FANCIULLI

Crescono improvvisamente dall’amore, e poi di colpo adulti
tenendosi per mano vagano nella grande folla
(cuori catturati come uccelli, profili sbiaditi nel crepuscolo).
So che nei loro cuori pulsa l’intera umanità.
Tenendosi per mano siedono zitti sulla riva.
Un tronco d’albero, terra al chiaro di luna: triangolo che arde
nel sussurro incompiuto.

 

 

 

Non si è ancora levata la nebbia. I cuori dei fanciulli in alto
sopra il fiume.
Sarà sempre così, mi domando, quando si alzeranno di qui e
andranno via?
O altrimenti: una coppa di luce inclinata tra le piante
in ognuna rivela un fondo ancora ignoto.
Quello che in voi ebbe inizio, saprete non guastarlo,
separerete sempre il bene dal male?

 


 

Tra i vari componimenti poetici di Karol Wojtyla – Giovanni Paolo II che hanno avuto molto successo c’è quello che ha per titolo Fanciulli, in cui il papa parla dei fanciulli che crescono e vanno in giro per il mondo. E, con cuore di padre, si domanda se custodiranno sempre nel loro cuore quello che hanno imparato da piccoli e, soprattutto, se sapranno sempre separare il bene dal male.

Wojtyła vedeva nei bambini un simbolo di purezza e speranza, capaci di una fede e un amore autentici, lontani dalle complessità e dalle corruzioni del mondo adulto e si è impegnato attivamente per la protezione dei diritti dei bambini, denunciando lo sfruttamento, la violenza e l’abuso che spesso li colpiscono, e promuovendo iniziative per il loro benessere.
Il Papa ha spesso rivolto parole e insegnamenti direttamente ai bambini, sia durante le udienze generali che nelle sue omelie, cercando di comunicare con loro in modo semplice e diretto e ha spesso invitato gli adulti a guardare ai bambini come modello di fede, umiltà e apertura verso il prossimo, cercando di recuperare alcune qualità che spesso si perdono con la crescita.

Fonte: La Civiltà Cattolica – Wikipedia 

 

MGF

LA MUSICA CLASSICA NEL CINEMA

Quando il cinema ha avuto inizio negli anni 1890, i film muti utilizzavano esecuzioni musicali dal vivo, spesso con composizioni classiche, per dare vita alle scene poiché non esisteva il dialogo. La musica era uno strumento narrativo potente, selezionata con cura per trasmettere l’atmosfera delle diverse scene. L’età d’oro di Hollywood iniziò negli anni ‘30, un periodo durante il quale furono creati molti dei film più celebri che definirono Hollywood per anni a venire, come Casablanca, Quarto Potere e Il Mago di Oz. I compositori dell’epoca, come Max Steiner, autore della colonna sonora di King Kong, trassero ispirazione dai grandi della musica classica, come Beethoven e Mozart, integrando elementi delle loro opere nei propri lavori. Nel cinema moderno, la musica classica continua a essere una grande fonte di ispirazione per compositori come John Williams, Hans Zimmer ed Ennio Morricone, che hanno rivoluzionato il modo di scrivere colonne sonore. Da Star Wars a Inception fino a Il buono, il brutto e il cattivo, dobbiamo tutte queste colonne sonore iconiche, e molte altre, al vasto repertorio dei compositori classici.

 

Kingsman“Pomp and Circumstance Op.39 – 1. March No.1 ‘Land of Hope and Glory'”, Edward Elgar
Nel film del 2014 Kingsman: The Secret Service, la celebre marcia di Elgar viene utilizzata verso la fine del film. L’antagonista, Valentine, usa delle SIM per controllare la popolazione. Alla fine del film, i protagonisti Eggsy e Merlin sabotano il piano di Valentine attivando gli impianti nei suoi sostenitori, facendoli esplodere. Ciò che potrebbe sembrare una scena sanguinosa e violenta diventa quasi surreale e ironica. La maestosa e solenne marcia di Elgar, spesso associata alle cerimonie di laurea, crea un contrasto con la brutalità della scena, trasformandola in un momento di umorismo nero, accentuato visivamente dai fuochi d’artificio che rappresentano le teste esplose.

