerboruti e giunonici, mentre Caravaggio sperimenta la resa di pose fino ad allora mai osate, non per santi e beati, considerate sconvenienti per la rappresentazione del Figlio di Dio, della sua Vergine Madre e dei suoi accoliti.

 

Alcune opere di Caravaggio vennero rifiutate per questi motivi: in più di un’occasione, addirittura, egli usò come modelli persone incontrate lungo la strada: passanti, mendicanti, persino prostitute (che vennero riconosciute, sebbene non si possa dire altrettanto dell’ipocrisia dei sant’uomini che furono in grado di riconoscere i volti di queste donne di malaffare).
Un rifiuto dopo l’altro, la frustrazione di Caravaggio aumentava: in pochi sembravano in grado di accettare lui e la sua arte per quello che erano. L’uno e l’altra erano appassionati, flamboyant, altalenanti tra luci crude e taglienti e ombre impenetrabili.

 

Non termina l’anno del Giubileo prima che Caravaggio commetta un altro crimine, stavolta un’aggressione che lo portò ad essere incarcerato per qualche tempo.
Uscito di galera, la sua arte sembra riflettere un animo più pacato, forse piegato dalla dura vita da galeotto, ma forse non si trattò di altro che di un vano tentativo di mettere la testa a posto.

Negli anni seguenti, il magistrale chiaroscuro delle sue opere, netto e deciso, rifletté il dualismo di quest’uomo: da un lato fine artista, in grado di rappresentare molteplici soggetti con realismo, profondità e incontestabile magnificenza. Dall’altro, un uomo prono ai reati: aggressione, possesso improprio di armi, ingiurie, e infine una grave aggressione; solo il favore del nuovo papa, Paolo V, concesse a Caravaggio di continuare a frequentare Roma e il suo incalcolabile patrimonio artistico.

 

Poi accadde, ciò che forse aveva sempre covato nel buio fitto abilmente nascosto dalla luce: durante una partita di pallacorda, per futili motivi, Caravaggio uccide un uomo.

È costretto a fuggire, di nuovo, pena la decapitazione; la notizia della grazia, concessagli anni più tardi, lo raggiunge a Napoli e lo spinge a tornare verso Roma, ma non vi giungerà mai: morirà per un’infezione trascurata in un sanatorio, a metà strada verso il perdono.
Mai salvato, ma nemmeno completamente condannato: questo dualismo di Caravaggio è evidente nelle sue opere e, forse, specchio di ciò che cova in ognuno di noi.

 

 

Beatrice Fiorello Dott.ssa Scienze dei Beni Culturali

 

MGF

COME UN FRUTTO MATURO

Come un frutto maturo
che già il peso
allontana dal ramo,
ora vorrei
somigliare a me stesso,
ritornare
dalla mia superficie
al mio silenzio
per un più vasto incontro.
E sentir crescere
in me la piena
infinita dell’uomo
come si ascolta un fiume.

 

Lino Curci  è stato un poeta italiano.
Nato a Napoli nel 1912 e laureato in giurisprudenza e in scienze politiche, dalla nativa città si trasferì a Roma nel 1937 e qui trascorse il resto della sua vita. Fu redattore e inviato speciale del quotidiano La Tribuna fino al 1943, allorché decise di abbandonare l’attività giornalistica a tempo pieno, pur continuando a collaborare con vari quotidiani e periodici come Il Mattino , Il Giornale d’Italia, La Fiera Letteraria ed altri. I resoconti di guerra raccolti ne L’Equipaggio (1942) riflettono le sue esperienze vissute a bordo di una torpediniera, durante la seconda guerra mondiale.
La vocazione poetica, che Curci visse come una missione totalizzante, diede i suoi primi frutti acerbi nei Canti del sud (1942), dove peraltro il poeta «non riuscì ad evitare un certo tipo di dannunzianesimo linguistico», sia pur temperato da «un certo tipo di pascolismo più centrato sui temi e sui motivi dell’uomo in quanto tale».
Il ripudio della retorica tipica di quegli anni e il deciso rinnovamento della sua poetica trovano un chiaro riscontro nella prima raccolta del dopoguerra, Mi farò vivente (1951), dove l’autore sembra abbandonarsi «alla poesia come canto dolente e tormentato che coinvolge l’uomo e lo scrittore in una assoluta globalità». Allo stesso modo, da qui in poi diventa sempre più esplicita e continua la identificazione del discorso poetico con la ricerca spirituale e religiosa dell’uomo. È lo stesso poeta a ribadirlo più volte: «Mi è impossibile disgiungere dalla poesia l’idea di una ricerca di salvezza.»
Le ultime quattro raccolte (L’esule e il regno, 1955; Un fuoco nella notte, 1959; Gli operai della terra, 1967; Con tutto l’uomo, 1973) coprono quasi l’arco di un ventennio, nel tempo delle prime conquiste spaziali dell’uomo, e praticamente concludono il ciclo esistenziale e produttivo di questo poeta, lasciando l’idea di un tormentato processo interiore. Questo si sviluppa sul doppio binario della scienza e della fede e trae spunto da occasioni d’impatto con la morte di ogni essere vivente. Un progetto forse ambizioso, con esiti non sempre convincenti, ma sostenuto da una religiosità intensa e da un’«ansia d’infinito che ha come termine fisso la morte».
E la morte lo colse d’improvviso a Roma, il giorno successivo al Natale del 1975.

