QUANDO LUCE E OMBRA

Quando luce e ombra
tessevano trame nella radura del bosco,
in un pomeriggio d’autunno,
sulla verde erba che tremava
il monologo del vento
suonava nel mio flauto.

 

 

Ogni pena, ogni preoccupazione
furono spazzate via…
Oggi io sento
il fremito del vetro colorato,
il sospirare della brezza,
lo sguardo che invita,
l’armonia che nell’amore fiorisce.

 

 

I temi della luce e dell’ombra ricorrono in molte poesie di Rabindranath Tagore. Questi temi sono usati per esplorare la dualità dell’esistenza: la luce simboleggia la speranza e la gioia, mentre l’oscurità rappresenta la prova, la riflessione interiore e l’intimità con il mondo. 

L’oscurità, per Tagore, non è solo assenza di luce, ma uno spazio privilegiato per l’ascolto interiore e la comprensione più profonda.   
La luce e l’ombra sono viste come parti inseparabili dell’esistenza, che si completano a vicenda. La natura del poeta spesso si trova a confrontarsi con entrambe. In alcune poesie, la luce è legata all’amore, come in “Luce, oh dov’è la luce?”, dove viene descritto il desiderio di accendere la lampada dell’amore con la propria vita.  Nel contesto dell’ombra, la conoscenza si fa più interiore e profonda, raggiungibile solo quando i sensi si placano. Questo può essere interpretato come una forma di crescita personale e spirituale. 

 

Fonti varie da Libreriamo.it

 

Altro di Tagore:

http://fratellosole.it/cogli-questo-piccolo-fiore-di-rabindranath-tagore/

 

MGF

 

 

 

Regia di Mike Leigh – Gran Bretagna, Spagna, 2024 – 97′
con Marianne Jean-Baptiste, Michele Austin, David Webber

 

 

 

 

UN RACCONTO INTIMO E SCONVOLGENTE SU RELAZIONI FAMILIARI DITORTE DAI SEGRETI

Londra oggi, Pansy è una casalinga cinquantenne che trascorre le sue giornate tra il letto e il divano, dedicandosi alla pulizia maniacale della casa. Con lei vivono il marito Curtley, che ha un’impresa edile, e il figlio maggiorenne Moses, che ancora non ha trovato un indirizzo di vita. Pansy è esausta e urla tutto il suo dolore e nervosismo ai suoi cari, compresa la sorella Chantelle. Nel giorno della Festa della Mamma le due sorelle si ritrovano per andare al cimitero e da lì si apre un vaso di pandora torrenziale…
Il regista britannico Mike Leigh in oltre cinquant’anni di carriera si è distinto per racconti di matrice sociale e intimista, scavando nell’animo umano, senza timore di trovarsi faccia a faccia con inquietudini e amarezze. Tra i suoi film più noti “Segreti e bugie” (1996, Palma d’oro al Festival di Cannes), “Il segreto di Vera Drake” (2004, Leone d’oro alla Mostra di Venezia), “Another Year” (2010) e “Turner” (2014, sul pittore William Turner). Nei cinema da fine maggio 2025 con Lucky Red “Scomode verità” (“Hard Truths”), presentato al 49° Toronto Film Festival (2024), che ricompone il sodalizio artistico tra il regista e l’attrice Marianne Jean-Baptiste dopo “Segreti e bugie”.
Un’opera sul senso di frustrazione e impotenza verso una vita spiaggiata su un binario morto, tra genitorialità, matrimonio e legami familiari.
Mike Leigh ci consegna un altro ritratto femminile di grande intensità. La sua protagonista Pansy, che Marianne Jean-Baptiste interpreta magistralmente, è una donna accesa dal dolore e dallo sconforto, che spesso deborda in risentimento.
Pansy è infelice, e non riesce più a contenerlo. Rompe gli argini emotivi e scarica tutto su chi le è accanto. Investe il marito Curtley di lamentele per i suoi silenzi ingombranti, per non aver amato e formato il figlio a una vita adulta capace e responsabile; attacca il figlio Moses perché troppo indolente e scansafatiche, avviato a un’esistenza rovinata e infelice (come la sua). Ancora, Pansy ha parole dure e lacrime pesanti anche nei confronti della sorella Chantelle, che è del tutto diversa, ilare e dal sorriso leggiadro. Pansy e Chantelle non si sono aiutate nel corso della vita, soprattutto durante la malattia della madre. Tutto il peso è finito sulle spalle di Pansy che si è dovuta rimboccare le maniche, scivolando così in una spirale di scelte e sacrifici sbagliati. Il colloquio con la sorella, tra cimitero e casa, si fa rivelatore: Pansy legge chiaramente, lo dice a gran voce, i suoi errori, la situazione esistenziale in cui è piombata e da cui non riesce più a sottrarsi. Si sente in gabbia, e lo spettatore respira con lei un senso di claustrofobia estenuante. In questo Mike Leigh raggiunge il suo obiettivo, facendoci sperimentare la condizione di chi vive nella sofferenza, nell’incomprensione.
“Scomode verità” è un film denso e acuto, percorso però da vibranti tensioni negative che oltre a inquinare l’animo della protagonista si attaccano all’epidermide dello spettatore. Un’opera attenta, ma anche sfidante e stancante, che descrive il mal di vivere senza però offrire appigli o soluzioni.

