Regia di Pablo Larraín – Germania, USA, Emirati Arabi Uniti, Italia, 2024 – 123′
con Angelina Jolie, Pierfrancesco Favino, Alba Rohrwacher

 

 

 

 

 

 

MENTRE LA CALLAS STAVA SVANENDO, RESTAVA SOLO “MARIA”

Il regista cileno Pablo Larraín ha presentato all’81ma Mostra del Cinema della Biennale di Venezia (2024), il suo terzo ritratto femminile dedicato a una donna celebre e iconica del XX secolo, segnata però da una storia tragica, tra solitudine e scontro con il mondo mediatico. Dopo le sofisticate istantanee dedicate a Jackie Kennedy e Diana Spencer – “Jackie” (2016), “Spencer” (2021) -, arriva “Maria” sulla diva della lirica Maria Callas. Non un biopic piano e convenzionale, ma un ritratto della diva sulla soglia della morte, stanca e sola, che riavvolge il nastro dei ricordi e delle emozioni di un’intera vita, compresi i traumi che ne hanno segnato il percorso. Interprete su cui poggia la struttura narrativa è la Premio Oscar Angelina Jolie, che con questo film prova a riprendersi la scena a Hollywood. A completare il cast Pierfrancesco Favino e Alba Rohrwacher nei panni dei fidati collaboratori della Callas, Ferruccio e Bruna.
Settembre 1977, Maria Callas si è ritirata dalle scene. Vive nel suo appartamento di Parigi avvolta dalle cure dei suoi collaboratori Ferruccio e Bruna. Sono giorni di tormento, che la diva cerca di attenuare con l’aiuto dei farmaci. I numerosi successi sul palcoscenico la tengono in vita, la spronano a sognare di tornare ancora una volta a cantare in pubblico. Nel mentre, si concede a una lunga intervista in cui lascia affiorare lampi di carriera, parentesi familiari ad Atene e pagine di amore tormentato con l’armatore Aristotele Onassis…
“Maria Callas – ha dichiarato il regista – [è] la più grande cantante lirica di tutti i tempi (…). Questa è la storia dei suoi ultimi giorni, una celebrazione raccontata attraverso i ricordi e gli amici, e soprattutto attraverso il suo canto”. Del film di Larraín colpiscono anzitutto la costruzione narrativa, che poggia sulla valida sceneggiatura di Steven Knight: scandagliando umori, fantasmi e fragilità della Callas nell’ultimo valzer prima della morte, fa riaffiorare dal passato memorie e ricordi come suggestioni oniriche. Memorie spesso giocate in uno splendido bianco e nero. La regia di Larraín gira come sempre solida e avvolgente, forte anche di una chiara esperienza in questa tipologia di racconti biografici segnati da originalità, introspezione e raffinatezza. Angelina Jolie veste gli abiti della Callas con grande attenzione e rispetto, provando a uscire dal perimetro della facile mimesi fisica per spingersi ad abitare stati d’animo lividi e dolenti di una creatura luminosa assediata da troppe ombre e angosce. La Jolie descrive l’affanno interiore della Callas e al contempo lascia librare il suo straordinario talento artistico.
Infine, sotto il profilo stilistico è da lodare la scelta del regista di concedere ampio spazio alla componente musicale, alle varie arie interpretate dalla soprano. E anche se tutto nel film non sempre procede in maniera fluida o convincente, si coglie con chiarezza il desiderio di fondo di rendere omaggio a una grande artista che si è spenta troppo presto, in un bozzolo di solitudine.

Recensione della Commissione Nazionale Valutazione Film della Conferenza Episcopale Italiana

Tematiche: Amicizia, Amore-Sentimenti, Arte, Dialogo, Dolore, Donna, Famiglia, Malattia,
Metafore del nostro tempo, Morte, Musica, Psicologia, Solidarietà, Storia


Pablo Larraín continua ad arricchire il suo personale Olimpo glamour di figure femminili novecentesche, tutte legate da alcuni tratti comuni: l’instabilità dei rapporti amorosi e una testarda determinazione nel sottolineare la loro centralità dentro le storie, grandi e più piccole che hanno abitato.


