8-11 gennaio 2026
SPRINGSTEEN – LIBERAMI DAL NULLABiografico
Regia di Scott Cooper – USA, 2025 – 120′
con Jeremy Allen White, Jeremy Strong, Paul Walter Hauser

E’ il viaggio di Bruce Springsteen nella realizzazione del suo album Nebraska del 1982. Springsteen – Liberami dal nulla sceglie un momento particolare della vita e carriera del Boss per raccontare lo smarrimento identitario di un uomo e un artista che ha sempre avuto come priorità quella di non tradire se stesso. Scott Cooper gestisce bene l’alternanza fra arte e vita, facendo del suo film una ballata folk su un performer che ha sempre incarnato una parte ben precisa dell’identità statunitense: quella diseredata, blue collar, schietta e genuina. Il suo Bruce corrisponde al suono malinconico della sua armonica e a quella camminata sghemba che sa di solitudine, combatte con il fantasma del Male che si insinua nelle case della gente perbene e che demolisce ogni certezza.

15-18 gennaio 2026
LE CITTA’ DI PIANURADrammatico
Regia di Francesco Sossai – Italia, Germania, 2025 – 100′
con Filippo Scotti, Sergio Romano, Pierpaolo Capovilla

Opera seconda del regista e sceneggiatore Francesco Sossai: un road movie sbullonato con improbabili protagonisti due cinquantenni che rimpiangono gli anni Novanta. E’ ambientato in un Veneto che sta per essere attraversato (per meglio dire sventrato) dall’autostrada Lisbona-Treviso-Budapest, e in cui gli operai vengono sfruttati per tutta la vita e congedati con estrema ipocrisia. Il film ha il ritmo lento e girovago di una ballata country, i cui protagonisti sono contrari a Google Maps e preferiscono disegnarsi il percorso sui foglietti di carta: per Giulio, ventenne contemporaneo, diventano personaggi mitologici che hanno capito tutto della vita. La Divina Provvidenza assiste il trio scombinato e lo porta a vivere un’avventura picaresca che non dimenticheranno.

22-25 gennaio 2026
PER TEDrammatico
Regia di Alessandro Aronadio – Italia, 2025 – 115′
con Edoardo Leo, Teresa Saponangelo, Javier Leoni

Roma. Paolo è davanti allo specchio del bagno e sta insegnando al figlio Mattia a farsi la barba. L’uomo, che ha poco più di 40 anni, è affetto da una rara forma di Alzheimer precoce e sta iniziando a perdere la memoria. Per te è tratto dal libro “Un tempo piccolo. Continuare a essere famiglia con l’Alzheimer precoce” di Serenella Antoniazzi e porta sullo schermo la storia vera di Mattia Piccoli che si è preso cura del padre Paolo assistendolo ogni giorno. Per questo motivo è stato nominato Alfiere della Repubblica dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel 2021. Aronadio riesce a cogliere piccoli ma decisivi dettagli, esplora una variazione del ‘rapporto con il tempo’ e della paura della perdita del suo controllo, cogliendo momenti di vissuto autentico.

29 gennaio-1 febbraio 2026
LE ASSAGGIATRICI – Drammatico
Regia di Silvio Soldini – Italia, Belgio, Svizzera, 2025 – 123′
con Elisa Schlott, Max Riemelt, Alma Hasun

Rosa Sauer, insieme ad altre sei donne, viene costretta per anni a sedere a tavola per assaggiare il cibo destinato ad Adolf Hitler con lo scopo di verificare che non sia avvelenato. Silvio Soldini porta sullo schermo il romanzo premio Campiello di Rosella Postorino, a sua volta ispirato alla vera storia di Margot Wölk: un film rigoroso e doloroso, che ragiona sul paradosso delle “soldatesse” hitleriane costrette a rischiare la morte mangiando. Le assaggiatrici non è solo un film ambientato in un altro tempo che ci porta a riflettere sulle dinamiche oppressive passate e sui devastanti effetti della guerra, è anche un film sugli istinti e le pulsioni umane, sulla tensione tra i bisogni primari di ognuno di noi e quelli secondari, condizionati dall’ambiente, dalla cultura e dal potere.