Recensione della Commissione Nazionale Valutazione Film della Conferenza Episcopale Italiana
Tematiche: Amore-Sentimenti, Dialogo, Dolore, Donna, Famiglia, Famiglia – fratelli sorelle, Famiglia – genitori figli, Lavoro, Matrimonio – coppia, Morte


Il focus di Scomode verità si schiude con tocchi misurati ma non delicati, quando l’irruenza di Pansy, scrutata dallo sguardo antropologico minimalista di Leigh, si inquadra prima tra gli spigoli acuminati della black comedy, calibrata su un personaggio verboso, travolgente e non maneggevole, poi nelle reticenze che svelano in punta di piedi un ritratto del lutto non elaborato.


Maestro del realismo e umanista fuori moda, Leigh non prescinde mai dalla commedia che postula il dramma, dall’umorismo senza il quale la vita sarebbe un’occasione perduta, dal cuore che batte anche oltre una coperta che fa da barriera, il giubbotto come corazza, nella lacrima che sgorga immaginando una rinascita.


Scomode verità è la quintessenza di un film di Mike Leigh: un racconto intimo e sconvolgente su relazioni famigliari distorte dai segreti e le bugie che l’uno ha rispettivamente nascosto o propinato agli altri.


Recensioni
3,2/5 MYmovies
4/5 Cinematografo
4/5 Cineforum

 

LA PSICODINAMICA DELLE RELAZIONI FAMILIARI

La psicodinamica delle relazioni familiari è lo studio dei processi psichici che si attivano e si influenzano reciprocamente tra i membri di una famiglia, in relazione al contesto sociale e culturale in cui vivono. Questa disciplina si occupa di esplorare le dinamiche affettive, emotive, cognitive e comportamentali che caratterizzano la vita familiare, sia nella sua dimensione individuale che collettiva.
La famiglia è il primo ambiente in cui l’individuo umano si sviluppa e costruisce la sua identità e la sua personalità.

Le esperienze vissute in famiglia, infatti, hanno un impatto significativo sullo sviluppo psicologico, sulla salute mentale, sulle relazioni interpersonali e sulla storia esistenziale di ogni persona. Allo stesso tempo, la famiglia è un sistema dinamico e complesso, che cambia nel tempo e si adatta alle trasformazioni sociali e culturali.
Uno dei modelli più utilizzati per comprendere la psicodinamica delle relazioni familiari è quello sistemico, che considera la famiglia come un sistema aperto, composto da elementi interdipendenti e in costante interazione con l’ambiente esterno. Secondo questo approccio, la famiglia ha una propria organizzazione interna, basata su regole, ruoli, confini e comunicazione, che ne determinano il funzionamento e l’equilibrio.
La famiglia, inoltre, è un sistema evolutivo, che attraversa diverse fasi nel corso del suo ciclo vitale. Ogni fase comporta dei cambiamenti strutturali e funzionali, che richiedono alla famiglia di adeguarsi e di negoziare nuovi equilibri.
Alcune fasi critiche sono la formazione della coppia, la nascita dei figli, l’adolescenza dei figli, la separazione dei figli dalla famiglia d’origine, il pensionamento dei genitori e la vecchiaia.