“C’è il teatro nella mia testa”, dice sempre Maria, ed è un palcoscenico anche questo film, dalla prima all’ultima scena, dove le quinte si aprono e si chiudono per mostrare, come dice il medico tapino che la Callas mette costantemente alla porta, che è tutta una questione di vita e di morte, ma che a teatro la vita e la morte coesistono sempre, sono finte, sono verissime.


Per portare sullo schermo questo dramma ci voleva una grande attrice. Se, su carta, Angelina Jolie, per la scarsissima somiglianza con la vera cantante, non sembrava la scelta più adatta, su schermo tutto cambia. Erano anni che l’interprete non brillava così al cinema.I movimenti delle mani, i respiri e soprattutto gli occhi della Jolie sono magnetici e strazianti. Nel finale, in un crescendo di dolore, è difficile non commuoversi. Questa potrebbe essere la prova migliore di tutta la sua carriera.


Recensioni
3,4/5 MYmovies
3,2/5 Sentieri selvaggi
4/5 Cineforum

 

MARIA CALLAS, LA PIÙ GRANDE VOCE LIRICA DELLA STORIA

 

«Esiste il prima Callas e il dopo Callas» disse un giorno il regista Franco Zeffirelli. «Era quasi una persona immortale incarnata nell’arte lirica» aggiunse in seguito il maestro Riccardo Muti.
Maria Callas – al secolo Maria Anna Sofia Cecilia Kalogheropoulos – nasce a New York il 2 dicembre 1923. I suoi genitori, George ed Evangelia, erano immigrati greci che, al momento del battesimo della figlia, accorciarono il loro cognome in Callas. Più forte del destino – aveva 5 anni quando venne investita da un’auto: rimase in coma per circa un mese – a 7 anni la piccola Maria inizia a prendere lezioni di piano classico mostrando di avere un innato lato artistico e musicale. Maria si dimostrò abile nel canto drammatico: grazie a quella voce, sua mamma Evangelia spinge la figlia a intraprendere la carriera vocale.

Nel 1937, in piena adolescenza, Maria raggiunge la Grecia a seguito della separazione dei genitori. Lei segue la madre e la sorella ad Atene, ed è proprio nella capitale greca che la Callas inizia a studiare canto con Elvira de Hidalgo in un famoso conservatorio. Ancora studentessa, Maria esordisce sul palco nel 1939 in una produzione scolastica di Cavalleria Rusticana mandando in visibilio il pubblico. Nel 1941 interpreterà il suo primo ruolo importante in Tosca: fu un successo strepitoso.

 

 

Durante la Seconda Guerra Mondiale, la Callas fatica a trovare ruoli, anche perché viene accusata di collaborazionismo poiché aveva cantato anche con compagnie dirette da tedeschi e italiani. A metà degli anni Quaranta torna così a New York dove il tenore Giovanni Zenatello nell’agosto del 1947 la scrittura per la Gioconda di Ponchielli all’Arena di Verona. Pur non rivelandosi un grande successo, quel ruolo fu per Maria l’occasione di incontrare l’industriale Giovanni Battista Meneghini che si innamora di lei a prima vista. L’uomo si propone di farle da manager, una scelta vincente: grazie alla loro unione, la Callas diventerà presto l’idolo di tutti i teatri. I due si sposano nel 1950.

 

Sebbene la sua voce affascinasse il pubblico – a tal punto di essere ribattezzata l’Usignolo greco – con l’aumentare della sua fama, la Callas sviluppò la reputazione di diva capricciosa ed esigente e fu soprannominata anche La Tigre.
Tra il 1952 e il 1954 Maria Callas interpreta 7 opere entrando nel mito. A colpire il pubblico – oltre alla sua voce unica (si diceva che fosse dotata di “tre voci”, per descrivere la sua eccezionale estensione vocale) fu anche il suo repentino cambiamento fisico: perse 28 chili. Da grassoccia e sgraziata divenne un simbolo di eleganza.

 

Nel 1954, la Callas fece il suo debutto americano in Norma alla Lyric Opera di Chicago. La parabola artistica e personale della Callas iniziò nel 1957, quando conobbe l’armatore greco Aristotele Onassis.
Tra i due nacque una relazione: la cantante trovò in lui quella leggerezza che mai visse da giovane.
Nel 1958 le vicende personali si intrecciarono ad alcune debacle artistiche dovute a un calo della voce e a diverse interruzioni delle sue esibizioni. Durante gli anni ’60, la voce di Maria Callas, un tempo stellare, iniziò infatti a vacillare sensibilmente. Sebbene si ritirò formalmente dalle scene all’inizio degli anni ’60, la Callas fece un breve ritorno ad esibirsi con la Metropolitan Opera a metà decennio. La sua ultima rappresentazione operistica fu in Tosca al Covent Garden di Londra il 5 luglio 1965, alla presenza della regina madre Elisabetta.