5-8 febbraio 2026
DOWNTON ABBEY – IL GRAN FINALECommedia
Regia di Simon Curtis – Gran Bretagna, USA, 2025 – 123′
con Hugh Bonneville, Jim Carter, Michelle Dockery

La parola chiave in questo terzo episodio è “cambiamento”, come se i personaggi sapessero di essere dentro il gran finale. Dei tre capitoli che hanno portato l’amata serie britannica sul grande schermo è quello più consapevole e perfino sottilmente metatestuale, un congedo nostalgico tra la grazia e la malinconia, quasi mosso dal desiderio di dare pace ai protagonisti e di completarne gli archi narrativi. Downton Abbey: Il Gran Finale non ha solo la funzione di chiudere la trilogia cinematografica che fa da appendice alle sei stagioni, ma conclude un discorso politico e culturale sul crepuscolo di un’intera epoca. Su tutti aleggia il fantasma della matriarca Violet Crawley, la cui morte nel film precedente ha anticipato di poco quella reale della sua interprete, Dame Maggie Smith.

12-15 febbraio 2026  SCELTO DAL PUBBLICO
L’ATTACHEMENT – LA TENEREZZADrammatico 
Regia di Carine Tardieu – Francia, Belgio, 2024 – 106′.
con Pio Marmaï, Valeria Bruni Tedeschi, Vimala Pons

“Qual è la differenza fra amore e attaccamento?”, chiede L’attachement – La tenerezza della regista francese Carine Tardieu, che adatta per il grande schermo il romanzo “L’intimité” di Alice Fernay.
È un film di cui ci si innamora non perché sia perfetto, ma proprio perché racconta l’umana imperfezione con infinita empatia. C’è tanta solidarietà femminile dentro questa storia, non sbandierata e non ovvia, non cartello ideologico ma naturale sostegno “di genere”. C’è tanta solidarietà umana che rompe stereotipi e convenzioni ed esce dal racconto borghese in salsa francese per regalarci il ritratto di un’umanità composita che risponde solo a se stessa, ma non manca di trattare con rispetto e gentilezza chi sente vicino.

19-22 febbraio 2026
LA MIA AMICA EVA Commedia
Regia di Cesc Gay – Spagna, 2025 – 99′
con Nora Navas, Rodrigo De la Serna, Juan Diego Botto

La mia amica Eva è una commedia delicata e deliziosa sul cambiamento. Con grande misura racconta la voglia di vita di una donna che all’alba dei cinquant’anni non vuole arrendersi a una vita priva di emozioni. Senza scene madri, senza melodrammi, senza retorica e senza facili didascalismi, sfila sullo schermo la quotidianità di una donna che si sente stretta nel suo ruolo di madre e moglie, desidera provare sulla sua pelle delle nuove emozioni e uscire dalla noia di un rapporto spento. Nora Navas è l’attrice perfetta per incarnare tutto questo e lo fa con grande equilibrio, in una sequela di momenti buffi, dubbi, indecisioni, incomprensioni, chiusure e riavvicinamenti, e in tutta la girandola emotiva di errori e imperfezioni di cui è fatta la vita, soprattutto sentimentale.

26 febbraio – 1 marzo 2026
IL MAESTRODrammatico
Regia di Andrea Di Stefano – Italia, 2025 – 125′
con Pierfrancesco Favino, Tiziano Menichelli, Giovanni Ludeno

Felice ha 13 anni, un talento per il tennis e un padre pronto a sacrificare ogni cosa per fare di lui un campione. Raul è un ex tennista un tempo arrivato agli ottavi di finale al Foro Italico, ma al momento in cura presso un centro di salute mentale. Un mix tra film sportivo, commedia e storia di formazione che funziona, e trova il suo senso nel rapporto tra i due protagonisti, due “sconfitti” che i due interpreti sono abili a portare su schermo. Con Il maestro Andrea Di Stefano torna alla regia dopo il debutto in L’ultima notte di Amore e affida di nuovo a Pierfrancesco Favino il ruolo centrale del titolo. Confeziona così una storia che sottolinea il valore del fallimento e degli insegnamenti che può comunicarci, diventando un nuovo fondamentale punto di partenza.

5-8 marzo 2026
COME TI MUOVI, SBAGLICommedia
Regia di Gianni Di Gregorio – Italia, 2025 – 97′
con Gianni Di Gregorio, Greta Scarano, Tom Wlaschiha

Un ex professore in pensione vive solo e in pace, finché la figlia tradita torna con i figli: la sua quiete svanisce e la vita cambia del tutto. Come ti muovi sbagli è una parabola sulla fragilità, a cominciare da quella del protagonista che si illude di potersi chiamare fuori dalla vita e le sue grane, per continuare con quella di Sofia che crede di poter rimpiazzare il marito e scopre che gli uomini sui coetanei sono inconsistenti e vacui. E’ sul tiro alla fune fra vita e morte che si assesta il senso più profondo di questa parabola di Di Gregorio, un autore che rallenta e dilata i ritmi e i paradigmi del cinema contemporaneo per ricordarci che nel nostro tempo ci sono ancora spazi di umanità resistente, e narrazioni refrattarie ad ogni manuale di sceneggiatura.