Un altro modo di analizzare la psicodinamica delle relazioni familiari è quello di considerare la famiglia come un insieme di sottosistemi, cioè di gruppi più ristretti che si formano all’interno del sistema più ampio. Ogni sottosistema ha una propria identità, una propria funzione e una propria modalità di interazione con gli altri sottosistemi. Alcuni esempi di sottosistemi sono la coppia genitoriale, i fratelli, i nonni e i nipoti.
I sottosistemi sono delimitati da dei confini che possono essere più o meno rigidi o permeabili. I confini servono a regolare il flusso di informazioni, di emozioni e di energie tra i sottosistemi, a proteggere l’autonomia e la privacy di ogni gruppo e a favorire la differenziazione e l’integrazione dei suoi membri.

 

I confini, tuttavia, devono essere adeguati alla fase evolutiva della famiglia e alle esigenze dei suoi componenti. Se i confini sono troppo rigidi, possono impedire la comunicazione e la collaborazione tra i sottosistemi, creando isolamento e rigidità. Se i confini sono troppo permeabili, possono favorire l’ingerenza e la confusione tra i sottosistemi, creando dipendenza e fusione.

 

 

 

Un altro aspetto importante della psicodinamica delle relazioni familiari è quello del processo attraverso il quale la famiglia trasmette ai suoi discendenti una serie di elementi psichici, affettivi, relazionali e culturali, che provengono dalle generazioni precedenti.
Infine, un altro aspetto rilevante della psicodinamica delle relazioni familiari è quello dello sviluppo affettivo dei suoi membri.
Per favorire lo sviluppo affettivo dei suoi membri, la famiglia deve essere in grado di offrire loro un ambiente caldo, empatico, rispettoso e autentico, in cui possano esprimere liberamente le proprie emozioni, ricevere sostegno e comprensione, sentirsi accettati e valorizzati per quello che sono. L’analisi delle dinamiche familiari consente di rilevare le cause e le conseguenze dei conflitti o delle sofferenze manifestate all’interno della famiglia. Queste possono emergere sia a livello individuale che collettivo, e la comprensione di tali dinamiche può guidare interventi mirati.
La psicodinamica delle relazioni familiari è un campo di studio molto ampio e articolato, che richiede una prospettiva integrata e multidimensionale. La famiglia non può essere ridotta a una semplice somma di individui isolati, ma va considerata come un sistema complesso e dinamico, che interagisce con il contesto sociale e culturale in cui vive.

Fonte: VasodiPandora.online

 

MGF

IN CAMPAGNA

Il fieno profuma di sogno
il fieno profumava nei vecchi sogni
i pomeriggi in campagna riscaldano di segala
il sole suona il fiume di balenanti lamiere
vita – campi – trama di fili dorati

 

Di sera attraverso il cielo una passerella
la sera e il vespro
le mucche da latte tornano alle fattorie
a ruminare nel trogolo colmo di crepuscolo

 

 

Di notte sotto i bracci delle croci nei bivi
si spande l’azzurra tarlatura delle stelle
nuvolette siedono davanti alla soglia del prato
sono sfere di bianca peluria
un soffione

 

la luna si reca a lavare fazzoletti argentei
i grillini stridono nelle biche
non c’è di che aver paura

 

 

Il fieno profuma di sogno
celata è in esso una melodia religiosa
mi accosta guance infantili
protegge dal male
(1927)

