
Regia di Gianni Di Gregorio – Italia, 2025 – 97′
con Gianni Di Gregorio, Greta Scarano, Tom Wlaschiha
UNA PARABOLA SULLA FRAGILITÀ CHE CI RICORDA CHE CI SONO ANCORA SPAZI DI UMANITÀ RESISTENTE
Romano, classe 1949, Gianni Di Gregorio ha debuttato tardi dietro alla macchina da presa. Nel 2008 firma la sua opera prima, la commedia “Pranzo di ferragosto”, raccogliendo consensi di critica e pubblico, vincendo anche il David di Donatello come miglior regista esordiente. Negli anni sono seguiti titoli sullo stesso tracciato che ne hanno confermato abilità, umorismo acuto e respiro poetico: “Gianni e le donne” (2011), “Lontano lontano” (2019) e “Astolfo” (2022). A Venezia82 – Giornate degli Autori ha presentato il nuovo film “Come ti muovi, sbagli”, di cui è regista e sceneggiatore (il copione è firmato con Marco Pettenello), una metafora sulla terza età, colta tra affanni familiari e desiderio di sentimenti. Oltre a Di Gregorio, nel cast anche Greta Scarano, Tom Wlaschiha e Iaia Forte.
La storia. Roma oggi, un professore ultrasettantenne trascorre placidamente le sue giornate da pensionato scandite da una certa routine. All’improvviso sua figlia Sofia fa ritorno a casa dalla Germania portando con sé i due figli preadolescenti: ha scoperto che il marito Helmut l’ha tradita e non vuole più saperne di lui. Al professore non rimane che occuparsi dei nipoti, provare a consigliare tanto la figlia quanto il genero, e al contempo a salvare la sua amicizia con Giovanna, messa a dura prova dalla sua indecisione e dalle incombenze familiari…
“C’è una cosa – dichiara il regista – della quale noi umani a quanto pare, non possiamo fare a meno: la famiglia. Infatti, cosa c’è di più bello della famiglia? E cosa c’è di più impegnativo della famiglia, con il suo incommensurabile carico d’amore che schiaccia ogni velleità personale, ogni anelito di libertà e di pace? Questo film è dedicato alla famiglia e dunque all’amore, questa forza che ci fa fare cose che non avremmo mai creduto di poter fare, rendendoci allo stesso tempo formichine al lavoro ma anche eroine ed eroi epici”.
Di Gregorio ci regala un altro puntuale sguardo sulla società odierna, servendosi come sempre della sua consueta cifra dolce e semiseria. Ci racconta ancora una volta l’ultima stagione dell’esistenza, la terza età, tra ripetitività, stanchezze varie ma anche un vibrante desiderio di vita, dove c’è posto ancora per amare ed essere amati. L’autore, con stile accorto e brillante, tratteggia un protagonista ancora una volta vicino alla propria età, esplorandone bene la condizione tra luci e chiaroscuri. Il suo sguardo per lo più è rivolto alle tonalità calde, quelle della fiducia e della speranza. Il professore vive in un guscio, in una comfort zone, da cui è scosso dalla figlia Sofia con figli e problemi al seguito, che lo spingono a cercare soluzioni per tutti, soprattutto a preservare i propri spazi di autonomia e a trovare il coraggio di cogliere le tenerezze dell’amore.
“Come ti muovi, sbagli” è una commedia simpatica e gentile, all’apparenza semplice ma a ben vedere segnata da una chiara densità tematica. Un racconto che scivola via su un copione ben scritto, che coniuga realismo e umorismo garbato, regalando suggestioni acute e divertenti. Un cinema che si apprezza con facilità, per la sua scorrevolezza ma anche per i suoi lampi di poesia quotidiana.
Recensione della Commissione Nazionale Valutazione Film della Conferenza Episcopale Italiana
Tematiche: Amicizia, Amore-Sentimenti, Animali, Anziani, Donna, Educazione, Famiglia, Famiglia – genitori figli, Matrimonio – coppia, Metafore del nostro tempo, Politica-Società
Come ti muovi, sbagli è una commedia umana, elegante senza compiacimenti, dolceamara senza cinismo, capace di farci ridere piano e di farci pensare piano, con quella mitezza che oggi appare quasi rivoluzionaria. Ci ricorda che è meglio inciampare che restare fermi, che l’imperfezione è la nostra forma, che il disordine, accolto senza timore, può rivelarsi inattesa forma di felicità.
In Come ti muovi, sbagli, Di Gregorio mantiene la sua semplicità e la sua leggerezza. È ancora più divertente perché non cerca la pietà ed è soprattutto inserito in una storia più solida e stratificata rispetto, per esempio, al precedente Astolfo. Per questo film come questo sono anime fragili dal cuore puro da conservare con cura e affetto. Perché ci saranno forse altri momenti della nostra vita che avremo bisogno di Come ti muovi, sbagli.
Di Gregorio non ha bisogno di scene clamorose: indugia su dettagli minimi, lascia parlare i silenzi, si affida al ritmo dei gesti quotidiani. È un cinema che non dichiara, ma suggerisce; che non impone, ma apre spazi di riflessione.