12-15 marzo 2026
AFTER THE HUNT – DOPO LA CACCIAThriller
Regia di Luca Guadagnino – USA, Italia, 2025 – 139′
con Julia Roberts, Ayo Edebiri, Andrew Garfield

Una professoressa universitaria di filosofia si trova a un bivio personale e professionale quando un’allieva lancia un’accusa contro uno dei suoi colleghi e un oscuro segreto del suo passato minaccia di venire alla luce. Luca Guadagnino dirige un thriller che chiede quante verità esistano e chi abbia il potere di sceglierne una come definitiva, dove ogni personaggio diventa al tempo stesso narratore e prigioniero della propria versione dei fatti. After the Hunt – Dopo la caccia affronta temi come consenso, reputazione, identità e memoria, evitando semplificazioni. La struttura narrativa non sembra cercare una verità unica, ma moltiplicare le domande e stimolare le riflessioni. Una Julia Roberts di ammirevole, misuratissima intensità, in una delle sue migliori prove d’attrice.

9-12 ottobre 2025
FOLLEMENTECOMMEDIA
Regia di Paolo Genovese – Italia, 2025 – 97′
con Edoardo Leo, Pilar Fogliati, Claudia Pandolfi

La nostra mente è un posto molto affollato, siamo tutti pluriabitati con tante diverse personalità che devono convivere tra di loro: razionali, romantiche, istintive, a volte folli. Ma chi comanda veramente?
“FolleMente” indaga l’universo emotivo di due adulti alla prova del primo appuntamento. Genovese visualizza e dà voce a tutto quel turbinio di idee, sensazioni ed emozioni che divampano nella mente quando ci si relaziona con l’altro, quando ci si mette in gioco in una relazione. Ne deriva un fuoco di fila di battute di un’ora e mezza, con un cast di attori ben noti al pubblico, ognuno intento ad incarnare un aspetto ben definito del carattere maschile o femminile e a far entrare in contraddizione la coppia centrale interpretata da Edoardo Leo e Pilar Fogliati.

16-19 ottobre 2025
L’AMICO FEDELE DRAMMATICO
Regia di Scott McGehee, David Siegel – USA, 2024 – 119′
con Naomi Watts, Bill Murray, Sarah Pidgeon

Il film è la trasposizione del romanzo “L’amico fedele” di Sigrid Nunez: l’elaborazione del lutto di una scrittrice che perde il suo mentore, l’attraversamento di una crisi creativa senza sbocchi e la fuoriuscita attraverso il confronto con una presenza inattesa, l’alano Apollo. Tra la donna e il cane si innesca un transfert che riporta idealmente in vita Walter: un amico per lei, un padrone per lui, e per entrambi qualcuno la cui assenza ricorderà per sempre la sua vicinanza. Dal vuoto a volte può nascere la vita. Un film raffinato, lieve, emotivo eppure composto nel (ri)elaborare l’accettazione di un dolore che, come sempre accade, crolla sulle spalle di chi resta. Uomo, donna o cane che sia.

23-26 ottobre 2025
SCOMODE VERITA’COMM. DRAMMATICO
Regia di Mike Leigh – Gran Bretagna, Spagna, 2024 – 97′
con Marianne Jean-Baptiste, Michele Austin, David Webber

Pansy è una casalinga cinquantenne che trascorre le sue giornate tra il letto e il divano, dedicandosi alla pulizia maniacale della casa. Pansy è esausta e urla tutto il suo dolore e nervosismo ai suoi cari, compresa la sorella Chantelle. Nel giorno della Festa della Mamma le due sorelle si ritrovano per andare al cimitero e da lì si apre un vaso di pandora torrenziale… Mike Leigh ci consegna un ritratto femminile di grande intensità, che Marianne Jean-Baptiste interpreta magistralmente: una donna accesa dal dolore e dallo sconforto, che spesso deborda in risentimento. Scomode verità è la quintessenza dei film di Mike Leigh: un racconto intimo e sconvolgente su relazioni famigliari distorte dai segreti e le bugie che l’uno ha rispettivamente nascosto o propinato agli altri.