 

MGF

 

IL NIBBIO
Regia di Alessandro Tonda – Italia, 2025 – 109′
con Claudio Santamaria, Sonia Bergamasco, Anna Ferzetti

 

 

 

 

 

LA VICENDA SGRENA COME UNA SOLIDA E DOVEROSA SPY STORY CHE SI SEGUE CON FACILITA’ E AMAREZZA

4 febbraio 2005. Nicola Calipari, alto dirigente del SISMI, sta partendo per una vacanza con la moglie e i due figli, quando viene richiamato a Roma perché la giornalista de Il Manifesto Giuliana Sgrena è stata rapita a Baghdad, al suo ritorno da una visita ad un campo profughi, da quello che si scoprirà essere un commando sunnita. Per 28 giorni Calipari, soprannominato “il Nibbio”, dovrà fare la spola fra l’Iraq presidiato dall’esercito statunitense e la dirigenza dei Servizi Segreti nel tentativo di ottenere la liberazione di Sgrena.

Il ricordo dell’uccisione del giornalista Enzo Baldoni, avvenuta sempre in Iraq l’anno precedente, è ancora fresco e doloroso, e Calipari farà di tutto per assicurarsi che quella storia non si ripeta, cercando di trattare il rientro di Sgrena senza commettere errori e unendo le forze con il direttore de Il Manifesto, il compagno di Sgrena e alcune alte cariche istituzionali. Ma il destino, e l’incompetenza di certi uomini, non saranno altrettanto attenti e rispettosi nei suoi confronti.
Il Nibbio compie un’operazione doverosa nel ricordare un uomo perbene e un professionista rigoroso, scevro da personalismi e presenzialismi, un po’ come aveva fatto Michele Placido con Giorgio Ambrosoli in Un eroe borghese.
La regia è del quarantenne Alessandro Tonda, che sa gestire bene le scene d’azione all’interno di un immaginario cinematografico global (il suo esordio al lungometraggio, The Shift, era girato in Belgio e interpretato da un cast internazionale). Tonda mette in scena la vicenda Sgrena come una spy story, virando in toni grigi e seppia e dirigendo gli attori come il cast di un thriller mitteleuropeo. La sceneggiatura di Sandro Petraglia, scritta “a mestiere” su un soggetto suo e di Davide Cosco e Lorenzo Bagnatori, scansa il melodramma e punta alla caratterizzazione di Calipari come un uomo di famiglia e di coscienza, evitando ogni superomismo.