 

 

 

 

https://www.youtube.com/watch?v=Spx4kmY67Wc&list=RDSpx4kmY67Wc&start_radio=1

 

Il Pianista — “Notturno in Do♯ Minore”, Fryderyk Chopin

Il film del 2002 diretto da Roman Polanski racconta la storia di Władysław Szpilman, un pianista polacco ebreo che visse a Varsavia durante la Seconda Guerra Mondiale. Nella scena iniziale, Szpilman suona il Notturno in Do♯ minore di Chopin per una trasmissione radiofonica polacca, prima di essere interrotto dai bombardamenti dell’esercito tedesco durante l’assedio di Varsavia. La serenità della musica di Chopin contrasta bruscamente con la brutalità del bombardamento nazista, segnando un cambio di tono e sottolineando la distruzione causata dalla guerra.

 

 

 

https://www.youtube.com/watch?v=qgJRYV9qW5A&list=RDqgJRYV9qW5A&start_radio=1

 

 

Il Discorso del Re — “Sinfonia n.7 – 2. Allegretto”, Ludwig van Beethoven

Nel film Il discorso del re, Colin Firth interpreta Re Giorgio VI, che deve superare la sua balbuzie con l’aiuto di un logopedista per rivolgersi alla nazione. Il secondo movimento della Settima Sinfonia di Beethoven accompagna il discorso con cui re Giorgio VI annuncia alla Gran Bretagna l’entrata in guerra contro la Germania nel 1939. Il ritmo incalzante della musica crea tensione e sottolinea il peso del discorso.

 

 

 

 

https://www.youtube.com/watch?v=VLV4584B2GA&list=RDVLV4584B2GA&start_radio=1

 

 

Se7en — “Aria sulla IV corda”, Johann Sebastian Bach

Nel thriller Se7en, i detective Somerset e Mills indagano su una serie di omicidi ispirati ai sette peccati capitali. In una scena, Somerset studia i peccati in una biblioteca mentre un guardiano suona l’Aria sulla quarta corda di Bach. Le note delicate del brano creano un contrasto inquietante con il contenuto oscuro della scena, accentuando il senso di disagio.

 

 

 

 

https://www.youtube.com/watch?v=CvglW3KNSsQ&list=RDCvglW3KNSsQ&start_radio=1

 

Ocean’s Eleven — “Suite bergamasque – 3. Clair de lune”, Claude Debussy

Il successo cinematografico del 2001, con protagonisti George Clooney, Brad Pitt, Matt Damon e molti altri, segue un gruppo di criminali mentre pianificano una rapina a Las Vegas. Dopo aver portato a termine il colpo, il gruppo si riunisce davanti alle famose fontane del Bellagio, mentre in sottofondo suona “Clair de lune” di Debussy. La melodia pacifica e tranquilla del brano offre un senso di chiusura al film e riflette il sollievo e la soddisfazione del gruppo per aver completato il colpo. Dopo quasi due ore di azione e tensione, la dolcezza di questa melodia crea un finale appagante per il pubblico.

 

 

 

https://www.youtube.com/watch?v=fZrm9h3JRGs&list=RDfZrm9h3JRGs&start_radio=1

 

2001: Odissea nello spazio — “Sul bel Danubio blu”, Johann Strauss II

Creato da Stanley Kubrick nel 1968, il film è elogiato per i suoi effetti visivi rivoluzionari per l’epoca. In questa scena, il valzer di Strauss accompagna immagini maestose dello spazio e dei pianeti. La delicata e maestosa melodia di “Sul bel Danubio blu” enfatizza l’assenza di gravità nello spazio e crea un netto contrasto accostando la musica classica tradizionale ai progressi tecnologici dell’esplorazione spaziale.

 

 

 

 

 

https://www.youtube.com/watch?v=3LO3byyeNQo

 

Fantasia — “L’Apprendista stregone – Theme”, Paul Dukas

Il compositore francese Paul Dukas completò il poema sinfonico “L’Apprendista Stregone” nel 1897, e fu poi utilizzato nel film Disney “Fantasia” del 1940. “Fantasia” non presenta dialoghi e si affida quindi interamente alla musica per trasmettere emozioni, creare atmosfera e raccontare la storia. Il brano di Dukas accompagna il pubblico nel caos che si scatena quando Topolino cerca di fermare la scopa magica dal continuare a inondare il castello dello stregone. L’animazione è sincronizzata con la musica in modo meticoloso, fondendo suono e immagini e spesso enfatizzando azioni e sequenze.