30 ottobre-2 novembre 2025
SPIRIT WORLD – LA FESTA DELLE LANTERNEDRAMMATICO
Regia diEric Khoo – Giappone, Francia, Singapore, 2024 – 105′
con Catherine Deneuve, Yutaka Takenouchi, Jun Fubuki.

Obon è la festa giapponese delle lanterne: una breve finestra nel tempo durante la quale i morti fanno visita ai vivi, in estate. Lo racconta un vecchio giapponese, amante della musica, a Claire Emery, leggendaria cantante francese che ha appena tenuto un concerto sold out a Tokyo e che adesso, in un bar, ha bevuto troppo sakè. E qui comincia il viaggio tra questo e altri mondi, tra i vivi e i morti, tra le stagioni e le emozioni, tra la città e il mare, tra le canzoni che Claire ha cantato e i film che un giovane regista in crisi creativa ha realizzato. Eric Khoo esplora – con parole dello stesso regista – “la scoperta dell’umanità nell’aldilà, oltre l’abisso che separa la morte dalla vita, dove troviamo ciò che resta delle anime, della redenzione, dell’amore e degli angeli custodi”.

6-9 novembre 2025
100 LITRI DI BIRRACOMMEDIA
Regia di Teemu Nikki – Finlandia, Italia, 2024 – 88′
con Pirjo Lonka, Elina Knihtilä, Ville Tiihonen

La sahti è una birra molto forte aromatizzata al ginepro che si produce preferibilmente in casa seguendo metodi secolari. Una tale istituzione, in Finlandia, da poterci fare su un film un po’ comico e un po’ tragico in cui emergono i tanti caratteri di un popolo: il suo lato scatenato e distruttivo, la sua latente insoddisfazione, il suo complicato rapporto con l’alcol, la sua anima travolgente, divertente, crudelmente disperata. Le due sorelle Taina e Pirkko ne sono apprezzate produttrici: ma quando la terza sorella gliene chiede cento litri per il proprio matrimonio, iniziano i guai. Sensi di colpa inevasi, rivalità quasi letali con i vicini, beffe del destino e irresistibile voglia di assaggiare il prodotto renderanno la fornitura dei cento litri una vera e propria odissea tragicomica.

13-16 novembre 2025
BLACK BAG – DOPPIO GIOCOTHRILLER
Regia di Steven Soderbergh – USA, 2025 – 93′
Con Cate Blanchett, Michael Fassbender, Marisa Abela

Un avvincente spy drama che racconta la storia dei leggendari agenti segreti George Woodhouse e della sua amata moglie Kathryn. George si trova ad affrontare la prova definitiva: la fedeltà al suo matrimonio o al suo paese. “Black Bag” è il termine che descrive un tipo specifico di operazioni di intelligence volte a raccogliere informazioni e tutti. In Black Bag, sembrano esibire lo scarto tra l’essere macchine e l’essere umani, tra una vita di menzogne e di dati da accumulare e l’imprevisto capace di far saltare la maschera e la rigida struttura, il momento di verità umana. “Black Bag – Doppio gioco” è prima di tutto un film in cui ci si appassiona agli incastri millimetrici della trama – la risoluzione finale è impeccabile – e alle interpretazioni eccellenti di Blanchett e Fassbender.

20-23 novembre 2025
LA VITA DA GRANDICOMMEDIA
Regia di Greta Scarano – Italia, 2025 – 96′
con Matilda De Angelis, Yuri Tuci, Maria Amelia Monti

Nasce da una storia vera, quella dei fratelli Margherita e Damiano Tercon, che hanno messo in racconto pubblicamente il loro legame, comprese le sfide poste dall’autismo di Damiano e le responsabilità di Margherita come sorella. Più vicino alla commedia di formazione che al dramma esistenzialista, l’opera fluisce con un buon ritmo senza mai dimenticare il binomio efficace di cuore e umorismo, profondità e leggerezza, Oltre a sensibilizzare su temi importanti come autismo, inclusione sociale e autodeterminazione delle persone con disabilità, Scarano ci ricorda che la fratellanza non è un legame scontato: si costruisce giorno dopo giorno concentrandosi sulle potenzialità dell’altro, più che sui limiti o difetti, impegnandosi reciprocamente a supportare più che a sopportare.