Il risultato è un racconto solido che si segue con facilità, anche se con amarezza, ben sostenuto dalle interpretazioni di Claudio Santamaria nei panni del Nibbio e di Sonia Bergamasco in quelli sgomenti di Giuliana Sgrena. Nota di merito per Anna Ferzetti nel ruolo della moglie di Calipari e soprattutto per Beatrice De Mei che interpreta con naturalezza la figlia 18enne, polemica e affettuosa al punto giusto. I cattivi, in questa rappresentazione, sono gli americani, dei quali si sottolineano l’arroganza e l’inettitudine, e il capo della Croce Rossa, intento a disturbare maldestramente (e dannosamente) la camminata sulle uova di Calipari. Quel che avrebbe potuto elevare maggiormente Il Nibbio è un maggiore spessore storico-politico: il film ha perso (intenzionalmente) l’opportunità di rendere questa storia non solo un action movie ma anche una metafora del mondo in cui viviamo e delle tensioni che lo attraversano: mancano ad esempio tutte le polemiche suscitate all’epoca sia dalla presenza di Sgrena in Iraq che dal pagamento del riscatto, così come manca la volontà di approfondire i rapporti di forza fra tutti gli attori in gioco. Tuttavia, la figura di Calipari emerge come un baluardo di buon senso e intelligenza diplomatica, un uomo la cui parola, credibilità e coerenza sono state moneta preziosa nel corso di rapporti delicati e trattative spinose, e altruistica garanzia di protezione per la giornalista rapita. Il ricordarci che esistono figure istituzionali di questa caratura, in un momento in cui latitano gravemente, è un merito indiscutibile del film.

Paola Casella – Mymovies
Tematiche: spionaggio, servizi segreti, sacrificio, eroismo, conflitti etici e politici, umanità, giustizia, memoria


Il Nibbio parte dall’oggettività dei fatti per raccontare i profili di due eroi votati alla verità e alla giustizia. Cronaca del reale, spy-story all’italiana, Il nibbio pone l’attenzione sull’umanità, sulla riconoscibilità e sull’ispirazione, risultando visione importante per alimentare una memoria troppo ristretta. Convincono i protagonisti, Claudio Santamaria e Sonia Bergamasco.


Commuove questo ritratto sincero, non retorico e artefatto, e tridimensionale dell’uomo.
Un ritratto che rende giustizia al suo ruolo storico di portatore di una precisa visione valoriale e strategica, in anticipo sui tempi. Di tempo ne è passato parecchio, ma ad oggi ancora “le spiegazioni sulla sua morte non sono esaurienti”, per usare le parole del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Citando quelle del film ovvero nei titoli di coda: l’omicidio di Nicola Calipari è rimasto senza colpevoli. Cambia la forma, ma la sostanza purtroppo è sempre la stessa e fa molto male.


Il Nibbio riporta la figura di un uomo che abbiamo perso per il senso che dava al proprio mestiere. E, soprattutto, all’importanza che dava alla vita e alla sua custodia, anche e soprattutto degli altri.

Recensioni
3,5/5 MYmovies
4/5 Ciak Magazine
3/5 Movieplayer

 

 

Nicola Calipari era nato a Reggio Calabria il 23 giugno 1953 e fu educato negli scout, entrando a far parte del reparto “Aspromonte” del gruppo Reggio Calabria 1 dell’AGESCI. Conseguì la laurea in giurisprudenza presso l’Università di Messina. Si arruolò in Polizia nel 1979, diventando funzionario e prestando servizio a Genova, Cosenza e Roma, ricoprendo ruoli di responsabilità, tra cui quello di commissario e dirigente della Squadra Volanti.
Dopo oltre 20 anni di servizio in Polizia entra al Servizio per le informazioni e la sicurezza militare (SISMI) nell’agosto 2002. Successivamente diviene Capo dipartimento della 2ª Divisione “Ricerca e Spionaggio all’Estero”, nell’ambito operativo per le operazioni estere del Servizio d’intelligence e viene assegnato alle operazioni in corso in Iraq.

 

L’agguato in Iraq e la morte
La sera del 4 marzo 2005 una Toyota Corolla dei servizi segreti italiani con a bordo la giornalista Giuliana Sgrena, l’autista Andrea Carpani e Nicola Calipari, giunta nei pressi dell’aeroporto di Baghdad, transita sulla Route Irish in direzione di un posto di blocco statunitense. La giornalista è stata appena rilasciata dai rapitori, a conclusione di una lunga trattativa condotta da Calipari che aveva comunicato telefonicamente agli uffici del governo di Roma il felice esito dell’operazione, informando anche l’ambasciata. La Route Irish è presidiata a causa delle frequenti azioni ostili nella zona (135 da novembre a marzo, per la maggior parte fra le 19 e le 21, ora in cui transitava l’auto del SISMI), e anche per il previsto passaggio dell’allora ambasciatore statunitense in Iraq John Negroponte.