 

 

 

https://www.youtube.com/watch?v=I5oGxBDz1Lc&list=PLeWDYQSLSRk0eobJexlM1sgf3xPQWy1-y

 

Fonte: Metronaut.com/it

 

MGF

I GIUSTI

 

Un uomo che coltiva il suo giardino, come voleva Voltaire.
Chi è contento che sulla terra esista la musica.
Chi scopre con piacere un’etimologia.

 

 

 

Due impiegati che in un caffè del Sur giocano in silenzio agli scacchi.
Il ceramista che premedita un colore e una forma.
Il tipografo che compone bene questa pagina, che forse non gli piace.

 

 

 

Una donna e un uomo che leggono le terzine finali di un certo canto.
Chi accarezza un animale addormentato.
Chi giustifica o vuole giustificare un male che gli hanno fatto.

 

 

 

Chi è contento che sulla terra ci sia Stevenson.
Chi preferisce che abbiano ragione gli altri.
Queste persone, che si ignorano, stanno salvando il mondo.

 

 

 

I giusti (Los Justos) di Jorge Luis Borges è una poesia che può essere considerata un vero tributo a tutti gli anonimi del mondo. Ai veri “grandi” della Terra che meriterebbero di avere dalla vita rispetto e riconoscimento.
Il poeta argentino attraverso questo poema enfatizza coloro che tutti i giorni della loro vita con immenso eroismo portano avanti la loro vita senza per forza avere “i riflettori” puntati addosso.
I giusti è tratta dal libro-raccolta La cifra (1981) e raccoglie quarantasei poesie scritte tra il 1978 e il 1981 da Jorge Luis Borges.
Sono molti che vivono nel mito di “saranno famosi” e lo dimostrano l’affollamento di contenitori televisivi dedicati alla ricerca dei talenti (sarebbe meglio parlare di dilettanti allo sbaraglio) e il numero di personaggi che nei social sarebbero disposti a tutto pur di essere considerati “Influencer”.
La poesia può essere divisa in due parti
La prima parte è compresa tra i versi uno e otto. Questi versi descrivono quelle persone che sono giuste perché amano o dedicano la loro anima a qualche compito legato ai sensi o alla conoscenza, come la musica, l’etimologia o la lettura. Se si guarda bene alle parole del poeta meritano la denominazione di giusti milioni di persone che tutti i giorni conducono la loro vita con semplicità, con verità, con leggerezza, ma senza rinunciare all’impegno.
La seconda parte, dal versetto nove al versetto dodici,  si concentra sulle persone che sono giuste perché possiedono uno spirito generoso e altruista.
L’ultimo verso è la chiusura perfetta, in cui Borges dichiara che è grazie a coloro che mettono da parte l’egoismo che il mondo si salva.
Sono tanti gli eroi che tutti i giorni prestano la loro vita al servizio degli altri e altrettanti che hanno fede nel rispetto, nell’ascolto, nella tolleranza, nell’accettazione dell’altro.  Sono questi “I giusti” per Borges.  

 