27-30 novembre 2025
IL NIBBIODRAMMATICO
Regia di Alessandro Tonda – Italia, 2025 – 109′
con Claudio Santamaria, Sonia Bergamasco, Anna Ferzetti

La storia di Nicola Calipari, Alto Dirigente del SISMI che ha sacrificato la propria vita per salvare quella della giornalista Giuliana Sgrena. Il Nibbio compie un’operazione doverosa nel ricordare un uomo perbene e un professionista rigoroso, scevro da personalismi e presenzialismi . Tonda mette in scena la vicenda Sgrena come una spy story, virando in toni grigi e seppia e dirigendo gli attori come il cast di un thriller. La sceneggiatura punta alla caratterizzazione di Calipari come un uomo di famiglia e di coscienza, evitando ogni superomismo. Il risultato è un racconto solido che si segue con facilità, anche se con amarezza, ben sostenuto dalle interpretazioni di Claudio Santamaria nei panni del Nibbio e di Sonia Bergamasco in quelli di Giuliana Sgrena

4-7 dicembre 2025
INCANTOFAMILY
Regia di Pier Paolo Paganelli – Italia, Belgio, 2025 – 96′
con Vittoria Puccini, Mia McGovern Zaini, Giorgio Panariello

E’ la storia di Margot, una bambina tenuta prigioniera dalla perfida governante Felicia e inconsapevole di essere lei la vera erede della casa del padre, dove Felicia vive in attesa di trovare un modo per vendere la residenza e sbarazzarsi di lei. Un giorno Margot deciderà di fuggire e incontrerà un piccolo circo magico e itinerante che la aiuterà a vedere la vita in un modo diverso. Incanto è una fiaba moderna che esplora temi come l’immaginazione, la gentilezza e la scoperta di sé, con una narrazione che ricorda le favole classiche ma con una prospettiva più contemporanea. Pier Paolo Paganelli costruisce un racconto per famiglie, una riflessione complessa sui temi dell’abbandono, della resilienza e della capacità umana di rinascere anche dopo i traumi più profondi.

11-14 dicembre 2025
MISSION: IMPOSSIBLE – THE FINAL RECKONINGAZIONE
Regia di Christopher McQuarrie – USA, 2025 – 165′
con Tom Cruise, Hayley Atwell, Ving Rhames

Un grande film d’azione, uno spy-thriller dove Hollywood dà il meglio di sé in termini di messa in scena, riprese in esterne mozzafiato, acrobazie aeree e claustrofobiche scene sottomarine. Sotto le azioni e le emozioni, la riflessione su quanto le nostre scelte definiscano chi siamo, toccando temi contemporanei rilevanti e mai tanto spaventosi: minaccia nucleare, intelligenza artificiale, l’ossessione per il potere, per lo status quo. Insomma, l’inquietante cronaca a cui siamo abituati, e che Hollywood cerca di combattere attraverso quel cinema che altro non è che un esplosivo sogno da assaporare, come se fosse un palliativo per ammorbidire una realtà che più spaventosa non si potrebbe.
Tom Cruise domina la scena dalla prima all’ultima inquadratura.

 

O DONNA

O donna, non sei solo opera di Dio, ma anche degli uomini,
che dal loro cuore ti donano sempre più bellezza.
I poeti tessono per te una tela con fili di immagini dorate;
i pittori danno alla tua forma un’immortalità sempre nuova.
Il mare dà le sue perle, le miniere il loro oro, i giardini estivi i loro fiori
per adornarti, coprirti, renderti più prezioso.
Il desiderio dei cuori degli uomini ha sparso la sua gloria sulla tua giovinezza.
Sei per metà donna e per metà sogno.

 

 

 

 

Il Giardiniere 59 – O Donna di Rabindranath Tagore è una poesia che celebra la bellezza delle donne e rende omaggio all’universo femminile. Il poeta evidenzia come le donne siano state il centro dell’attenzione di poeti e artisti che hanno reso la figura femminile una vera opera universale. Tagore tende ad esaltare la sensibilità femminile in tutte le sue forme.
Il poeta bengalese dona un tributo a tutte le donne del mondo nessuna esclusa, un inno che si dovrebbe abbracciare per far sì che il rispetto del genere femminile possa finalmente diventare concreto e universale. Bisognerebbe imparare a memoria i versi di Tagore e diffonderli in ogni parte del Pianeta, iniziando dagli adulti e coinvolgendo bambini e ragazzi, affinché le sue parole possano diventare condivise e riconosciute.
Non si tratta di un’esaltazione superficiale dell’aspetto fisico, ma del riconoscimento di una forza ispiratrice che attraversa la storia culturale dell’uomo.
Rispetto ad altre opere di Tagore, questa poesia appare meno filosofica e più concentrata sull’estetica e sulla fascinazione esercitata dal femminile. Il linguaggio è lineare, armonioso, quasi classico, e riflette anche il clima culturale dell’epoca, ancora influenzato da una visione idealizzata della donna come oggetto di contemplazione e desiderio.
Rabindranath Tagore non celebra la donna perché bella, ma perché capace di trascendere la realtà senza abbandonarla. È questa tensione, tra il mondo reale e quello possibile, a rendere la figura femminile, nella sua poesia, una presenza eterna.

