PRIMO CLASSIFICATO

Giovelli Maria Francesca

MOTIVAZIONE: Poesia dai toni vagamente crepuscolari dove la rappresentazione della realtà diviene mezzo per l’incontro col ricordo in cui sensazioni, sogni e passioni sono sublimate con malinconica nostalgia.
I versi divengono così per l’autore e per noi che li leggiamo mezzo di confessioni e di analisi del proprio mondo interiore.
La rima alternata conferisce al componimento un ritmo ben equilibrato che si coniuga armonicamente alla dimensione quasi onirica del testo.

IL GERANIO ROSSO

Il vento strappava nuvole brevi,
perdeva lacrime sul verde prato
e mentre nella sera tu piangevi
il freddo d’inverno era arrivato.

Gli occhi guardavano la collina
dove avevi vissuto i primi anni
cercavi le tracce di te bambina,
orme perse sotto il filo dei panni.

Ma quel sentiero fino alla scuola
attende da anni i tuoi brevi passi
e quel sogno nel cuore che consola
alza ancora la polvere tra i sassi.

C’è sempre il geranio rosso nel secchio
e il cane nero che piange la sera,
il tino colmo d’acqua si fa specchio
e il tuo viso, riflesso, torna com’era.

 


 

SECONDO CLASSIFICATO

Giorgio Baro

MOTIVAZIONE: Il testo si presenta come una lettera a un bimbo…non ancora nato.
Il futuro nonno vorrebbe accogliere il bimbo in un ambiente migliore, dove i campi siano fecondi, i prati siano ricchi di viole e l’acqua sia pura.
Le belle immagini della natura sono intenzionalmente messe in contrasto con gli aspetti negativi che purtroppo caratterizzano il mondo odierno.
Tutti noi, perciò, che viviamo in questa” terra violentata”, siamo chiamati ad agire in modo responsabile per trasmettere alle future generazioni un mondo migliore.

A TE QUANDO VERRAI

Figlia o figlio di mio figlio,
che ora non sei seme né nome,
quando verrai ti accoglierò
su questa terra violentata,
madre malgrado, madre pietosa.
Per te colorerò cieli di sole
e nubi senza piogge acide,
ti lascerò campi fecondi,
tappeti di viole a primavera,
boschi e polle d’acqua pura.
A te che sarai tutto io devo,
perché con amore e orgoglio
possa tenerti tra le braccia
e cullare i tuoi sogni bambini
sereni all’ombra d’una pergola.


 

TERZO CLASSIFICATO EX-AEQUO

Fabiola Ballini

MOTIVAZIONE: La poesia è una riflessione su ciò che definisce il confine tra la vita quotidiana e il ricordo, ovvero su quella linea sottile costituita dalla percezione dolce-amara del vissuto che incide piccoli segni sul volto, sulle mani, nella mente, nel cuore di ognuno.
Le sensazioni accompagnano, infatti, la vita di tutti e, alla fine, la lirica riporta all’essenza vera di affetti e ricordi che rendono ogni essere umano unico e irripetibile.

CONFINI

Sono così sottili e fragili
le linee tratteggiate sulle mie mani
confini, di un fulcro dolente
anelante dolcezza.

Ho sfiorato il viso emaciato di mia
madre che, abbarbicato al mio cuore,
tracciava un crudele testamento.

Voglio scostarmi dal triste
frustare di fronde contro le pareti
dell’anima e perdermi
nei colori esplosi
lungo gli argini del fiume..

Voglio farmi accarezzare
dal vapore dell’alba
e camminare,
senza chiedere perché…

E’ un groviglio di ricordi
Il sentiero in solitaria,
preludio di una meta, senza confini.

L’essenziale, è già qui.


 

TERZO CLASSIFICATO EX-AEQUO

Maria Francesca Giovelli

MOTIVAZIONE: Quartine ben organizzate, verso sapiente adatto a esprimere il pensiero dolente e mesto di fronte al dolore per l’ennesima vittima della furia dell’uomo: la natura accarezza e avvolge la ragazza (la pioggia…soltanto ti sfiora e si appoggia…), il mondo si copre di un velo, quasi si ferma e il vento dona ali nuove per salire al cielo che si fa azzurro.
L’uomo, invece, nella frenesia del suo vivere quotidiano, non riesce a sentire quel grido, il grido di quella ragazza e di tutte le altre.
Il mondo si ferma, l’umanità no: è sempre solo la natura che trattiene l’eco di quel grido fra le spine del roseto.