JORGE LUIS BORGES

Nato nel 1899 in Argentina, Jorge Francisco Isidoro Luis Borges Acevedo è stato uno scrittore, poeta e giornalista tra i più prolifici del suo secolo. Avido lettore e curioso conoscitore di culture e società diverse, Borges ha accumulato durante la sua esistenza una cultura sterminata. I frequenti viaggi hanno contribuito ad aprire la sua già feconda mente. Gravi problemi alla vista non hanno mai impedito a Jorge Borges di leggere e scrivere, neanche quando questi lo porteranno alla cecità negli Anni 60. Borges nei suoi libri rifiuta il modernismo che stava prendendo piede nella sua Argentina, e questo si evince già dalla sua prima raccolta Fervore di Buenos Aires. La città fa da musa per Borges, che non ne descrive il caos o il fermento, ma ne racconta gli aspetti più intimi e romantici. Sebbene amasse particolarmente la poesia, è grazie alla narrativa che Borges diventa famoso come scrittore. Storia universale dell’infamia ne è l’esempio lampante: la raccolta contiene storie di fantasia su criminali realmente esistiti. Nomi, date ed eventi, così come la realtà dei fatti, vengono distorti dall’abile penna di Borges, tanto che il lettore non riconosce più il confine tra verità e finzione. Grazie a questa raccolta viene coniato il termine realismo magico per descrivere la prosa di Borges: per questo rimane tra le opere più importanti dell’autore. Borges è stato scrittore anche di diversi saggi, come i Nove saggi danteschi, L’invenzione della poesia. Le lezioni americane e L’idioma degli argentini. Ne Il Libro di sabbia trova spazio per la prima volta la mitologia nordica, altra tematica cardine del simbolismo di Borges.
Luna di fronte e Quaderno San Martín sono le prime raccolte di poesie pubblicate dall’autore, dedicate alla sua cara patria. Ma la più importante opera poetica di Borges è sicuramente L’altro, lo stesso, che contiene 75 poesie scritte in circa trent’anni, che sottolineano e fanno emergere l’evoluzione poetica dello scrittore Borges.
Per il suo ricco lavoro letterario, Borges sfiorò più volte il premio Nobel senza mai vincerlo: Jorge è stato un personaggio politicamente scomodo, e probabilmente per questo non gli è mai stato attribuito l’ambito premio.

 

Fonte: Libreriamo.it

 

MGF

LA CAVALCATA DELLE VALCHIRIE

 

 

Nella mitologia scandinava le Valchirie erano  le  nove figlie che Odino, il più antico e grande degli dèi, il creatore del mondo e di tutte le cose, aveva avuto da Erda, la dea della Terra.
Odino era il signore della sapienza, conoscitore delle cose antiche e profonde, della magia e delle arti, che in seguito gli uomini appresero da lui. Egli non solo conosceva i misteri dei Nove mondi e l’ordine delle loro stirpi, ma anche il destino degli uomini e il fato stesso dell’universo.
Odino era anche Sigrföðr (“padre della vittoria”), perché decideva nelle battaglie a chi dovesse andare la vittoria, e Valföðr, (“padre dei caduti”), perché erano suoi figli adottivi tutti coloro che cadevano in battaglia. Con questi due nomi egli distribuiva in battaglia la vittoria e la morte, entrambi doni graditi ai guerrieri.

 

 

Le Valchirie, anch’esse divinità, avevano il compito  di scegliere i più eroici tra i caduti e portarli nel Valhalla, dove venivano accolti dallo stesso Odino e preparati a quella che sarà l’ultima battaglia alla fine del mondo, accanto agli dei, contro le forze del caos.
Esse vengono spesso rappresentate come aitanti fanciulle dai lunghi capelli biondi, armate sopra cavalli alati, con elmo e lancia che volavano sopra i campi di battaglia.

 

 

Richard Wagner, nel corso di 26 anni (dal 1848 al 1874)  compose la musica e scrisse il libretto de L’anello del Nibelungo, una tetralogia di quattro drammi musicali che costituiscono un continuum narrativo che si svolge nell’arco di un prologo e tre “giornate”:
L’oro del Reno (prologo)
La Valchiria (prima giornata)
Sigfrido (seconda giornata)
—- Il crepuscolo degli dei (terza giornata)
Essa costituisce una delle più sterminate creazioni della storia dell’arte (15 ore di musica), e con tale opera Wagner inaugurò la sua nuova concezione drammatico-musicale, al punto che la Tetralogia può definirsi qualcosa di assolutamente nuovo.

 

 

Wagner compose quest’opera nel suo esilio a Zurigo (aveva attivamente partecipato ai moti di Dresda e perciò venne esiliato dalla Germania); egli disse che i grandi miti di quest’opera acquistarono luce e potenza dalla visione delle grandi montagne svizzere imbiancate di neve, dei panorami intatti, delle acque lacustri terse. Sono perciò sempre presenti quadri dalla natura incontaminata, popolati da creature che sembrano emergere appena con la loro coscienza dagli elementi naturali in cui vivono. La Cavalcata è una potente pagina musicale, dal ritmo travolgente e coinvolgente, che risuona intorno agli infiniti spazi celesti.
La bozza di questo brano risale al 1854 ma l’arrangiamento orchestrale fu terminato solo nel 1856. La  sua prima rappresentazione fu eseguita nel 1870 nonostante il diniego dell’autore; addirittura lo spartito fu pubblicato e venduto a Lipsia contro la sua volontà, cosa che lo obbligò a scrivere numerose lettere di protesta contro la grande casa produttrice musicale Schott.

