HO DIPINTO LA PACE

Avevo una scatola di colori,
brillanti, decisi e vivi.
Avevo una scatola di colori,
alcuni caldi, altri molto freddi.

Non avevo il rosso per il sangue dei feriti,
non avevo il nero per il pianto degli orfani,
non avevo il bianco per il volto dei morti,
non avevo il giallo per le sabbie ardenti.
Ma avevo l’arancio per la gioia della vita,
e il verde per i germogli e i nidi,
e il celeste per i chiari cieli splendenti,
e il rosa per il sogno e il riposo.
Mi sono seduta,
e ho dipinto la pace.
La poesia è stata scritta da Talil Sorek, all’epoca giovane poetessa Israeliana diventata famosa in tutto il mondo con questa poesia evocativa sul senso della fratellanza. La poesia fu scritta durante la guerra dello Yom Kippur, un conflitto armato combattuto dal 6 al 25 ottobre 1973 in cui furono coinvolti Egitto, Siria e Israele. Talil Sorek era tredicenne quando ha scritto questa poesia. Attraverso un’immagine molto semplice, Talil ci fa riflettere su ciò che può significare questa parola in una zona come il Medio Oriente, teatro di molte terribili guerre: attraverso i colori “molto freddi” evidenzia lo strazio provocato dalla guerra, mentre con i “colori brillanti, decisi e vivi” esprime il desiderio di una tregua che consenta la speranza di un sereno futuro.
Talil Sorek ci fa pensare come è giusto, oggi come ogni giorno, ricordare quanto la guerra sia inaccettabile. Vivere con la costante minaccia di bombardamenti, sopravvivere tra le rovine di paesi e città, vedere annullata la propria vita per bambini, giovani, vecchi, uomini e donne perché senza più capacità di futuro è disumano. Ricordare, parlare, affrontare discorsi quali la guerra, i grandi conflitti geopolitici o il terrorismo è un lavoro necessario.
Fonte: Libreriamo.it
MGF
Un momento di felicità,
Le stelle ci osserveranno








Chi ha dimenticato l’inverno
La ragazza usciva sola
La ragazza che fumava, sdraiata
Poiché la vita che ci è data
La ragazza che usciva in silenzio
Stagioni fu scritta da Natalia Ginzburg agli inizi del 1941, mentre si trovava a Pizzoli, in Abruzzo, dove seguì il marito Leone Ginzburg, che vi era stato mandato al confino politico. Fu pubblicata sulla rivista Darsena Nuova nel 1946.