Il Giardiniere 59 – O Donna fa parte del libro The Gardener (Il Giardiniere) di Rabindranath Tagore, pubblicato per la prima volta nel 1913. Proprio nel 1913, Tagore ricevette il Premio Nobel per la Letteratura, diventando il primo non europeo a ottenere tale riconoscimento. Questo rende ‘Il Giardiniere’ un’opera ponte tra l’estetica orientale e la sensibilità occidentale.

 

Fonte: Libreriamo.it

 

MGF

ESSERE VIVI

Essere vivi
essere vivi ora
vuol dire avere sete
essere abbagliati dal sole fra gli alberi
ricordare all’improvviso una melodia
starnutire
tenerti per mano

 

essere vivi
essere vivi ora
vuol dire minigonna
un planetario
Johann Strauss
Picasso
le Alpi
vuol dire imbattersi in tutte le cose belle
e poi
essere attenti e opporsi al male che vi si nasconde

 

essere vivi
essere vivi ora
vuol dire poter piangere
poter ridere
potersi arrabbiare
vuol dire libertà

 

essere vivi
essere vivi ora
vuol dire un cane che abbaia in lontananza ora
la terra che sta girando ora
da qualche parte il primo vagito che si alza ora
da qualche parte un soldato ferito ora
è un’altelena che dondola ora
è l’ora che passa ora

 

essere vivi
essere vivi ora
vuol dire il battito d’ali degli uccelli
vuol dire il fragore del mare
il lento procedere di una lumaca
vuol dire gente che ama
il tepore della tua mano
vuol dire vita

 

(1971)

Il pensiero giapponese talvolta raffigura la metafisica di un attimo, la sospensione del divenire, ci fa accettare, senza domandarci nulla, quel che accade, quello che la nostra vista coglie così senza ragione.
Cogliere ma non vedere non guardare non osservare, semplicemente, essenzialmente dare nomi alle cose, ma forse soltanto nomi senza che le cose davvero esistano.
Attorno a noi ogni evento, ogni dato di realtà, ogni azione ha la sua piena entità, priva però di prima e di poi, quasi una nomenclatura dell’esistente di cui noi prendiamo parte.
E la poesia è come una sequenza di flash, di attimi, di entità che prendono la direzione di un nulla-tutto

SHUNTARŌ TANIKAWA

Il poeta e traduttore, Shuntaro Tanikawa (Tokyo 1931 – 1924) è cresciuto negli anni successivi alla Seconda Guerra Mondiale. Una volta descrisse il clima intellettuale e creativo del Giappone del dopoguerra come cupo ed esistenziale, con i poeti che si allontanavano dai codici e dalle convenzioni della poesia tradizionale.
La poesia di Tanikawa riflette un atteggiamento metafisico e quasi religioso nei confronti dell’esperienza. Con un linguaggio semplice ed essenziale, ha delineato idee profonde e verità emotive. Il suo primo libro, Due miliardi di anni luce di solitudine (1952), fu un bestseller e rimane una delle raccolte di poesie più popolari in Giappone. Tanikawa è diventato uno dei poeti più importanti del Giappone, pubblicando oltre 60 volumi di poesie che comprendono poesie liriche, poesie in prosa analitica, poesie narrative, poemi epici, poesie satiriche e poesie altamente sperimentali.
Tanikawa scrisse sia per bambini che per adulti, e i suoi progetti di traduzione includevano spesso letteratura per l’infanzia; le sue traduzioni di Mamma Oca vinsero il Translation Culture Award nel 1975, e tradusse anche opere di Maurice Sendak, John Burningham e Charles Schulz. Oltre alla poesia, Tanikawa scrisse testi di canzoni e saggi, curò numerose antologie e collaborò a diverse iniziative culturali e artistiche, tra cui le carte divinatorie shintoiste.
Nell’arco di un percorso letterario di quasi settant’anni ha vinto numerosi premi e riconoscimenti, tra cui i prestigiosi “Premio Yomiuri”, “Premio Hanatsubaki”, “Premio Hagiwara Sakutarō”, “Premio Asahi”. Molte delle oltre settanta raccolte di poesia di Tanikawa sono state tradotte e pubblicate in numerose lingue, tra cui inglese, italiano, francese, tedesco, spagnolo, cinese. In italiano, nel 2011, è stata pubblicata la raccolta d’esordio Una solitudine di due miliardi di anni luce (Bulzoni Editore, Roma), seguito dalla Raccolta Minimal (dei Merangoli, Roma, 2019)