ALI NUOVE
(Per Aurora: giovane vittima di femminicidio)

Ottobre piange, grigio di pioggia,
ma l’acqua oggi non lava la pena,
soltanto ti sfiora e si appoggia
e bagna il tuo volto di bianca falena.

Questo tempo non ascolta il tuo grido
che rimbalza tra finestre e balconi
e ti ha lasciato cadere nel vuoto attutito
dalla strada coi suoi mille frastuoni.

Il cuore batte in un ultimo assolo
mentre il mondo si copre di un velo,
poi ali nuove ti rialzano in volo
nello spazio alto e azzurro del cielo.

Anima leggera vibri ora nel vento
su un bianco roseto plani più piano
ma nelle spine rimane un lamento;
è quell’eco del tuo grido lontano.


 

PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA

Bruno Bianco

MOTIVAZIONE: Lessico che attinge da più aree semantiche dando prova di capacità linguistiche e confidenza con il testo poetico grazie anche a pregnanti immagini metaforiche.
La poesia passa in rassegna i tempi che furono e quelli che sono attraverso un metro libero e vario nei versi, mentre la rima sciolta conferisce al testo un tono colloquiale di denuncia
Sulla strada verso la collina tutto inizia e tutto termina, attraverso l’universo femminile che trova spazio nella storia anche a prezzo della vita.
Il monoverso finale, ripetuto altre due volte all’interno di due strofe dove tutto pare confuso o annichilito senza soluzione di continuità, è la chiusa che segue la fioritura del mandorlo e lascia sperare in un riscatto dell’umanità: da una situazione positiva può accadere che si riceva il doppio di quello che si sperasse, tradotto dal quinario del penultimo verso che si proietta nel decasillabo dell’ultimo.

LA FIORITURA DELLE DONNE

Sulla strada vero la collina, iniziarono all’alba
falangi macedoni lanciate come schegge
mentre aerei alleati bombardavano la terra.

Testuggini di legioni romane marciavano sul prato
e brigate partigiane mitra al collo correvano
affrontando veterani della legion straniera.

Caschi blu dell’Onu presidiavano la piana
e la Decima Mas repubblichina rastrellava i braccianti
sotto cariche impietose del settimo cavalleggeri.

Forze di pace della Nato costruivano check point
e vietcong dalla macchia uscivano coperti
davanti a spade dei Crociati brandite sui cavalli.

Sulla strada verso la collina finì tutto nella notte
Le donne guardavano agli amori scomparsi
ai bambini mai nati e alle amiche stuprate

Adesso donne nuove risalgono la strada
tra sforzi di lavoro
e travagli di famiglia

Nel sentiero della piana
tra le meliga dei campi
nonna aveva un mandorlo secco

Ora è fiorito

Sulla strada verso la collina

PRIMO CLASSIFICATO

Gloria Falciglia

Motivazione: La poesia “Nell’universo”, grazie alla rima baciata e alla semplicità lessicale, si presenta come una musicale filastrocca. Il contenuto, invece, quasi in contrasto con la forma così lineare, offre profondi spunti di riflessione su tematiche importanti e attuali.
La giovane autrice sogna, come tutti noi dovremmo, di abolire ogni guerra e pervenire a una vera e pacifica unione di tutti gli uomini, perché ” c’è posto per tutti nell’ universo “.
Molto tenero il pensiero sui bambini che hanno,” tutti”, il diritto di giocare e avere una famiglia da amare.

 

NELL’UNIVERSO

Cammino scalza sulla terra
sognando un mondo senza la guerra
dove tutti i bambini possono giocare
e vivere in una famiglia da amare.
E non importa se tu sei diverso,
perché c’è posto per tutti nell’universo


SECONDO CLASSIFICATO

Giulia Morandi

Motivazione: Nel mondo contemporaneo le sollecitazioni provenienti dal mondo reale e virtuale sono molteplici e differenti. Tutte possono avere aspetti positivi o negativi, ma la scelta personale e consapevole può concorrere a cambiare il mondo. La poesia è una riflessione etica sull’importanza di come a ogni età saper scegliere sia cosa essenziale e di come il buon esempio sia il primo insegnamento alla scelta consapevole per le giovani generazioni.