 

 

Approssimandosi alla zona vigilata, il veicolo è oggetto di numerosi colpi d’arma da fuoco; Calipari si protende per fare scudo col suo corpo alla giornalista e rimane ucciso da una pallottola alla testa. Anche la giornalista e l’autista del mezzo rimangono feriti. A sparare è Mario Lozano (New York, Bronx, 1969), addetto alla mitragliatrice al posto di blocco, appartenente alla 42ª divisione della New York Army National Guard. Altri soldati sono stati sospettati di aver partecipato alla sparatoria.
Sono state prodotte due versioni dell’accaduto, una italiana ed una americana, fra loro contrastanti in molti punti.

 

Versione italiana

Dei sopravvissuti all’episodio le testimonianze sono principalmente quelle di Giuliana Sgrena, giacché l’autista, anch’egli appartenente al SISMI, non ha rilasciato dichiarazioni pubbliche, sebbene abbia riferito dell’accaduto per via gerarchica. Tuttavia, in Diario di una spia a Baghdad, un agente del SISMI (nome in codice Invisible Dog) presente nella capitale irachena ha raccolto e pubblicato la testimonianza dell’agente Corsaro, nome in codice usato da Andrea Carpani durante l’operazione.
Come riferito da autorità governative, Giuliana Sgrena ha sostenuto di aver visto, dopo una curva, una luce accecante che li avrebbe fatti rallentare fino ad una velocità massima di circa 50 km/h e poi di aver udito subito dopo l’esplosione di numerosi colpi d’arma da fuoco: diverse centinaia, secondo la giornalista, protrattisi per 10-15 secondi a dire dell’autista.
Giuliana Sgrena ha aggiunto che non si trattava di un posto di blocco e che la pattuglia dei soldati americani non aveva fatto alcun segnale per identificarsi o per intimare l’alt, come era invece regolarmente accaduto negli altri posti di controllo precedentemente attraversati, iniziando decisamente a sparare contro la loro automobile. La giornalista dichiarò inoltre che i sequestratori, poco prima della liberazione, le avevano detto che gli statunitensi non volevano che tornasse viva in patria.

 

Versione statunitense
Secondo il governo statunitense, la cui versione è stata diffusa il 1º maggio 2005, l’auto viaggiava ad una velocità prossima ai 100 km/h. I militari del check-point 541 avrebbero seguito la cosiddetta procedura delle quattro S: Shout” (grida), “Show” (mostra), “Shove” (allontana), e “Shoot” (spara). Nel corso della sparatoria, alcuni dei proiettili sarebbero stati accidentalmente deviati ed uno avrebbe centrato alla testa Calipari, protesosi in avanti per proteggere con il suo corpo la giornalista. I funzionari statunitensi hanno inoltre asserito che nessuno era a conoscenza dell’operazione condotta dal SISMI, né dell’identità delle persone a bordo di quell’auto, regolarmente presa a nolo all’aeroporto di Baghdad.Il rapporto americano era inizialmente uscito con numerose censure, per circa un terzo dell’elaborato, che mascheravano sotto strisce nere i nomi dei soldati implicati ed altri dettagli; pubblicato ufficialmente su Internet in formato PDF, il documento fu decifrato in pochi istanti tramite copia-incolla.L’inchiesta effettuata dai militari statunitensi ha concluso che la sparatoria avvenuta il 4 marzo 2005 al posto di blocco presso l’aeroporto di Baghdad è stata «un tragico incidente».

Riconoscimenti e onorificenze a Nicola Calipari:
Medaglia d’oro al valor militare alla memoria.
Commendatore Ordine al Merito della Repubblica Italiana.
Il sacrificio di Nicola Calipari è stato riconosciuto e ricordato per il suo coraggio, il suo senso del dovere e la sua dedizione al servizio del paese.

 

MGF

 

LA RAGAZZA DI VIA CARDINAL TOSI

La ragazza di Via Cardinal Tosi
ha una bellezza discreta e silenziosa,
una bellezza che non mette in posa.
Dentro un nome regale, dietro un mito.
Vende la pasta “fresca-fatta-in-casa”:
le buone cose di un mondo elementare
dal sapore di casa e di cucina,
con la nuvola -bianca- di farina
dove volteggiano -lievi- senza peso
i sogni che sognammo da bambina.