 

Fonti: Indipendenteonline + varie

 

MGF

 

Commedia
Regia di HIKARI- Giappone, USA, 2025 – 103′
con Brendan Fraser, Paolo Andrea Di Pietro, Takehiro Hira

 

 

 

 

 

UNA COMMEDIA UNIVERSALE CHE RIESCE NELL’IMPRESA DI APRIRE I CUORI E CONTAGIARE SPERANZA IN CHI GUARDA.

Philip è un attore americano di alterne fortune che da anni vive e lavora in Giappone.
Un giorno gli propongono di lavorare per un’agenzia che fornisce figuranti a noleggio per assistere i cari, chiedere scusa a mogli, fingersi parenti, e così via. Si chiama “Rental Family” e malgrado i dubbi iniziali Philip inizierà ad amare questo nuovo mestiere mirato ad aiutare il prossimo, benché a pagamento. Le cose si complicheranno non poco quando scoprirà a sue spese che non sarà facile evitare di affezionarsi ai clienti e chiudere definitivamente i rapporti con loro.
Hikari sceglie a più riprese di far combaciare il punto di vista del suo personaggio con quello del pubblico, una scelta che premia: il suo Philip è un uomo solo, che vive da sette anni in un Paese che non è il suo, e dalla finestra osserva le vite degli altri, piene di vita e di relazioni. Quando gli propongono di fare il figurante a “noleggio familiare” per dei perfetti sconosciuti storce il naso e avanza dubbi morali, però quando inizia a farlo capisce una cosa importante: la vita diventa più colorata quando si riesce ad aiutare il prossimo, al di là di ogni moralismo.
C’è chi ha bisogno di noleggiare una persona per solitudine, chi affitta uno sposo per accontentare genitori tradizionalisti e guadagnarsi la libertà di amare chi vuole, chi cerca un padre per poter iscrivere la propria figlia a una delle scuole più prestigiose e selettive di Tokyo, chi chiede di poter assistere un padre malato di Alzheimer che è anche un attore famoso.
Tutto raccontato in chiave di commedia, intesa nel senso originario di genere onnicomprensivo capace di abbracciare ogni tipo di sentimento, anche lo sconforto più totale. Il confine tra il mentire e l’aiutare si polverizza a ogni scena, i dilemmi etici emergono accanto all’urgenza di fare qualcosa di concreto per gli altri. Il che comporta anche sacrifici, rinunce personali, scelte azzardate: Phillip cambierà prospettiva sulle cose, trovandosi in continua difficoltà nell’uscire veramente dai personaggi che interpreta. Si ritroverà a mantenere promesse suo malgrado e persino a sfidare la legge pur di esaudire un ultimo desiderio non suo.
Nell’era dell’individualismo sfrenato, Hikari riesce a firmare un film toccante, tenero, garbato sul diritto a rendere felice il prossimo e sul bisogno di relazioni umane autentiche. Una commedia originale, mainstream e universale che sfida la retorica del buonismo senza mai rinunciare all’ironia, riuscendo nell’impresa di aprire i cuori e contagiare speranza in chi guarda, ricordando che in ogni parte del mondo e a ogni età non ci si salva mai da soli.
A tutto questo si aggiunge il fascino magnetico e irresistibile del Giappone, dall’architettura urbana di Tokyo – i grattacieli, i templi, i piccoli ristoranti in legno, le strade affollate – all’esplosione di natura nipponica incontaminata in una missione segreta del protagonista che non sveleremo, ma che colpisce dritto al cuore.

Claudia Catalli – Mymovies

Tematiche: Solitudine e Alienazione Moderna, Finzione vs Verità, Identità in Affitto, Cultura Giapponese e Apparenza, Legame Emotivo Autentico


Rental Family. Nelle vite degli altri riesce a toccare alcune corde emotive con grande grazia e delicatezza, un classico feel-good movie che parte da uno spunto narrativo già visto ma comunque adatto a ricreare situazioni divertenti senza appesantire il discorso e senza alcun tipo di “critica sociale” evidente.