Recensioni
3/5 MyMovies
3,7/5 Sentieri Selvaggi
3,4/5 ComingSoon
SI VIVE DI PIÙ E MEGLIO. LA TERZA ETÀ È SEMPRE PIÙ CORTA
Campiamo di più e il bello è che gli anni aggiunti rispetto ai nostri predecessori si piazzano nella mezza età, allungandone i tempi e il vigore. Non sono cioè gli ultimi anni di vita, i più disagiati, che si protraggono. Occorre allora che cambiamo nella nostra opinione il concetto di vecchiaia e guardiamo con altra considerazione alle età di 75 e 80 anni. Ad affermare questi aggiornamenti sui nostri cicli di vita è la professoressa Tania Rantanen, dell’Università di Jyväskylä in Finlandia, alla fine di un confronto, insieme a un gruppo di collaboratori, tra le persone di età 75-80 anni oggi e i loro “coetanei” di 30 anni fa, negli anni ’90. Lo studio è stato pubblicato sui Journals of Gerontology.
Procedendo con le misurazioni all’interno della Facoltà di Sport e di Scienze della salute, hanno constatato che la forza muscolare, la sveltezza nel camminare, la rapidità delle reazioni, la facilità nel discorrere, il modo di ragionare così come la memoria di lavoro negli attuali 75-80enni sono significativamente molto migliori che negli anziani nati tanti anni prima.
«Una maggiore attività fisica e l’aumento della dimensione del corpo spiegano il modo di camminare più svelto e la maggiore forza muscolare degli attuali anziani – osserva la dottoressa Kaisa Koivunen – mentre la maggiore ragione sottostante alle differenze nelle abilità cognitive dipende dagli studi più prolungati». Aggiunge il ricercatore Matti Munukka: «Il gruppo nato più tardi è cresciuto e è vissuto in un mondo diverso rispetto ai predecessori, in cui si sono verificati molti cambiamenti favorevoli. Il che include una migliore alimentazione, maggiore igiene, miglioramenti nel campo della salute e del sistema scolastico, un più facile accesso all’istruzione e una vita di lavoro migliore».
In più, possiamo aggiungere, gli attuali 75-80enni non hanno attraversato le tragedie della seconda guerra mondiale, che segnò le vite di chi era vecchio negli anni ’90 del Novecento. I risultati dello studio finlandese suggeriscono che l’aumentata aspettativa di vita va di pari passo con molti più anni da vivere in buone condizioni fisico-mentali nelle età finali. Riprende la professoressa Rantanen:
«I risultati raggiunti dimostrano che noi abbiamo un’idea datata della vecchiaia. La maggior parte degli anni guadagnati si aggiungono a quelli della vita di mezzo e non molti all’estrema parte dell’esistenza. Tuttavia la vera vecchiaia arriva ad età sempre più alte. Le conseguenze alla fine sono due: un prolungamento degli anni in salute verso età più avanzate che in passato, ma anche l’aumento di persone davvero molto vecchie che non sono autosufficienti e richiedono cure esterne».
«E’ uno studio confortante e plausibile. Ed è importante che il miglioramento sia globale: fisico e cognitivo – commenta il professor Raffaele Antonelli Incalzi, presidente della Società italiana di Geriatria e Gerontologia. – Fondamentale è la maggiore scolarità, poi gli stili di vita, le molte relazioni. Anche se compiuto in un paese così nordico come la Finlandia, diciamo pure che i risultati si possono generalizzare a tutto l’Occidente. C’è eterogeneità in Europa per quanto riguarda gli ultimi anni di vita.». Continua il professor Antonelli Incalzi: «C’è poi il problema della pensione: col lavoro qui si passa dal tutto al nulla. Nei paesi scandinavi non si limitano a garantire un buon tenore di vita ai pensionati, ma a offrire forme flessibili di attività».
Fonte: Fondazione Veronesi


Nate tra il 1965 e il 1980, appartengono a quella che in America viene definita Generazione Sandwich: sono le donne che, oggi, hanno circa 50 anni e si trovano dinanzi a un incrocio irripetibile di passaggi cruciali della vita, tra i figli adolescenti, l’arrivo della menopausa e i cambiamenti del corpo, le asperità del lavoro e i genitori anziani, sempre meno autonomi e più bisognosi di aiuto.
A raccontarle nel libro Le schiacciate, edito da Solferino, è Laura Turuani, psicoterapeuta dell’Istituto Minotauro di Milano, che parte dalle testimonianze raccolte durante la sua carriera per analizzare questa condizione femminile e illustrarne l’impatto psicofisico.

La vittoria di Wimbledon 2025, che lo ha consacrato tra i più grandi della storia del tennis italiano e internazionale, ha segnato uno spartiacque. Non solo per il valore sportivo dell’impresa, ma per l’impatto simbolico che ha avuto. Un italiano che vince il torneo più prestigioso del mondo, sull’erba sacra di Londra, con eleganza e freddezza, è qualcosa che va oltre la cronaca sportiva.
Questo “effetto-Sinner” ha avuto ripercussioni concrete anche sul territorio: iscrizioni ai circoli di tennis in crescita, aumento di investimenti nel settore, maggiore copertura televisiva e giornalistica. Il tennis è finalmente tornato a essere uno sport di primo piano, trascinato da un ragazzo che comunica soprattutto con le racchette, non con le parole.