 

Ripetutamente tradita, nel 1968 Maria Callas si separò definitivamente da Aristotele Onassis quando quest’ultimo scelse di sposare l’ex first lady americana Jacqueline Kennedy. Tale epilogo causò un’inguaribile tristezza alla Callas che cominciò ad alternare periodi di depressione a momenti di sublime eccellenza artistica. Nel 1969 la soprano recitò nel film Medea, e si innamorò del regista italiano Pier Paolo Pasolini, che resterà sempre suo grande amico e un amore impossibile.

 

 

 

Il 16 settembre 1977, a soli 53 anni, Maria Callas morì improvvisamente e misteriosamente nella sua casa di Parigi in quello che si credeva fosse stato un attacco di cuore. Il suo arresto cardiaco era legato alla complicazione di alcune malattie che aveva avuto sin da bambina. Da tempo soffriva di insonnia e aveva sviluppato una dipendenza da metaqualone, un sedativo che dà effetti simili a quello dei barbiturici. Il suo cuore era a pezzi.

 

 

 

MGF

 

PRIMO CLASSIFICATO

Giovelli Maria Francesca

MOTIVAZIONE: Poesia dai toni vagamente crepuscolari dove la rappresentazione della realtà diviene mezzo per l’incontro col ricordo in cui sensazioni, sogni e passioni sono sublimate con malinconica nostalgia.
I versi divengono così per l’autore e per noi che li leggiamo mezzo di confessioni e di analisi del proprio mondo interiore.
La rima alternata conferisce al componimento un ritmo ben equilibrato che si coniuga armonicamente alla dimensione quasi onirica del testo.

IL GERANIO ROSSO

Il vento strappava nuvole brevi,
perdeva lacrime sul verde prato
e mentre nella sera tu piangevi
il freddo d’inverno era arrivato.

Gli occhi guardavano la collina
dove avevi vissuto i primi anni
cercavi le tracce di te bambina,
orme perse sotto il filo dei panni.

Ma quel sentiero fino alla scuola
attende da anni i tuoi brevi passi
e quel sogno nel cuore che consola
alza ancora la polvere tra i sassi.

C’è sempre il geranio rosso nel secchio
e il cane nero che piange la sera,
il tino colmo d’acqua si fa specchio
e il tuo viso, riflesso, torna com’era.

 


 

SECONDO CLASSIFICATO

Giorgio Baro

MOTIVAZIONE: Il testo si presenta come una lettera a un bimbo…non ancora nato.
Il futuro nonno vorrebbe accogliere il bimbo in un ambiente migliore, dove i campi siano fecondi, i prati siano ricchi di viole e l’acqua sia pura.
Le belle immagini della natura sono intenzionalmente messe in contrasto con gli aspetti negativi che purtroppo caratterizzano il mondo odierno.
Tutti noi, perciò, che viviamo in questa” terra violentata”, siamo chiamati ad agire in modo responsabile per trasmettere alle future generazioni un mondo migliore.

A TE QUANDO VERRAI

Figlia o figlio di mio figlio,
che ora non sei seme né nome,
quando verrai ti accoglierò
su questa terra violentata,
madre malgrado, madre pietosa.
Per te colorerò cieli di sole
e nubi senza piogge acide,
ti lascerò campi fecondi,
tappeti di viole a primavera,
boschi e polle d’acqua pura.
A te che sarai tutto io devo,
perché con amore e orgoglio
possa tenerti tra le braccia
e cullare i tuoi sogni bambini
sereni all’ombra d’una pergola.


 

TERZO CLASSIFICATO EX-AEQUO

Fabiola Ballini

MOTIVAZIONE: La poesia è una riflessione su ciò che definisce il confine tra la vita quotidiana e il ricordo, ovvero su quella linea sottile costituita dalla percezione dolce-amara del vissuto che incide piccoli segni sul volto, sulle mani, nella mente, nel cuore di ognuno.
Le sensazioni accompagnano, infatti, la vita di tutti e, alla fine, la lirica riporta all’essenza vera di affetti e ricordi che rendono ogni essere umano unico e irripetibile.