Hikari sceglie un tono capace di oscillare tra leggerezza e profondità, alternando momenti ironici a scene di intensa introspezione. Il film non giudica mai i suoi personaggi, ma li accompagna con uno sguardo empatico, demolendo progressivamente quel muro che separa la menzogna dal sincero desiderio di fare del bene. Perché, quando una finzione produce conforto reale, possiamo davvero definirla solo un inganno?


Rental Family è un’opera luminosa e sincera. È sfacciatamente sentimentale, certo, a tratti quasi ricorda il cinema di Frank Capra, ma io lo trovo un piccolo tesoro che contiene dentro di sé un intreccio delicato e intelligente di commedia, ironia, dramma e confusione culturale.

Recensioni
3,8/5 MyMovies
3,8/5 Sentieri Selvaggi
3,5/5 ComingSoon

 

QUANDO L’AMORE SI PAGA A ORE: IL FENOMENO DELLE “RENTAL FAMILY” GIAPPONESI

 

Il Giappone è un Paese unico nel suo genere per quella contiguità tra tradizione e modernità, che garantisce servizi di qualsiasi genere, per quasi ogni bisogno. Tra i più particolari il “rental family service”, noto anche come “professional stand-in service” ovvero il servizio di un attore professionista “in affitto”.

 

A partire dagli Anni ‘80/‘90 queste agenzie “affittano” degli attori per interpretare il ruolo dell’amico, di un parente, di un fidanzato/a o di un collega di lavoro per eventi mondani o per semplice compagnia. Attualmente sono centinaia le società che offrono questi servizi in Giappone, come la “Family Romance” o la “Hagemashi-tai”, e il prezzo per qualche ora varia dai 150 ai 300 dollari, in base anche al ruolo. I clienti possono anche scegliere l’età dell’attore, il suo aspetto fisico e il suo modo di comportarsi.

 

 

Uno dei primi servizi di “rental family” risale alla fine degli Anni ’80 ed è riconducibile alla “Japan Efficiency Corporation” guidata da Satsuki Oiwa, azienda nata inizialmente per formare dipendenti aziendali, ma che dal 1991 iniziò a offrire anche il “noleggio” di attori professionisti per matrimoni, funerali e altri eventi sociali. In un anno arrivarono ad avere 21 clienti, una lista d’attesa di più di 84 persone e 400 curriculum di attori che volevano il lavoro. Numerose sono le testimonianze, anche sui social, di gente che “noleggia” un fidanzato, una mamma, una nonna, una sorella, anche solo per un giorno, per vivere un rapporto che non hanno mai potuto sperimentare.

 

Tra i vari esempi di “rental family” troviamo l’agenzia “New Start”, un’organizzazione no-profit “rental sister”. Il processo è simile a quello della “rental family”, ma si diversifica perché fornisce specificatamente supporto agli “Hikikomori”, le persone che soffrono di estremo isolamento sociale. Il ruolo di queste donne è quello di fornire supporto per convincere, senza pressioni, i clienti a uscire di casa.

 

Uno dei servizi più particolari in questo campo è quello del “Do-Nothing Rental man”, letteralmente l’uomo che non fa nulla. L’idea è nata da Shoji Morimoto, precedentemente un Hikikomori, che ha capito che l’unica cosa che amava fare era il nulla. Ha iniziato, quindi, a mettersi sul mercato a disposizione delle persone che vogliano parlare con qualcuno dei loro problemi senza pesare sulla famiglia o semplicemente frequentare luoghi o compiere azioni che da soli non farebbero.
In una società come quella giapponese, dove le apparenze devono essere perfette per potersi integrare con gli altri, la pressione sociale è sempre più alta e ciò spinge le persone a cercare soluzioni che possano, anche se temporaneamente, alleviare quella pressione. Ma il movente sembrerebbe essere soprattutto il bisogno di un affetto costruito sui gesti e sulle parole, invece che sui beni materiali.

 

 

Insomma, che sia per vivere un’esperienza diversa o sopperire a una qualche mancanza, sta di fatto che il servizio di “rental family” si è ampiamente sviluppato in Giappone, per poi espandersi anche in altre parti del mondo, tanto da essere rappresentato anche nei film e nelle serie tv come un fenomeno tipico.
Alla Festa del Cinema di Roma è stato presentato “Rental Family – Nelle vite degli altri”, il film diretto da Hikari, con Brendan Fraser, che racconta proprio di questo mondo a noi ancora sconosciuto.

Fonte: Ladiscussione.com

 

MGF