 

 

 

JÓZEF CZECHOWICZ

Józef Czechowicz nacque a Lublino il 15 marzo 1903. Scrittore, drammaturgo, critico, traduttore e soprattutto poeta di avanguardia nel ventennio tra le due guerre, co-fondatore del gruppo poetico Reflektor e della omonima rivista, dove nel 1927 apparve la prima raccolta delle sue poesie Pietra, accolta assai favorevolmente dalla critica. Nel 1920 partecipò come volontario alla guerra polacco-bolscevica. Negli anni ’30 riunì intorno a sé un cospicuo numero di poeti della seconda avanguardia (tra i quali Stanisław Piętak, Bronisław Ludwik Michalski, Józef Łobodowski). Redattore di molte riviste letterarie e per l’infanzia, collaborò anche con la Radio Polacca scrivendo radiodrammi. Nel maggio del 1932 il poeta insieme con Franciszka Arnsztajnowa fondò l’Unione dei Letterati di Lublino.
Józef Czechowicz è uno dei poeti più originali del suo tempo. Nei suoi primi versi egli crea un’atmosfera onirica e di serenità. Tutte le sue poesie provocano una forte suggestione ipnotica. Descrive il paesaggio della campagna, in cui un ruolo determinante è svolto dalla natura che circonda l’uomo da ogni lato. Il soggetto lirico vede il fiume, il campo, la segala, il bestiame che torna dal pascolo. Perfino il sogno profuma di fieno. Il poeta con descrizioni metaforiche agisce sui sensi – si serve dei colori, dei suoni, degli odori.
Ma alla vigilia della seconda guerra mondiale l’ammirazione della natura nella creazione di Czechowicz lascia lentamente il campo al catastrofismo. Nelle sue visioni profetiche si avvertono l’inquietudine e i timori per le sorti del mondo e dell’uomo. Appaiono motivi e simboli apocalittici ripresi dalla Bibbia: fumo, incendio, diluvio. Cresce il senso di solitudine.
Nella sua ultima raccolta Nota umana troviamo il presentimento della morte, riconosciuto poi come profetico. Czechowicz infatti morì il 9 settembre 1939, a soli 36 anni, nella sua città natale durante un bombardamento. La sua poesia è straordinariamente musicale. Egli si considerava un “virtuoso della musicalità”. Il mondo poetico di Czechowicz è rappresentato soprattutto dalla campagna e dal villaggio e le principali tonalità psichiche sono la moderazione, la tenerezza e l’insicurezza. Il timbro affettivo dominante è il rammarico, l’elegia e la principale ossessione è la morte.

Fonte: L’Ombra delle Parole Rivista Letteraria Internazionale

 

MGF

Regia di Matteo Gagliardi

con Luigi Diberti, Benedetta Buccellato

Docu-fiction – Italia, 2023 – 90′

 

 

 