CONFINI

Sono così sottili e fragili
le linee tratteggiate sulle mie mani
confini, di un fulcro dolente
anelante dolcezza.

Ho sfiorato il viso emaciato di mia
madre che, abbarbicato al mio cuore,
tracciava un crudele testamento.

Voglio scostarmi dal triste
frustare di fronde contro le pareti
dell’anima e perdermi
nei colori esplosi
lungo gli argini del fiume..

Voglio farmi accarezzare
dal vapore dell’alba
e camminare,
senza chiedere perché…

E’ un groviglio di ricordi
Il sentiero in solitaria,
preludio di una meta, senza confini.

L’essenziale, è già qui.


 

TERZO CLASSIFICATO EX-AEQUO

Maria Francesca Giovelli

MOTIVAZIONE: Quartine ben organizzate, verso sapiente adatto a esprimere il pensiero dolente e mesto di fronte al dolore per l’ennesima vittima della furia dell’uomo: la natura accarezza e avvolge la ragazza (la pioggia…soltanto ti sfiora e si appoggia…), il mondo si copre di un velo, quasi si ferma e il vento dona ali nuove per salire al cielo che si fa azzurro.
L’uomo, invece, nella frenesia del suo vivere quotidiano, non riesce a sentire quel grido, il grido di quella ragazza e di tutte le altre.
Il mondo si ferma, l’umanità no: è sempre solo la natura che trattiene l’eco di quel grido fra le spine del roseto.

ALI NUOVE
(Per Aurora: giovane vittima di femminicidio)

Ottobre piange, grigio di pioggia,
ma l’acqua oggi non lava la pena,
soltanto ti sfiora e si appoggia
e bagna il tuo volto di bianca falena.

Questo tempo non ascolta il tuo grido
che rimbalza tra finestre e balconi
e ti ha lasciato cadere nel vuoto attutito
dalla strada coi suoi mille frastuoni.

Il cuore batte in un ultimo assolo
mentre il mondo si copre di un velo,
poi ali nuove ti rialzano in volo
nello spazio alto e azzurro del cielo.

Anima leggera vibri ora nel vento
su un bianco roseto plani più piano
ma nelle spine rimane un lamento;
è quell’eco del tuo grido lontano.


 

PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA

Bruno Bianco

MOTIVAZIONE: Lessico che attinge da più aree semantiche dando prova di capacità linguistiche e confidenza con il testo poetico grazie anche a pregnanti immagini metaforiche.
La poesia passa in rassegna i tempi che furono e quelli che sono attraverso un metro libero e vario nei versi, mentre la rima sciolta conferisce al testo un tono colloquiale di denuncia
Sulla strada verso la collina tutto inizia e tutto termina, attraverso l’universo femminile che trova spazio nella storia anche a prezzo della vita.
Il monoverso finale, ripetuto altre due volte all’interno di due strofe dove tutto pare confuso o annichilito senza soluzione di continuità, è la chiusa che segue la fioritura del mandorlo e lascia sperare in un riscatto dell’umanità: da una situazione positiva può accadere che si riceva il doppio di quello che si sperasse, tradotto dal quinario del penultimo verso che si proietta nel decasillabo dell’ultimo.

LA FIORITURA DELLE DONNE

Sulla strada vero la collina, iniziarono all’alba
falangi macedoni lanciate come schegge
mentre aerei alleati bombardavano la terra.

Testuggini di legioni romane marciavano sul prato
e brigate partigiane mitra al collo correvano
affrontando veterani della legion straniera.

Caschi blu dell’Onu presidiavano la piana
e la Decima Mas repubblichina rastrellava i braccianti
sotto cariche impietose del settimo cavalleggeri.

Forze di pace della Nato costruivano check point
e vietcong dalla macchia uscivano coperti
davanti a spade dei Crociati brandite sui cavalli.

