VAN GOGH. POETI E AMANTI
Docufilm diretto da David Bickerstaff

 

L’intelligenza acuta e la passione bruciante che alimentarono una carriera straordinaria.

 

 

 

 

Spostandosi passo dopo passo tra le sue pennellate, il regista David Bickerstaff indaga nello specifico il rapporto del pittore con la poesia e l’amore, la ricerca instancabile, l’uso rivoluzionario del colore e il suo stile unico. Prodotto con Exhibition on Screen da Phil Grabsky, che firma anche il soggetto con il regista, il film si sofferma inoltre sui veri motivi del trasferimento di Van Gogh nel sud della Francia e sugli esiti di una scelta che cambiò per sempre la sua vita.


Van Gogh. Poeti e Amanti offre l’eccezionale possibilità di visitare, grazie al cinema, la mostra della National Gallery di Londra che ha conquistato il pubblico di tutto il mondo, riscrivendo per certi versi la storia di un artista sui cui si pensava di conoscere già ogni dettaglio.

 

VAN GOGH: AMORE SU TELA

 

Van Gogh – Autoritratto 1887

Van Gogh è forse l’artista che maggiormente ha inciso sull’arte del Ventesimo secolo.
Fiumi di parole sono stati spesi su di lui, al punto che mi sembra quasi superfluo aggiungere la mia umile goccia nel mare di ammirazione, a parer mio tutta meritata, che centinaia e migliaia di storici, esperti e appassionati hanno scritto su di lui.
Ma forse è anche vero che le parole non saranno mai abbastanza per rendere compiutamente la profondità di anche una sola delle sue opere, e forse questo amore che gli stiamo tributando decenni dopo la sua scomparsa è una sorta di magra ricompensa per tutto ciò che non ricevette in vita.

 

 

 

Van Gogh – I primi passi (secondo Millet) (1890)

Battezzato con il nome di un fratello morto in fasce, condannato sin dalla nascita a portare il peso di aspettative troppo grandi per lui, Vincent Van Gogh è sempre stato un disadattato: un inetto a vivere, come lo Zeno Cosimi nato dalla penna di Italo Svevo, un outsider, uno che oggi forse definiremmo “sfigato”.
I risultati scolastici furono sempre nella norma o bassi, trovò lavoro solo grazie ai contatti di famiglia e alla pietà di alcuni parenti, ma nel suo cuore ha sempre albergato una passione così grande da cancellare ogni altra sofferenza: l’amore per l’arte, e per le piccole creature del Signore.

 

 

 

Van Gogh – Ritratto di Théo Van Gogh (1887)

In una delle sue lettere al fratello Théo, Vincent scrisse: “Il giorno in cui ti innamorerai, ti accorgerai con stupore dell’esistenza di una forza che ti spinge ad agire e sarà la forza del cuore”. E fu proprio questa forza del cuore a portarlo avanti; ma fu anche la sua condanna.
Van Gogh amava, amava con un’intensità quasi impossibile da concepire: possiamo dire che viveva d’amore, e forse se le persone intorno a lui avessero imparato ad amare quanto lui ci sarebbe riuscito. Ma la dura realtà dei fatti, il pragmatismo delle scelte a cui fu costretto, continuarono a tormentarlo, giorno dopo giorno.
Amare è soffrire, così si dice; amare è sacrificio, e Vincent, con il suo instancabile anelito alla ricerca di un amore che fosse infinito, lo sapeva bene.

 

 

 

Van Gogh – Camera da letto di Vincent ad Arles (1888)

In costante lotta con la famiglia, a volte persino con Théo, alla frenetica ricerca di qualcuno da amare, alla frenetica ricerca di qualcuno che lo amasse come lui amava gli altri, accadde l’inevitabile: Vincent scivolò inesorabilmente verso la depressione.
Molte diagnosi furono emesse per spiegare la sua condizione: schizofrenia, disturbo bipolare, saturnismo, sifilide, epilessia del lobo temporale, alcolismo… le possibilità furono vagliate tutte. Ciò che conta è che Vincent, ad un certo punto, smise di ricercare un amore grande quanto il suo.

 

 

 

 

Rimase tuttavia in grado, e questa è a mio parere la sua caratteristica più straordinaria, di vedere il bello nelle piccole cose. Cercò sempre, come sappiamo dalle sue lettere a Théo, di rallegrarsi per le vittorie quotidiane, amò come sapeva fare e sopportò fin quando gli fu possibile di amare senza poter essere ricambiato.
Noi ora ritroviamo questo suo perduto amore nelle sue tele: semplici temi, scenari che gli si ponevano davanti agli occhi un giorno dopo l’altro, pur nei suoi tratti materici e densi diventano vivi sulla tela, anche a più di centotrenta anni di distanza.

Van Gogh – Campo di grano con volo di corvi (1890)

 

I corvi volano sopra al campo di grano, la luce del sole scorre impercettibilmente sul sottile tappeto della sua stanzetta, la sua barba è percorsa da un fremito mentre il suo sguardo ci trapassa e sembra chiedere: ami?

 

 

L’amore di Vincent per l’arte combatté a lungo contro il dolore, lo sviscerò e ne trasse quanto di bello se ne poteva trarre: anche nei momenti più bui, Vincent riuscì a trovare qualcosa di buono nel mondo, ma dalle sue parole emerge con sempre maggiore frequenza la chiara realizzazione, atroce e crudele, che tutto è temporaneo, che nulla potrà mai essere eterno come lo era stato nelle vivide speranze che l’avevano accompagnato nonostante tutto.
Vincent morì il 29 luglio 1890, a causa di un colpo di pistola al ventre, autoinflitto.
La sua ultima lettera a Théo recitava: “Vorrei scriverti molte cose ma ne sento l’inutilità”. Ma le sue ultime parole furono: “Ora vorrei ritornare”.

Le tombe di Vincent e Theo nel cimitero di Auvers-sur-Oise

Amare l’arte di Vincent Van Gogh con l’intensità con cui lui ha amato durante la vita è, credo, la maniera in cui il suo ultimo desiderio prende vita: lui è qui, di nuovo tra noi, quando anche solo una minuscola parte del suo amore riesce a emergere dalla tela e toccarci il cuore.

 

Van Gogh – Il giardino del Poeta (1888)

 

Beatrice Fiorello
Dott.ssa in Scienze dei Beni Culturali

 

MGF