100 LITRI DI BIRRA – LA RECENSIONE DEL FILM E LA BIRRA SATHI FINLANDESE
Regia di Teemu Nikki – Finlandia, Italia, 2024 – 88′
con Pirjo Lonka, Elina Knihtilä, Ville Tiihonen
UNA COMMEDIA SCORRETTA CON UN TRAVOLGENTE RITMO DA THRILLER
In un paesino della Finlandia vivono due sorelle di mezza età, Taina e Pirkko, che di mestiere producono birra artigianale seguendo le orme del padre, un anziano scorbutico considerato il più grande mastro birraio della zona. Taina e Pirkko hanno promesso di produrre 100 litri di birra per l’imminente matrimonio della sorella Päivi, trasferitasi da tempo a Helsinki e costretta a camminare con delle protesi di titanio dopo un incidente causato da Taina. Donne aggressive, risolute e senza peli sulla lingua, le due sorelle sono delle conclamate alcolizzate e senza nemmeno rendersene conto bevono tutta la birra di Päivi e a un giorno di matrimonio sono costrette a trovarne altrettanta. L’unica è comprarla dal loro avversario più temibile racimolando soldi dai creditori che hanno sempre maltrattato.
Il prolifico regista Teemu Nikki gira una commedia grezza e scorretta ambientata nel villaggio natale di Sysmä e dedicata a una delle glorie nazionali finlandesi: la birra sathi. Una tale istituzione, in Finlandia, da poterci fare su un film un po’ comico e un po’ tragico in cui emergono i tanti caratteri di un popolo: il suo lato scatenato e distruttivo, la sua latente insoddisfazione, il suo complicato rapporto con l’alcol, la sua anima travolgente, svaccata, divertente, crudelmente disperata.
Taina e Pirkko sono due donne sole, arrabbiate e aggressive che usano l’alcol come uno sfogo; soprattutto la prima, incapace di elaborare la colpa per aver causato da ubriaca l’incidente che ha menomato la sorella e per questo legata a doppio filo all’incosciente e autodistruttiva Pirkko, la vera leader di una coppia di guerriere che sono in realtà rifiuti della società, artigiane di talento e devastatrici ancora più dotate.
Lo schema del film è quello classico di una commedia sgangherata con ritmo da thriller, con tanto di ore, minuti e secondi che invadono lo schermo per ricordare allo spettatore la missione delle due protagoniste: recuperare la birra perduta in tempo per il matrimonio. Lo spunto è il medesimo di Una notte da leoni, quando le due donne, al risveglio dopo un’epica sbronza di due giorni, non hanno la più pallida idea di ciò che hanno combinato e hanno perso la cognizione del tempo. Lo svolgimento, invece, è da film anni ’90, un po’ tarantiniano e un po’ fratelli Coen, tra un mastro birraio rivale con aria da gangster, un aiutante timido e narrativamente inutile, un frammento di iperviolenza assurda, continui rovesci di fortuna (la birra viene trovata, persa, ritrovata, ripersa e così via) e pure qualche gag azzeccata (lo stacco di montaggio sulla macchina rovesciata è molto divertente…).
Come sempre, poi, non manca il sottofondo dolceamaro: una propensione alla morte e all’autodistruzione già presente in altri film del regista come Il cieco che non voleva vedere Titanic e La morte è un problema dei vivi (2023) e qui ripresa per restituire in chiave sinistra il lato oscuro della passione per l’alcol, la corsa delle due protagoniste soprattutto contro sé stesse, le loro debolezze, la loro propensione ad affogare dolori e sconfitte in una pinta media e un amaro.
Non è casuale, però, che proprio il personaggio più riuscito del film sia il più spietato e disperato, e cioè l’irrefrenabile e caotica Pirkko, che a differenza della sorella sembra non conoscere rimorso o voglia di redenzione, ed è mossa come da un istintivo e animalesco principio di piacere e sopravvivenza. In termini cinematografici, è lei la forza propulsiva del racconto; lei, così indifferente e amorale, a fare da controcanto al sentimento che nel finale risolve in parte gli sbagli del passato.
Resta anche il dolore, nel mondo di 100 litri di birra, e la possibilità di offuscarlo, distruggendosi.
Roberto Manassero – MyMovies.it
Tematiche:
Alcolismo, Denaro, Disabilità, Famiglia – fratelli sorelle, Famiglia – genitori figli
Presentato all’ultima Festa del Cinema di Roma, conferma nel suo piacevole scorrimento la scioltezza narrativa di un autore piuttosto interessante, giunto all’ottavo lungometraggio, chiaramente invaghito del mondo emarginato e borderline che ama rappresentare, sorta di Kaurismaki certamente meno geniale e sublimato nella forma. Di certo, il cinema nordico evidenzia un umorismo tutto suo. Esempio? Nel pieno di una giornata scaldata da un bel sole, Taina totalmente zuppa dell’acqua del lago in cui ha rischiato di annegare, si rifugia dal padre Vekko che, vedendola, chiede impassibile: “Oh! Piove fuori?”.