 

La ragazza di Via Cardinal Tosi
sarebbe assai piaciuta al mio Gozzano:
l’avrebbe colta nel gesto della mano
che ti infiocchetta un pacco di lasagne
o di ravioli verdi agli spinaci.
L’avrebbe amata nello sguardo -perso-
che la sospinge -tra un cliente e l’altro-
a inseguire la vita dentro un verso.

 

Sotto la cassa, lì, sul banco da lavoro,
tra gnocchi, tagliatelle e fettuccine,
c’è sempre quanche libro di poesia.
Sfogliato tra la pasta e la farina,
si sposa il sogno al vero quotidiano.
Sorridono i poeti, oltre il bancone.
Per Elena sussurrano parole. Piano, piano.

 

 

MARISA FERRARIO DENNA

 

Marisa Ferrario Denna è un’artista molto conosciuta e apprezzata per la sua produzione poetica. Nata a Busto Arsizio nel 1945, dopo una laurea in pedagogia conseguita all’Università Cattolica di Milano, aveva insegnato filosofia, pedagogia e letteratura italiana. Nel 1987 con Geometriche associazioni in cucina Marisa Ferrario Denna si era aggiudicata il premio internazionale “E. Montale” per l’inedito. Ha pubblicato La Vita in un quadro, presentazione di Silvio Raffo (Forum 1986); Frammenti da una miopia, prefazione di Franco Buffoni (Edizioni del Leone 1987); Imprudenti viaggiatori, prefazione di Mario Ramous (Amadeus 1989); Il sole d’inverno, prefazione di M. Ramous (Book Editore 1993); La lettera non spedita (Lietocolle 1995); Mal di luna (Book Editore 1996). La sua ultima raccolta poetica, intitolata “Ritratti in controcanto”  pubblicata da Nomos Edizioni, è un omaggio a numerose figure femminili, poetesse, scrittrici, artiste, donne della storia e del mito con le quali l’autrice è in intimo colloquio ripercorrendone in versi le loro esistenze.

Marisa Denna si è spenta nel 2016.

Chi ha letto le sue poesie l’ha apprezzata per la pacatezza del dettato, l’acutezza delle intuizioni liriche e anche sociali, senza mai accendersi di livore contro qualcuno o qualccosa, ma sempre vigile sulle opportunità che la vita può offrire, anche nel quadro generale di difficoltà e delusioni che ognuno riceve inesorabilmente nel corso dell’esistenza.

 

Fonti varie

 

MGF

 

Diamo il via alla XXII Edizione del Concorso di Poesia “Sole d’Autunno.  Il tema proposto quest’anno è LA VERITA’ VI RENDERA’ LIBERI e sicuramente, pur essendo impegnativo, ci regalerà versi di grande interesse. Diamo spazio alle parole di Benedetta Sarrica che introduce il tema con parole ispirate e ci invita a partecipare con sempre rinnovato entusiasmo.

“La XXII Edizione del nostro concorso ci trova smarriti davanti all’aggressione di notizie che si accavallano tuonanti nella loro incredibile falsità e con interpretazioni di comodo, strumentali e fuorvianti.
La Verità apparentemente sepolta spinge da ogni parte, ma dobbiamo volerla cercare e desiderare per riconquistare il nostro diritto ad essere vivi.
Non accontentarsi delle apparenze, andare oltre e con coraggio per chiedersi qual è il vero volto della vita è un imperativo che vuole uscire allo scoperto e vuole sapere chi sei

tu che a volte appari
preziosa di un respiro profondo
a volte pungente come schegge di pietre arse dal sole,
brilli nella notte nel silenzio liquido ch’io amo
o bruci ogni pensiero
e le dune nel deserto
padrone assolute d’impossibile amore.

Cercare quella Verità che renderà liberi è un impegno per esistere, oltre il confine del virtuale, della propaganda, dell’illusione perché

in un silenzio che trema, stranamente tutto esiste.

Ed ecco, il nostro cammino vuole cercare questa Verità, scoprire l’esistenza di quella Creazione nella quale siamo immersi, cercare risposte mentre l’infinito che è dentro di noi esplode negli occhi di chi ci sta accanto.”