L’ANALISI INTERPRETATIVA DI UN CLASSICO ATTRAVERSO LA DIMENSIONE CONTEMPORANEA

Mirabile visione: inferno, il documentario diretto da Matteo Gagliardi, è un percorso documentaristico che riprende i grandi temi della Divina Commedia e li adatta nei “se” della contemporaneità. Ciò che colpisce è l’intreccio della filmografia in cui sembra risiedere una misteriosa e dettagliata perfezione che invita a delineare aspetti che riprendono il contesto sociale odierno, una simulazione sperimentale che inscena il progresso e il regresso sociale costruendo un racconto di elevata calibratura dal punto di vista culturale, politico e morale. Infatti, si legge nel documentario la denuncia provocatoria nei confronti di una modernità pigra e immobile. Attraverso lo sguardo della professoressa Argenti interpretata da Benedetta Buccellato, si analizzerà l’interpretazione che i suoi studenti faranno nel conoscere la figura di Dante Alighieri e soprattutto la capacità che dimostreranno nell’inserirlo nei loro contesti quotidiani come rappresentazione di eterni valori.
Mirabile visione: inferno offre una ripresa documentaristica che non sacrifica la parola ma la restituisce alla metafora personificata, attraverso l’essenzialità di personaggi che inscenano il paradosso umano. Padre Guglielmo, interpretato da Luigi Diberti, darà l’indicazione d’apertura verso l’indagine, restituendo al suo personaggio, in parte, l’onere di rappresentare Virgilio, importante portavoce di un messaggio trascendentale che giunge negli oscuri abissi infernali.
I gironi danteschi diventano allegoria e inscenano un esasperato contesto planetario in rivolta, metafora di un mondo che ha vissuto le più tristi calamità umane, il crollo di ideali, la caduta di una umanità che ha sfidato la natura ed ingannato lo stesso uomo. Una metafora che rigurgita gli estremi di una umanità moderna in cui prevalgono rabbia e risentimento nelle loro forme più estreme.
In 90 minuti, cerchio per cerchio, ripercorrendo la strada immaginata da Dante, si ripercorre una realtà attuale di cui sembra non comprendiamo i rischi e il pericolo muovendoci senza consapevolezza tra nuove guerre mondiali digitalizzate, tra comportamenti arroganti ed abusi di potere, tra dittature religiose e razzismi smisurati, l’un contro l’altro armato dalla sete di individualismo e sopraffazione, assuefatti o sottomessi ad ogni forma di violenza.
Matteo Gagliardi, con grande abilità illustrativa pone in essere la storia di un secolo, il Novecento, senza risparmiare nulla; documenti, analisi, immagini di grandi e piccoli eventi; tematiche climatiche ed ambientali, povertà, sfruttamento, piaghe sociali ed eccessi consumistici.
Dante potrebbe realmente vivere nel nostro mondo? L’intero documentario sembra rimarcare uno stretto legame tra ieri ed oggi; la selva oscura del peccato che sopravvive nell’uomo moderno.
Mirabile Visione: inferno è un lavoro scenografico eccellente, un’interpretazione che teoricamente convince ma che in parte si contraddice.
93 minuti indubbiamente sono sufficienti per porre delle domande ma non abbastanza per esprimere le dovute risposte. Un esperimento documentaristico di grande valore e di grande impatto culturale che semina una speranza: “E uscimmo a riveder le stelle”!

Giulia Massara – Cinematographe.it


La Divina Commedia di Alighieri, a cui il film rende un denso, meticoloso e intelligente tributo per i suoi settecento anni di storia, rappresenta ancora una delle opere più contemporanee che siano mai state scritte.


Oltre che viaggio attraverso la “Infima lacuna”, Mirabile Visione: Inferno è anche e soprattutto una potente radiografia dei mali che affliggono il mondo di oggi. Alla radice dei quali sono le colpe e le umane debolezze, di cui il capolavoro dantesco è una straordinaria allegoria.


Recensioni
3,9/5 ComingSoon
4,3/5 MyMovies
3/5 Cinematographe.it

 

FRANCESCO SCARAMUZZA

Francesco Scaramuzza nasce a Sissa (Pr) il 14 Luglio 1803 da Nicolò e Marianna Benedetta Frondoni.
Sin dai primi anni di studio, il giovane dimostrò una spiccatissima predisposizione al disegno tanto da indurre i genitori ad iscriverlo al corso di pittura della Regia Accademia di Belle Arti, dove in seguito ottenne anche una cattedra che mantenne fino al 1877.
Vinse nel 1820, durante gli studi, vari premi e nel 1826 un corso di perfezionamento a Roma, dove realizzò i suoi primi lavori.
Nel 1836 partecipò all’Esposizione di Milano con un quadro rappresentante l’episodio dantesco del Conte Ugolino. L’opera suscita interesse e ammirazione sia tra il pubblico che tra i critici, cosa che dà al pittore la sicurezza e la spinta per cimentarsi nello studio dell’intera opera dantesca.
L’illustrazione della Divina Commedia consta di 243 cartoni: 73 per l’inferno, 120 per il Purgatorio e 50 per il Paradiso. Fu esposta per la prima volta a Parma nel 1870, non ancora compiuta ma già a buon punto per poter essere giudicata un capolavoro.
Parallelamente all’impegno di illustratore di Dante, Francesco Scaramuzza svolse un’attività pittorica di cui restano valide testimonianze nella Pinacoteca di Parma, in diverse Chiese e in collezioni private sparse in Italia ed all’estero.
Francesco Scaramuzza morì a Parma il 20 Ottobre 1886.