Sulla strada verso la collina finì tutto nella notte
Le donne guardavano agli amori scomparsi
ai bambini mai nati e alle amiche stuprate

Adesso donne nuove risalgono la strada
tra sforzi di lavoro
e travagli di famiglia

Nel sentiero della piana
tra le meliga dei campi
nonna aveva un mandorlo secco

Ora è fiorito

Sulla strada verso la collina

PRIMO CLASSIFICATO

Gloria Falciglia

Motivazione: La poesia “Nell’universo”, grazie alla rima baciata e alla semplicità lessicale, si presenta come una musicale filastrocca. Il contenuto, invece, quasi in contrasto con la forma così lineare, offre profondi spunti di riflessione su tematiche importanti e attuali.
La giovane autrice sogna, come tutti noi dovremmo, di abolire ogni guerra e pervenire a una vera e pacifica unione di tutti gli uomini, perché ” c’è posto per tutti nell’ universo “.
Molto tenero il pensiero sui bambini che hanno,” tutti”, il diritto di giocare e avere una famiglia da amare.

 

NELL’UNIVERSO

Cammino scalza sulla terra
sognando un mondo senza la guerra
dove tutti i bambini possono giocare
e vivere in una famiglia da amare.
E non importa se tu sei diverso,
perché c’è posto per tutti nell’universo


SECONDO CLASSIFICATO

Giulia Morandi

Motivazione: Nel mondo contemporaneo le sollecitazioni provenienti dal mondo reale e virtuale sono molteplici e differenti. Tutte possono avere aspetti positivi o negativi, ma la scelta personale e consapevole può concorrere a cambiare il mondo. La poesia è una riflessione etica sull’importanza di come a ogni età saper scegliere sia cosa essenziale e di come il buon esempio sia il primo insegnamento alla scelta consapevole per le giovani generazioni.

 

L’UOMO LA TERRA E L’UNIVERSO IN UNA CONTEMPORANEITA’ CONSAPEVOLE

Il mondo di oggi non e’ banale
Ci troviamo in mezzo
Tra reale e virtuale

L’uomo deve scegliere
Cosa amare e curare
La terra con la natura e le persone
O la rete in prima visione

Si può coltivare la scienza
E dell’universo aumentare la conoscenza
Ma anche internet ci può aiutare
Se il mondo vogliamo migliorare

E se agiamo sempre con il cuore
Reale o virtuale sarà pieno d’amore


 

TERZO CLASSIFICATO

Adem Lalistuu Mohammed – Riccardo Boggi – Helena Manzi – Martino Maria Megale – Bianca Maria Lucrezia Rainoldi

Motivazione: Si fa sera in spiaggia e i bambini lasciano i giochi (“il secchiello riposa”) e osservano la natura che si prepara per la notte: il sole al tramonto colora tutto di arancione, il vento solleva la sabbia, la barca riposa cullandosi sulle onde, gli ultimi raggi del sole ispirano gli innamorati: componimento spontaneo ma che fa intravedere la cura con cui sono cercate le parole, le rime e le armonie per descrivere un momento magico come quello del tramonto.

 

IL TRAMONTO SUL MARE

Quando il mare si veste d’arancio
e le nuvole coprono il sole
il silenzio avvolge ogni cosa
e il secchiello vuoto riposa.

Gli ombrelloni si chiudono stanchi
mentre i pesci si muovono in banchi
il vento gioca con la sabbia bagnata
e scopre una conchiglia assonnata.

La barca dondola sul mare increspato
guardando l’orizzonte sconfinato
come bimbi si rincorrono le onde
lasciando delle orme profonde.

E galleggiano gli ultimi raggi ramati:
è il momento degli innamorati.


 

PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA

Classe 5^A

Motivazione: La Giuria conferisce un PREMIO SPECIALE alla Poesia “Il mondo che vorremmo”, perchè è un canto corale che ben esprime i pensieri dei bambini e il loro desiderio di vivere in un mondo pulito in cui la Natura sia “madre” rispettata.
I “puntini vaganti” che aprono il primo verso, sono i mondi delle mille galassie e, nella nostra, gli uomini, i bambini stessi e tutti gli esseri viventi sulla Terra hanno voce e chiedono un luogo in cui sentirsi al sicuro e felici.

 

IL MONDO CHE VORREMMO

E noi puntini vaganti
ci divertiamo a giocar con le stelle
scoprendo nuove galassie
che ci abbracciano come sorelle.