 

 

Il tema della cavalcata si distingue particolarmente per i suoi riferimenti nella cultura popolare, ma soprattutto viene abbinata a tutto ciò che è attinente all’arte della guerra.
E’ noto che venisse passata tra le radio ad onde corte dei soldati tedeschi che pilotavano i carri armati prima degli assalti; venne utilizzata anche come colonna sonora di numerosissimi documentari di guerra di produzione tedesca (Die Deutsche Wochenschau, fu una serie ricca di cronache e testimonianze di guerra raccolte sul campo).

 

 

E’ d’obbligo a queste aggiungere anche la sequenza dell’attacco aereo da Apocalypse Now, film del 1979 diretto da Francis Ford Coppola, liberamente ispirato al romanzo di Joseph Conrad Cuore di tenebra, vincitore della Palma d’oro al Festival di Cannes 1979 e di 2 premi Oscar nel 1980. La scena rimane celeberrima nella storia del cinema perché il tenente colonnello, durante l’attacco, fa suonare, tramite altoparlanti installati sugli elicotteri, un passo della musica di “La Cavalcata delle Valchirie” di Richard Wagner per galvanizzare il morale del suo reparto e spaventare i guerriglieri nemici; la scena è resa in modo tanto drammatico quanto realistico, fin nei dettagli.

 

Il regista Francis Ford Coppola, se non copiò lo spunto, fece un’associazione mentale analoga a quella che molti anni prima, nel ’44, aveva ispirato un documentarista della propaganda nazista.
La scoperta è venuta fuori dagli archivi del NO-DO, il notiziario spagnolo equivalente ai nostrani cinegiornali Luce, che veniva proiettato nelle sale cinematografiche prima dei film tra il il 1942 e il 1981. Al caso dedica un lungo articolo il quotidiano El País. Era il 3 gennaio 1944 quando agli spettatori fu proposto un reportage sull’aereo da trasporto militare tedesco Messerschmitt 321: per quel paio di minuti scarsi che magnificavano i velivoli della Luftwaffe nelle evoluzioni in volo e negli atterraggi, fu scelto l’accompagnamento musicale della celeberrima Cavalcata.

 

 

Ma se l’associazione più antica tra aerei e Cavalcata risale al documentario del ’44, l’impiego di quel brano in un film riporta ancora più indietro, all’epoca del primo conflitto mondiale. Fu nel 1915 che Joseph Carl Breil e D. W. Griffith lo inserirono nel climax della pellicola Nascita di una nazione, per solennizzare la carica di cavalleria del Ku Klux Klan che salva i bianchi dall’ira dei neri.
Avvenne, testimoniano libri e reportage, durante la seconda Guerra del Golfo: l’agenzia Reuters il 21 giugno 2003 da Baghdad batteva la notizia che le truppe statunitensi si motivavano per le missioni belliche guardando e riguardando Apocalypse Now. Partivano all’assalto, riferiva la Reuters, “con la Cavalcata delle Valchirie che ancora gli echeggiava nelle orecchie assieme al rombo degli elicotteri“.

 

Per rivedere la scena iconica di Apocalypse Now:

https://www.youtube.com/watch?v=iOFVhwzDkJE

 

Fonti: agi.it  –   amici-del-loggione.blogspot.com

 

MGF

 

PAROLE

Siate cauti con le parole,
anche con quelle miracolose.
Per le miracolose facciamo del nostro meglio,
a volte sciamano come insetti
e non lasciano una puntura ma un bacio.
Possono essere buone come dita.
Possono essere sicure come la roccia
su cui incolli il culo.

 

Ma possono essere margherite e ferite.
Io sono innamorata delle parole.
Sono colombe che cadono dal tetto.
Sono sei arance sacre sedute sul mio grembo.
Sono gli alberi, le gambe dell’estate,
e il sole, il suo volto appassionato.