Fonte:

https://prolocosissa.jimdofree.com/personaggi/scaramuzza-francesco/

 

IL NOSTRO OSPITE: MATTEO GAGLIARDI

Matteo Gagliardi è un regista, sceneggiatore e montatore nato il 10 maggio 1978 a Jesi, in provincia di Ancona. Terminato il liceo scientifico, si iscrive alla facoltà di Scienze della Comunicazione all’Università degli Studi di Macerata mentre da autodidatta si specializza nella realizzazione di numerosi corti di formazione. Nel 2007 approfondisce in regia cinematografica con un corso intensivo alla New York Film Academy in Directing and Theatrical Production.
Inizia a lavorare nel mondo del cinema come assistente alla regia nel biennio 2008-2009. Sempre nel 2009 inizia, per poi concludere due anni dopo, la realizzazione dello spettacolo fulldome di 40 minuti SpaceOpera (2011). Si tratta di un filmato per planetari digitali e teatri Omnimax in cui lo spettatore, avvolto da una visione a 360 gradi, si ritrova all’interno di una astronave aliena mentre attraversa e (ri)scopre il cosmo guidato dalla voce italiana della Principessa Leila in Star Wars, Ottavia Piccolo.

 

Nel 2012 è co-autore del docufilm Fukushame: Il Giappone Perduto (2013) ed è montatore e curatore degli effetti speciali visivi del corto 41° Parallelo per la regia di Davide Dapporto con protagonista il padre, Massimo Dapporto, Gianfelice Imparato ed Ernesto Mahieux. Sempre nello stesso anno, è direttore artistico dell’evento Black&White dell’America’s Cup a Napoli, realizzando per l’occasione e per la prima volta in Italia, una Discodome ovvero discoteca avvolta da immagini a 360°.

 

Il suo debutto dietro la macchina da presa avviene nel 2016 quando realizza Fukushima: a nuclear story. La pellicola viene venduta in almeno 20 paesi aggiudicandosi il premio DIG 2016, il Premio di miglior docufilm all’Uranium Film Festival 2016 a Rio de Janeiro e raggiungendo la rosa dei finalisti ai Nastri d’Argento 2017.

Si dedica dal 2019 al 2022 in qualità di produttore, co-autore e regista, nella realizzazione del docufilm sulla Divina Commedia di Dante Alighieri in occasione dei 700 anni dalla sua morte, dal titolo Mirabile Visione: Inferno (2023). La pellicola viene distribuita in oltre 230 sale con il Patrocinio del Ministero della Cultura. Sempre nel 2021 ha coordinato la realizzazione del volume Francesco Scaramuzza e le tavole per la Divina Commedia con testi di Vittorio Sgarbi, e con il contributo dei Fondi per le Celebrazioni Dantesche.

 

MGF

 

 

Regia di Scott McGehee, David Siegel – USA, 2024 – 119′
con Naomi Watts, Bill Murray, Sarah Pidgeon

 

 

 

 

 

UN DRAMMA NEWYORCHESE IN AMBIENTE LETTERARIO, CON DUE OTTIMI ATTORI.