Immaginiamo un mondo pulito
avvolto da un bianco vestito
con ruscelli che scorron sui fianchi
per buttarsi nei mari mai stanchi.

E un panda di nuovo felice
che gusta tranquillo un germoglio
nella casa finalmente trovata
in una foresta mai stata tagliata.

Gli elefanti di un grigio leggero
che marciano senza pensiero
gazzelle e zebre protette
che saltano come cavallette.

Il nostro mondo si sveglia guarito
senza più macchie sul suo vestito
e sbadiglia guardando estasiato
l’arcobaleno appena arrivato.

 

MGF

                           

 

Il tema di quest’anno, “L’Uomo, la Terra e l’Universo in una contemporaneità consapevole”, ha ispirato versi profondi e riflessivi. Maria Francesca Giovelli ha conquistato il primo premio tra gli adulti, premiati anche bambini e ragazzi della scuola Tommaseo. Benedetta Sarrica ha sottolineato l’importanza della poesia come strumento per abitare il mondo con consapevolezza e meraviglia.
Un pomeriggio di bellezza e consapevolezza ha illuminato la premiazione del concorso “Sole d’Autunno”, giunto alla sua XXI edizione e tenutosi sabato 24 maggio al Fratello Sole, davanti a un pubblico emozionato e partecipe. Il tema scelto quest’anno, “L’Uomo, la Terra e l’Universo in una contemporaneità consapevole”, ha stimolato riflessioni profonde e versi potenti, capaci di raccontare l’oggi con lo sguardo rivolto all’infinito.

La cerimonia, intensa e toccante, ha visto il trionfo di Maria Francesca Giovelli, vincitrice del primo premio nella sezione Adulti, che si è distinta anche con un secondo componimento ex aequo al terzo posto, seguita da Giorgio Baro di Torino e Fabiola Ballini di Verona. Il Premio della giuria è stato assegnato a Bruno Bianco di Montegrosso d’Asti, per l’originalità e la forza evocativa dei suoi versi.

Nella sezione dedicata ai più piccoli, si è imposta Gloria Falciglia della classe V°C della scuola Tommaseo, davanti alla compagna di classe Giulia Morandi, mentre il terzo posto è stato assegnato congiuntamente ad Adem, Manzi, Megale e Rainoldi della V°A, che si è aggiudicata anche il Premio della giuria per un intenso lavoro collettivo.

La voce e l’anima del concorso, Benedetta Sarrica, ha illustrato lo scopo dell’iniziativa: «È un concorso a tema che ha l’obiettivo di aiutare a vivere la bellezza e l’essenza di ciò che ci circonda, riconoscendo nella vita di ciascuno il contenuto e il contenente di un istante». E ancora: «Le poesie ricevute quest’anno, sezione adulti, raccontano di una nostalgia della bellezza, di muri da frantumare, e di una immensa solitudine nell’incapacità di rapportarsi agli altri».

Colma di gratitudine, emozione e senso di responsabilità verso le nuove generazioni, Benedetta ha voluto dare risalto anche alle voci più giovani: «Le poesie dei bambini e dei ragazzi commuovono perché raccontano di noi bambini-adulti e di ciò che abbiamo perso. Parlano del cielo, della terra, della Luna e della famiglia, riconoscono la natura sofferente e, implicitamente, sottolineano la responsabilità di noi grandi che diventa al contempo rammarico e sprone».

Il momento più poetico è arrivato proprio grazie al lavoro dei più piccoli, che Benedetta ha descritto con una metafora che è già immagine: «Nelle poesie dei bambini e ragazzi ci sono poi lavori di gruppo che pensiamo come piccoli stormi a cinguettare sull’acqua di una fontana». E infine, con la sua voce limpida, ha dichiarato ciò che rappresenta l’essenza del concorso: «Il nostro intento è sottolineare il bisogno di poesia e come essa faccia parte del nostro respirare nel mondo».

Il “Sole d’Autunno” continua dunque a splendere, alimentando con parole autentiche una semina silenziosa ma potente, che anno dopo anno coltiva consapevolezza, meraviglia e senso di appartenenza al mistero dell’esistere.