 

L’UOMO LA TERRA E L’UNIVERSO IN UNA CONTEMPORANEITA’ CONSAPEVOLE

Il mondo di oggi non e’ banale
Ci troviamo in mezzo
Tra reale e virtuale

L’uomo deve scegliere
Cosa amare e curare
La terra con la natura e le persone
O la rete in prima visione

Si può coltivare la scienza
E dell’universo aumentare la conoscenza
Ma anche internet ci può aiutare
Se il mondo vogliamo migliorare

E se agiamo sempre con il cuore
Reale o virtuale sarà pieno d’amore


 

TERZO CLASSIFICATO

Adem Lalistuu Mohammed – Riccardo Boggi – Helena Manzi – Martino Maria Megale – Bianca Maria Lucrezia Rainoldi

Motivazione: Si fa sera in spiaggia e i bambini lasciano i giochi (“il secchiello riposa”) e osservano la natura che si prepara per la notte: il sole al tramonto colora tutto di arancione, il vento solleva la sabbia, la barca riposa cullandosi sulle onde, gli ultimi raggi del sole ispirano gli innamorati: componimento spontaneo ma che fa intravedere la cura con cui sono cercate le parole, le rime e le armonie per descrivere un momento magico come quello del tramonto.

 

IL TRAMONTO SUL MARE

Quando il mare si veste d’arancio
e le nuvole coprono il sole
il silenzio avvolge ogni cosa
e il secchiello vuoto riposa.

Gli ombrelloni si chiudono stanchi
mentre i pesci si muovono in banchi
il vento gioca con la sabbia bagnata
e scopre una conchiglia assonnata.

La barca dondola sul mare increspato
guardando l’orizzonte sconfinato
come bimbi si rincorrono le onde
lasciando delle orme profonde.

E galleggiano gli ultimi raggi ramati:
è il momento degli innamorati.


 

PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA

Classe 5^A

Motivazione: La Giuria conferisce un PREMIO SPECIALE alla Poesia “Il mondo che vorremmo”, perchè è un canto corale che ben esprime i pensieri dei bambini e il loro desiderio di vivere in un mondo pulito in cui la Natura sia “madre” rispettata.
I “puntini vaganti” che aprono il primo verso, sono i mondi delle mille galassie e, nella nostra, gli uomini, i bambini stessi e tutti gli esseri viventi sulla Terra hanno voce e chiedono un luogo in cui sentirsi al sicuro e felici.

 

IL MONDO CHE VORREMMO

E noi puntini vaganti
ci divertiamo a giocar con le stelle
scoprendo nuove galassie
che ci abbracciano come sorelle.

Immaginiamo un mondo pulito
avvolto da un bianco vestito
con ruscelli che scorron sui fianchi
per buttarsi nei mari mai stanchi.

E un panda di nuovo felice
che gusta tranquillo un germoglio
nella casa finalmente trovata
in una foresta mai stata tagliata.

Gli elefanti di un grigio leggero
che marciano senza pensiero
gazzelle e zebre protette
che saltano come cavallette.

Il nostro mondo si sveglia guarito
senza più macchie sul suo vestito
e sbadiglia guardando estasiato
l’arcobaleno appena arrivato.

 

MGF

CANZONE DEL MESE DI MAGGIO

 

L’asino il re ed io
saremo morti domani
l’asino di fame
il re di noia
e io d’amore

 

 

Un dito di gesso
sulla lavagna dei giorni
traccia i nostri nomi
ed il vento fra i pioppi
chiama Asino Uomo Re

 

 

Sole di Feltro nero
già i nostri nomi sono cancellati
acqua fresca nei pascoli
sabbia delle Clessidre
rosa del rosso Rosaio
strada dello scolaro che s’attarda

 

 

L’asino il re ed io
Saremo morti domani
l’asino di fame
il re di noia
e io d’amore
nel mese di maggio

 

 

La vita è una ciliegia
La morte è il suo nocciolo
e l’amore un ciliegio.