 

 

 

 

Ma spesso non mi bastano.
Ci sono così tante cose che voglio dire,
tante storie, immagini, proverbi, ecc.

 

 

Ma le parole non sono abbastanza buone,
quelle sbagliate mi baciano.
A volte volo come un’aquila
ma con le ali di un passero.

 

 

 

Ma cerco di averne cura
e di essere gentile con loro.
Le parole e le uova devono essere maneggiate con cura.
Una volta rotte sono cose impossibili da aggiustare.

 

 

Siate cauti con le parole, scriveva Anne Sexton e, in un momento storico come il nostro, in cui il potere stesso del linguaggio e il significato del lavoro culturale vengono così spesso sminuiti e ridotti ad attività di poco conto, è importante ricordarlo.
Le parole hanno un peso e nessuno lo sa meglio di chi scrive, che è abituato a maneggiarle ogni giorno. Chi scrive sa che le parole possono essere leggere e soffici come piume, affilate come coltelli, laceranti come proiettili. Le parole sono importanti, sino alla loro ultima vocale, perché hanno il potere di nominare e, dunque, di forgiare il nostro immaginario. Hanno una potenzialità immensa che sfocia nel sortilegio e quindi vanno utilizzate con cura, con senso della misura, con accortezza.
Lo sapeva bene la poetessa americana premio Pulitzer Anne Sexton, che con le parole viveva, delle parole si nutriva, e proprio a quella che era l’essenza stessa della sua vita dedicò una delle sue poesie più famose Words, tradotta in italiano semplicemente come “Parole”, contenuta nella raccolta The Awful Rowing Toward God (1975).
Le “parole” nella poesia hanno una consistenza materica diventano oggetti e poi sensazioni e, nel finale,  Anne fa un paragone audace, le compara alle uova e si raccomanda di “maneggiarle con cura” perché una volta rotte “sono impossibili da riparare”, poiché diventano altro.
Il linguaggio è davvero capace di aprire squarci nella realtà, di dischiudere prospettive, ma anche di creare ferite irreparabili.
Noi che leggiamo oggi le sue parole sentiamo la forza di un sortilegio che attraversa il tempo e le epoche per narrarci una verità sacra, immortale, che pare scolpita nella pietra. Ricordiamoci di avere cura del linguaggio, di dare alle parole il giusto peso.

FONTE: sololibri.net

 

ANNE SEXTON

Il 4 ottobre del 1974 Anne Sexton dopo essere stata in compagnia di Maxine Kumin, sua amica, collaboratrice e amante, tornò a casa, scese in garage, chiuse tutto, entrò nell’auto, accese il motore e la radio e si lasciò morire. Dopo diversi tentativi di suicidi finalmente la poetessa considerata pioniera di una lirica disinibita, sensuale, dirompente, nonché icona (suo malgrado) dei movimenti femministi, era riuscita a mettere fine a una vita difficile, segnata da un disturbo bipolare, sempre in bilico tra i successi dell’arte e il disastro della vita privata.
Poetessa statunitense (Newton 1928 – Weston, Massachusetts, 1974), approdò alla scrittura come forma di psicoterapia dopo lunghi periodi di degenza (in concomitanza con la maternità era rimasta vittima di gravi squilibrî), entrò in contatto con W. D. Snodgrass e R. Lowell. Da queste esperienze nacque la raccolta di versi To Bedlam and part way back (1960), cui seguì All my pretty ones (1962). La sua poesia, di tipo “confessionale” come quella dei suoi maestri e dell’amica S. Plath, è attraversata dal motivo dell’assenza e da immagini ricorrenti di morte, non di rado filtrate da un’ironia che ne stempera l’aggressività. Confermate le sue doti con Live or die (1966), Love poems (1969) e Transformation (1971), negli anni che precedono la morte per suicidio pubblicò altre raccolte di versi (The book of folly, 1972; The death notebooks, 1974) che tuttavia tradiscono un’involuzione del linguaggio. Al postumo, disperato The awful rowing toward God (1975), si aggiunsero 45 Mercy Street (1976) e Anne Sexton. A self portrait in letters (1977), entrambi a cura della figlia Linda. In Italia una scelta delle sue poesie è apparsa in La doppia immagine e altre poesie (1989).

Fonte: enciclopedia delle donne.it