 

Laura Vignati – Il Bustese

 

Link all’articolo originale:

https://www.ilbustese.it/2025/05/25/leggi-notizia/argomenti/scuola-3/articolo/luomo-la-terra-e-luniverso-premiati-i-poeti-del-sole-dautunno-nella-xxi-edizione-de.html

 

Regia di Emmanuel Courcol – Francia, 2024 -103′
con Benjamin Lavernhe, Pierre Lottin, Sarah Suco

 

 

 

 

 

DUE FRATELLI DIVISI DALLA VITA SCOPRONO L’ESISTENZA L’UNO DELL’ALTRO E IMPARANO A VOLERSI BENE ATTRAVERSO LA MUSICA.

Presentato al Festival di Cannes 2024 e alla 19ª Festa del cinema di Roma (2024), “L’orchestra stonata” (“En Fanfare”) è il terzo lungometraggio del regista e attore francese Emmanuel Courcol. Nel 2020 con “Un triomphe” il regista aveva raccontato la sofferenza, e il riscatto, di un attore caduto in disgrazia che si trova a mettere in scena uno spettacolo in prigione, storia vera che ha trovato la sua trasposizione in italiano in “Grazie ragazzi”, diretto da Riccardo Milani e interpretato da Antonio Albanese. Courcol usa di nuovo un’espressione artistica, in questo caso la musica, per raccontare una storia di rapporti personali che vira sul sociale, intrecciando legami familiari, lavoro, opportunità e destino.
La storia. Il quarantenne Thibaut è un celebre direttore d’orchestra che un brutto giorno scopre di essere malato di leucemia. Facendo indagini sulla compatibilità dei familiari scopre di essere stato adottato e di avere un fratello di sangue, Jimmy, operatore di una mensa sociale che vive in provincia e suona il trombone nella banda comunale. Non potrebbero essere più diversi: il direttore è colto e raffinato, un filo saccente, Jimmy è scontroso, istintivo e orgoglioso, ma entrambi amano la musica. Dopo un iniziale, comprensibile, sbandamento emotivo – Thibaut si sente tradito dalla sua famiglia che gli ha nascosto l’adozione e Jimmy guarda con indifferenza, se non con astio, il fratello ritrovato, che nella lotteria delle adozioni sembra aver estratto il biglietto vincente – i due trovano un accordo: dopo il trapianto di midollo ognuno andrà per la sua trada. Tuttavia, superata l’emergenza, Thibaut, sentendosi immeritatamente favorito dalla sorte, vuole riparare all’ingiustizia e aiuta il fratello spronandolo ad esprimere il proprio talento musicale (scopre con immenso stupore, e un pizzico d’invidia, che Jimmy è dotato dell’orecchio assoluto) e lo convince ad accettare la direzione della banda musicale di cui fa parte, dandogli anche alcune lezioni.
Tra brani classici, jazz e marce, confessioni e rimpianti, alti e bassi, il rapporto tra i due fratelli cresce, ma il destino, ancora una volta, si mette in mezzo e spariglia le carte: a Jimmy non resta che regalare a Thibaut una travolgente e corale esecuzione del “Bolero” di Ravel.
A dispetto del titolo (italiano) “L’orchestra stonata”, Courcol ha diretto un’opera ben accordata, che alterna sapientemente dramma e commedia, in una scrittura misurata, empatica ed essenziale, pudica nel raccontare la malattia di Thibaut e l’infanzia difficile di Jimmy. Ed è il suo pregio, ma per certi versi anche il limite: molte piste aperte – c’è la crisi di un’azienda con la lotta degli operai per non perdere il lavoro – avrebbero meritato un maggiore approfondimento, ma sono proprio queste “divagazioni sul tema” a tenere il film lontano dal “già visto”, dalla lacrima facile, ma, attenzione, non dalla commozione. La perfetta interpretazione di Benjamin Lavernhe (Thibaut) e Pierre Lottin (Jimmy) fa il resto. “L’orchestra stonata” è una garbata commedia a vocazione popolare, nel senso più nobile del termine.

Recensione della Commissione Nazionale Valutazione Film della Conferenza Episcopale Italiana

Tematiche: Amore-Sentimenti, Arte, Disabilità, Educazione, Famiglia – fratelli sorelle, Famiglia – genitori figli, Malattia, Musica, Solidarietà-Amore


L’amore per la musica a fungere efficacemente da cerniera, in un mosaico di brani che vanno da Ravel ad Aznavour passando per il jazz, e un discorso sul rapporto tra scelta e casualità (anche crudele) dell’esistenza che, evitando enfasi e pietismi, ha il coraggio di imboccare le vie meno facili e consolatorie.