 

 

 

L’amore fa rinascere, ma può anche toglierti tutto. Questo, insieme alla consapevolezza di una vita che ha inizio ma anche fine, è il tema di “Canzone del mese di maggio” di Jacques Prévert, un componimento potente, che con lo strumento delle immagini e dell’ironia ci racconta la visione di un poeta che ha saputo raccontare come pochi altri la forza inalienabile dei sentimenti umani.
Nel 1946, Jacques Prévert pubblica Histoires, una raccolta poetica che, insieme a Paroles, segna un punto di svolta nella poesia francese del dopoguerra. Tra le poesie più emblematiche di Histoires troviamo “Canzone del mese di maggio”, un componimento che incanta per la sua semplicità apparente e la profondità dei suoi significati. Le immagini evocate sono potenti e suggestive: l’asino, il re e l’uomo rappresentano tre figure simboliche che condividono un destino comune.
L’asino muore di fame, il re di noia e l’uomo d’amore, in un mese di maggio che diventa metafora della vita stessa. La poesia si chiude con una triade che sintetizza l’esistenza: “La vita è una ciliegia / La morte è il suo nocciolo / e l’amore un ciliegio. ”
Una conclusione che, con la sua apparente leggerezza, racchiude una riflessione profonda sulla condizione umana.
Prévert ci mostra come ogni essere vivente sia destinato alla morte, ma lo fa con una leggerezza che non è superficialità, bensì una forma di accettazione serena del ciclo della vita.
La poesia invita a vivere pienamente, ad abbracciare l’amore nonostante la sua fragilità, a trovare bellezza anche nella consapevolezza della fine.
In questo senso, “Canzone del mese di maggio” è un inno alla vita, un’esortazione a cogliere l’attimo e a riconoscere la poesia che si nasconde nelle piccole cose quotidiane.


JACQUES PRÉVERT

Non è riduttivo se lo si ricorda come poeta dell’amore, visto che in gran parte della sua produzione domina questo sentimento spontaneo e libero, visto come unica fonte di salvezza. Nato a Neuilly-sur-Seine il 4 febbraio 1900 e morto a Omonville-la-Petite l’11 aprile 1977, poco più che ventenne si trasferì a Parigi, nel quartiere di Montparnasse, dove entrò in contatto con la corrente letteraria surrealista, che ebbe in André Breton il principale teorico.
Figlio di un impiegato municipale, lasciò la scuola a quindici anni, lavorando a Parigi nei grandi magazzini e poi, effettuato il servizio militare (1918-1921), nell’editoria. Frequentò circoli politici e letterari in cui l’antimilitarismo e l’anticlericalismo si accompagnavano all’esaltazione della poesia e della libertà d’espressione: in questo quadro si inseriscono la vicinanza al Surrealismo (1925-1929), il lavoro all’interno del gruppo di teatro militante Octobre (1932-1936) e la partecipazione alle lotte antifasciste del Front populaire (1936-1938).

Dopo aver pubblicato le prime poesie nel 1930, si dedicò al teatro e al cinema, scrivendo la sceneggiatura per grandi registi come Jean Renoir e Marcel Carné. Negli stessi anni compose i testi di numerose canzoni di Joseph Kosma, portate al successo da artisti famosi, quali Juliette Greco e Yves Montand.

La sua opera più celebre è Paroles, raccolta di liriche che ne mostra la straordinaria vena poetica, a cavallo tra simbolismo e surrealismo.

Fonte: Libreriamo.it

 

MGF

SPECCHIO

 

Ed ecco sul tronco
si rompono le gemme:
un verde più nuovo dell’erba
che il cuore riposa:
il tronco pareva già morto,
piegato sul botro.

 

 

E tutto mi sa di miracolo;
e sono quell’acqua di nube
che oggi rispecchia nei fossi
più azzurro il suo pezzo di cielo,
quel verde che spacca la scorza
che pure stanotte non c’era.

 

 

 

Salvatore Quasimodo, premio Nobel per la letteratura nel 1959, descrive in questa poesia l’esplosione di vita che trasforma la vegetazione.
Quel repentino cambiamento portato in natura dalla primavera e racchiuso bene in quel “ed ecco”, che introduce quello schiudersi delle gemme sui rami in apparenza secchi. Il tronco dell’albero che poco tempo prima sembrava morto, quasi ripiegato su se stesso, ora riprende vita. Ecco che un virgulto spacca la corteccia e spunta la gemma di un verde brillante, tenerissimo, ancora più splendente dell’erba, che ha ripreso a crescere nei prati prima desolati ed aridi.
È la vita che rinasce dopo il lungo letargo invernale e il cuore del poeta non prova più ansia (che il cuore riposa). Tutto questo, per Quasimodo, ha del miracoloso (e tutto mi sa di miracolo) e anche lui diventa parte della natura che si sveglia e rinasce in tutto il suo splendore per sentirsi quindi vivo e vitale.

Fonte: finestre sull’arte

 

MGF