La romanziera e docente di scrittura di New York Iris vive da tempo un blocco creativo, aggravato dal dolore per la morte del suo amico e mentore Walter, un anziano autore amato e rispettato. Mentre cerca di rimettere in sesto la sua vita solitaria, Iris viene a sapere dalla vedova di Walter una delle ultime volontà dell’amico: affidare a lei il suo adorato alano Apollo, altrimenti destinato a un canile. Inizialmente riluttante, Iris porta Apollo nel suo appartamento di Manhattan, ma qui le cose si fanno complicate: il grosso animale è anche lui in lutto, apatico e malinconico; nell’edificio è vietato tenere animali domestici e la sua presenza rinverdisce in Iris i ricordi di Walter. La difficile convivenza, però, anche attraverso la scrittura, insegnerà a entrambi, alla donna e all’alano, a capirsi a vicenda.
Il film è la trasposizione di un romanzo, “L’amico fedele” di Sigrid Nunez, che nel 2018 vinse il National Book Award: l’elaborazione del lutto di una scrittrice, l’attraversamento di una crisi creativa senza sbocchi e la fuoriuscita attraverso il confronto con una presenza inattesa.
Il dramma newyorchese in ambiente letterario è quasi un sottogenere del cinema americano: si pensi in tempi recenti a “Copia originale”, “Un anno con Salinger”o “Eleanor the Great”, l’esordio di Scarlett Johansson presentato a Cannes.
L’amico fedele non si discosta da un modello che prevede che i personaggi appartengano all’élite intellettuale, che siano scrittori o docenti di scrittura (o entrambe le cose), che abitino in appartamenti pieni di libri e piante da salotto, che frequentino altri scrittori e che si confrontino con temi come il silenzio creativo, i limiti dell’arte, il dolore, la separazione, la fine di un amore o, come in questo caso, di una morte che ha messo fine a un’amicizia.
L’aspetto nuovo del film scritto e diretto dalla coppia Scott McGehee e David Siegel consiste nella presenza dell’alano Apollo, proveniente in questo caso da un altro sottogenere del cinema americano: la commedia con i cani. Anche qui non manca nulla, o quasi: la convivenza che da forzata si fa necessaria; i progressivi miglioramenti e i problemi con il vicinato; i reciproci insegnamenti tra padrone e animale. Manca per fortuna il versante comico dei disastri causati dal bestione pacioccone, dal momento che L’amico fedele, nonostante la simpatia posticcia di Apollo, non tradisce la sua origine letteraria e racconta un’elaborazione del lutto che passa da una donna a un cane e finisce per guarire entrambi.
Certo, chi conosce il libro di Nunez potrebbe rimanere deluso: a parte alcune conversazioni tra Iris e il suo mentore (lei è Naomi Watts e lui Bill Murray, entrambi misurati e senza timore di mostrare i segni del tempo), spesso inserite in voce over a commento delle immagini, mancano i riferimenti dell’autrice al vuoto abbacinante del blocco creativo; al silenzio del suicida che non ha dato spiegazioni e lasciato senza parole chi lo amava; alle riflessioni fulminanti sull’atto di scrivere e creare.
Di tutto questo non c’è traccia, o quasi, nella versione cinematografica, ma forse è un bene: perché L’amico fedele non ha l’ambizione del suo modello, ma cerca di raccontare semplicemente l’impasse esistenziale di una donna e i ricordi di una di una relazione che non c’entrava con l’amore, ma con l’affetto e la corrispondenza di sensi.
Solo così il film riesce a rappresentare la rinascita di Iris attraverso la relazione con Apollo. Tra la donna e il cane si innesca un transfert che riporta idealmente in vita Walter: un amico per lei, un padrone per lui, e per entrambi qualcuno la cui assenza ricorderà per sempre la sua vicinanza. Dal vuoto a volte può nascere la vita.

Recensione : Roberto Manassero – MyMovies


L’amico fedele ha la capacità di riflettere su cosa sia l’amore, e quanto l’amore non possa essere scisso da una certa fisicità (per questo diventa essenziale la grandezza scenica di un alano, goffo eppure maestoso, che Scott McGehee e David Siegel sembrano accarezzare, sequenza dopo sequenza). L’amore assoluto, puro, disinteressato, infinito. L’amore che resta addosso anche quando qualcuno non c’è più, sintetizzato negli occhi smarriti di un cane depresso. C’è qualcosa di più profondo e misterioso di uno sguardo che non ha bisogno di inutili parole?