…il grande cinema popolare, quello sorridente e commovente insieme, che arriva al pubblico senza essere melenso o troppo retorico. ‘En fanfare’ (così in originale) tiene insieme generi diversi e mette al centro la musica come insostituibile punto d’incontro/scontro tra due fratelli


Recensioni
3,7/5 MYmovies
3,5/5 Movieplayer
3,6/5 Sentieri selvaggi

 

LA MUSICA CLASSICA INCONTRA IL CINEMA

2001: ODISSEA NELLO SPAZIO (1968)

Al primo posto non può che esserci il capolavoro fantascientifico di Stanley Kubrick. Anno 1968, il regista del Bronx rivoluziona il genere. Sul bel Danubio blu di Johann Strauss accompagna la navicella alla stazione spaziale dove il dottor Floyd prenderà la coincidenza per la luna. Also sprach Zarathustra di Richard Strauss apre e chiude l’opera e inframezza di tanto in tanto quando c’è il colpo di genio.

 

 

 

APOCALYPSE NOW (1979)

Non c’è niente di meglio di Wagner per un attacco aereo nella giungla vietnamita. Con la Cavalcata delle Valchirie, Francis Ford Coppola regala al mondo intero una delle scene più famose e belle di Apocalypse Now. Come nella mitologia norrena, uno stormo di diavoli e demoni, in questo caso elicotteri e marines, si solleva da terra e raggiunge la meta da radere al suolo.

 

 

 

C’ERA UNA VOLTA IN AMERICA (1984)

Nel momento in cui Noodles e la sua banda scambiano i bambini all’ospedale, la Gazza Ladra di Rossini guida i loro movimenti. Una delle pochissime volte in cui Leone si affida ad un autorità come Rossini e non a Morricone.

 

 

 

IL GATTOPARDO (1963)

La scena del ballo fra Claudia Cardinale e Burt Lancaster è a dir poco meravigliosa. Il ritmo di quell’intesa artistica nel salone dorato è scandito da Giuseppe Verdi e il suo Valzer brillante.

 

 

 

 

IL SILENZIO DEGLI INNOCENTI (1991)

Hannibal Lecter (Hopkins) sta ascoltando un’aria di Bach, tratta dalle Variazioni Goldberg, quando due secondini si avvicinano alla sua cella per dargli un vassoio con la cena. Tutto è apparentemente calmo, ma sappiamo benissimo che la musica classica usata da Jonathan Demm ne Il silenzio degli innocenti serve a nascondere qualcos’altro: è naturalmente l’astuto piano del cannibale per fuggire.

 

 

 

SHERLOCK HOLMES: GIOCO DI OMBRE (2011)

Nel secondo episodio diretto da Guy Ritchie, si instaura maggiormente la geniale complicità del genio e l’odio fra Holmes (Downey Jr.) e il professor James Moriarty (Harris). I due astuti personaggi creati da Sir Arthur Conan Doyle, sono sempre a tanto così dall’uccidersi, o almeno da scontrarsi decisivo.
L’astuto Holmes, capisce che il suo rivale è astuto tanto quanto lui, quando fallisce nel suo intento di sventare l’attentato a Parigi e la bomba esplode lo stesso, lasciando il detective inglese sconsolato e il perfido Moriarty gongolante e soddisfatto. Il momento di tensione durante quel primo scontro, è scandito dagli istanti finali dall’opera di Mozart, Don Giovanni.

 

 

EXCALIBUR (1981)

Excalibur, film del 1981 diretto da John Boorman, il regista di Un tranquillo weekend di paura. Degna di nota è la scena della lunga cavalcata dei soldati e l’attacco sanguinario. In questo caso, i Carmina Burana di Carl Orff calzano proprio a pennello.

 

 

 

 

UP (2009)

Un gran pezzo di musica classica per uno dei film firmati Disney Pixar più belli che si potessero realizzare. Up è la storia di un povero vecchietto rimasto solo nella piccola casa dopo la morte dell’amata moglie. A scandire i primi minuti della giornata, dopo la sveglia mattutina, è il pezzo Habanera, tratto dalla Carmen di Bizet.

 

 

 

 

MGF