Benedetta Sarrica

 

Buon lavoro a tutti!

 

 

REGOLAMENTO

TEMA PROPOSTO: LA VERITA’ VI RENDERA’ LIBERI
Per la sezione bambini non è obbligatorio seguire il tema ma ogni insegnante può suggerire un altro tema e lasciare libertà di espressione.
Sezioni:
Bambini (scuola primaria)
Ragazzi (scuola secondaria di I grado inferiore)
Adulti (allievi della scuola secondaria di secondo grado e adulti in genere)
1) Ogni partecipante può presentare un massimo di 2 componimenti. Le poesie devono essere scritte in lingua italiana, originali e non devono essere state già pubblicate in libro edito o premiate ad altri concorsi. Sono ammesse poesie comparse su antologie di altri concorsi, riviste o in internet.
2) Le poesie vanno consegnate in un unico plico presso il Teatro Fratello Sole (via M. D’Azeglio, 1 Busto Arsizio) negli orari di apertura o spedite al medesimo indirizzo. In alternativa possono essere inviate via e mail all’indirizzo: poesia@fratellosole.it e verrà inviato un messaggio di conferma ricezione.
3) Le poesie dovranno pervenire entro il 22 Marzo 2026
4) Consegna in forma cartacea: di ogni poesia deve essere inviata un copia anonima, dattiloscritta o fotocopiata. Dovrà essere allegata una busta chiusa contenente i dati del partecipante: nome, cognome, età, telefono, indirizzo postale, indirizzo email (se disponibile) e a quale sezione appartiene.
5) Consegna via e-mail: le poesie devono essere inviate singolarmente come file allegato in formato .doc o PDF. I dati del partecipante devono essere specificati nel testo dell’e-mail (nome, cognome, indirizzo postale, telefono).
6) La partecipazione al concorso è gratuita.
7) Le opere inviate non saranno restituite. Il Teatro non è tenuto ad alcuna comunicazione ai partecipanti non premiati. I risultati verranno resi noti tramite il sito internet del Teatro www.fratellosole.it e ai premiati sarà data comunicazione. La Direzione non è responsabile di eventuali smarrimenti dei testi.
8) Il primo classificato di ciascuna sezione riceverà un Buono del valore di 150 euro. Il secondo e terzo classificato di ciascuna sezione riceverà un premio in libri se presente alla premiazione.
9) La direzione del Teatro si riserva il diritto di cambiare, non assegnare o modificare i premi a suo insindacabile giudizio.
10) L’AICC – Antico e Moderno, in quanto ente formatore riconosciuto dal MIM, attribuirà 6 ore di FSL (alternanza scuola lavoro) agli autori degli elaborati considerati meritevoli e 4 ore aggiuntive ai lavori premiati. Verrà inoltre attribuito un attestato 5 ore di formazione ai docenti presenti. Un attestato di partecipazione verrà consegnato alle scuole partecipanti al concorso solo se presenti con un loro rappresentante alla cerimonia di premiazione.
11) La premiazione dei vincitori per tutte le sezioni avverrà il 23 maggio 2026 alle ore 16.00 presso il Teatro Fratello Sole. Eventuali variazioni saranno comunicate.
12) Tutti i partecipanti al Concorso, presenti alla premiazione, potranno leggere la loro poesia.
13) Ai sensi della Legge 196/03 i concorrenti (e i rispettivi genitori) autorizzano l’organizzazione al trattamento dei loro dati anagrafici e biografici nell’ambito del concorso.
14) I partecipanti al concorso riceveranno un attestato di partecipazione.
15) La partecipazione al concorso costituisce implicita accettazione di tutte le norme del regolamento.
16) Per quanto non previsto dal presente regolamento valgono le deliberazioni della Direzione del
Teatro.

 

Quest’anno siamo davvero lieti di avere il patrocinio di AICC – ANTICO E MODERNO: l’ Associazione nasce nel 2018 con l’obiettivo di costruire ponti tra l’antico e il presente per volgere lo sguardo alla nostra storia, senza idealizzazioni, per comprendere meglio il mondo in cui viviamo.

 

Si ringraziano per la collaborazione:

                 

 

 

MGF