Gentile, comico e davvero sorprendente, è un dramma introspettivo ed empatico, attraversato da umorismo e commedia, che scalda il cuore e lascia un senso di speranza – quella di poter imparare sempre qualcosa di nuovo dalla vita e da coloro che incontriamo, siano essi uomini o animali.


Questa non è solo la storia di una donna che si lega a un cane: è un racconto di perdita e dolore che sa che sentimenti così profondi non sono confinati a una singola specie.


Recensioni
3,2/5 MYmovies
3,2/5 Comingsoon
3/5 Ciak Magazine


 

PET THERAPY: COSÌ I CANI POSSONO AIUTARE I PIÙ FRAGILI

Per migliorare la salute e il benessere delle persone, dai bambini agli anziani, i cani e altri animali d’affezione sono impiegati nella cosiddetta pet therapy. Questa semplice espressione indica gli interventi assistiti con animali, comprendendo tutte le attività e le terapie necessarie a incoraggiare l’interesse verso il mondo esterno e la voglia di interagire.
I benefici ottenuti sono molteplici e appurati tanto che, in Italia, l’impiego degli animali da compagnia ai fini di pet therapy è stato riconosciuto come cura ufficiale dal Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 28 febbraio 2003.
Ci sono alcune razze di cani maggiormente impiegate per la Pet Therapy per indole docile, collaborativa, affettuosa e socievole.

Alcune di queste i Labrador, i Golden Retriever, e gli Shihtzu, ma sono impiegati anche i meticci. Un recente studio sembra spiegare il motivo alla base di questa maggiore interazione e affinità con l’uomo che caratterizza determinate razze. Si tratta di due mutazioni genetiche che potrebbero aver reso il cane maggiormente amico dell’uomo. Esaminando il DNA di oltre 600 cani precedentemente sottoposti ad alcune prove insieme agli umani, è emerso che quelli risultati più affini e attaccati all’uomo, in grado di interpretare correttamente i suoi segnali, con propensione a guardarlo più spesso, presentavano proprio queste variazioni sul gene MC2R per il recettore della melanocortina 2.

I benefici della Pet Therapy sono numerosi e documentati:
– può accrescere l’autostima, soprattutto dei bambini, e la gratificazione di prendersi cura di un altro essere vivente
– può stimolare il linguaggio e la comprensione di nuove parole e azioni
– è di supporto nel processo di socializzazione, aiutando a confrontarsi e a interagire
– può abbassare l’ansia e risolvere la paura nei confronti del cane
– stimola la mente: con specifici giochi, soprattutto con i cani, si stimolano l’elaborazione, l’associazione, il confronto e la memoria

può aiutare a riabilitare il corpo: spazzolare il cane, lanciare la pallina o compiere movimenti più complessi, sono attività impiegate per la riabilitazione e l’allenamento fisico
– stimola le attività sensoriali in caso di cecità o ipovisione, sordità o sordocecità
– ha un effetto calmante: diminuisce la frequenza cardiaca e la pressione arteriosa

I cani, molto empatici e collaboranti, fungono da mediatori e facilitatori durante gli interventi, soprattutto con persone che faticano a comunicare, hanno deficit cognitivi o motori. L’impiego dei cani per aiutare i bambini e i ragazzi autistici è di importanza fondamentale.
La pet therapy è impiegata anche per attività educative o ludiche, volte a portare svago e un pizzico di leggerezza a pazienti oncologici, alle volte accompagnati anche nel doloroso percorso di fine vita.
In generale, la pet therapy è rivolta a categorie di persone considerate vulnerabili e dunque anche anziani affetti da Alzheimer, ragazzi vittime di bullismo, carcerati e persone in coma vegetativo.

Fonte: Fondazione Veronesi

Il libro di Sigrid Nunez, da cui è tratto il film

 

 

MGF