È un concentrato di follia e trovate geniali e sopra le righe il 100 litri di birra di Teemu Nikki. Il regista finlandese mette le sue protagoniste in un frullatore di situazioni intrise di umorismo nero, che sfociano nel grottesco, che ammiccano all’eccesso, ma viene premiato dalla prova delle due splendide protagoniste Elina Knihlä e Pirjo Lonka, che portano su schermo Pirkko e Taina senza risparmiarsi, suscitando una empatia nello spettatore che lascia stupiti e soddisfatti.
Una sarabanda grottesca, una corsa contro il tempo – con tanto di conto alla rovescia sullo schermo – che, tra colpi di scena e trovate “ingegnose”, che immancabilmente peggiorano la situazione, incalza i personaggi e trascina gli spettatori in un vortice di risate.
Una sarabanda grottesca, una corsa contro il tempo – con tanto di conto alla rovescia sullo schermo – che, tra colpi di scena e trovate “ingegnose”, che immancabilmente peggiorano la situazione, incalza i personaggi e trascina gli spettatori in un vortice di risate.
Recensioni
3/5 MYmovies
7/10 FilmTV
3/5 ComingSoon
BIRRA SATHI FINLANDESE: TRA TRADIZIONE VICHINGA E SAPORI ANCESTRALI
Nelle foreste della Finlandia, tra laghi cristallini e notti illuminate dall’aurora boreale, si nasconde un segreto brassicolo vecchio di secoli: la birra Sahti finlandese. Questa bevanda, che fonde ritualità pagane e ingredienti selvatici, non è solo una birra. È un viaggio nel tempo, un’esperienza sensoriale che racconta storie di clan, saune fumanti e feste del solstizio. Con la sua gradazione coraggiosa e l’aroma di ginepro, la Sahti sfida le convenzioni moderne, offrendo un sorso di autenticità nordica.
Classificata come historical beer dalla BJCP, rappresenta uno degli stili più antichi ancora prodotti in Europa.
Il suo profilo è unico: note terrose si intrecciano a sentori resinosi del ginepro, mentre una dolcezza maltata ricorda il pane di segale appena sfornato. Non esiste una Sahti uguale all’altra. Ogni famiglia custodisce variazioni segrete, tramandate come dote nuziale.
Le radici della birra Sahti finlandese affondano nell’epopea nazionale Kalevala, dove il poeta-sciamano Väinämöinen crea la prima birra usando miele e saliva d’orso. Documentata dal XIII secolo, era la bevanda cerimoniale per matrimoni, funerali e riti di passaggio. Le donne finlandesi – vere sacerdotesse della brassificazione – mescolavano i malti in grandi tini di legno, spesso durante sessioni di sauna collettiva.
Con l’avvento del luppolo nel XVII secolo, molti stili tradizionali scomparvero. La Sahti sopravvisse nelle zone rurali, diventando simbolo di resistenza culturale.
La Sahti si affida a metodi ancestrali: è di colore ambra scuro, torbido come i laghi finlandesi in autunno.
Gli ingredienti principali sono orzo e segale tostati su legno di betulla, ginepro, acqua di pozzo non trattata e fermentazione spontanea o da ceppi ancestrali. I malti si mescolano in un tino di legno chiamato kuurna, il filtraggio avviene attraverso rami di ginepro che rilasciano oli essenziali donando note balsamiche e creando un dialogo aromatico con i malti di segale. La fermentazione è breve, due o tre giorni in botti di quercia, e il consumo è immediato.
Nella cultura finlandese, la Sahti si beve durante le sessioni di sauna: il calore intenso esalta i suoi aromi balsamici, creando un’esperienza quasi sciamanica.
Le spose finlandesi un tempo portavano in dote un ceppo di lievito di famiglia, un’usanza simile a quella delle birre trappiste, dove i monasteri custodiscono ceppi unici. Secondo la leggenda, usare rami di ginepro raccolti dopo il tramonto porta sfortuna.
I mastri birrai devono rispettare cicli naturali, come nella produzione delle birre stagionali.
La birra Sahti finlandese non è un semplice prodotto brassicolo. È un ponte tra passato e presente, tra natura e cultura, un’avventura senza fine.
Fonte:.lacasettacraftbeercrew.it
MGF
