
Regia di Cesc Gay – Spagna, 2025 – 99′
con Nora Navas, Rodrigo De la Serna, Juan Diego Botto
UNA COMMEDIA GARBATA SUL CAMBIAMENTO E SU UNA DONNA CHE MOLLA TUTTO A 50 ANNI PER PROVARE NUOVE EMOZIONI
Eva è una consulente editoriale spagnola che sta per compiere 50 anni e un giorno per caso, durante una trasferta di lavoro a Roma e una chiacchierata con uno sceneggiatore sconosciuto, si rende conto che la sua vita matrimoniale dopo 25 anni di nozze non la soddisfa più. Semplicemente ha voglia di provare emozioni nuove e una sera ha il coraggio di comunicarlo al marito Victor. La sua vita cambia, i suoi figli si adattano alle novità come possono e lei, senza clamori, inizia a sperimentare nuove esperienze e incontrare nuove persone tramite appuntamenti anche improbabili, fino a rincontrare lo stesso sceneggiatore che aveva conosciuto a Roma. Ma ora è tutto diverso, lei è una donna diversa, e le cose possono ancora cambiare. È una commedia delicata e deliziosa sul cambiamento, La mia amica Eva. Con grande misura racconta la voglia di vita di una donna che all’alba dei cinquant’anni non vuole arrendersi a una vita priva di emozioni.
Perché trasformare radicalmente la propria vita si può anche a cinquant’anni, anche quando i Tampax non servono più (per citare una gustosa scena della commedia) e la menopausa incombe, anche quando si ha pudore di provare un barlume di desiderio per uno sconosciuto (nel caso della protagonista Alex, uno sceneggiatore incontrato in una trasferta professionale). Senza scene madri, senza melodrammi, senza retorica e tanto meno facili didascalismi, sfila sullo schermo la quotidianità di una donna che si sente stretta nel suo ruolo di madre e moglie, desidera provare sulla sua pelle delle nuove emozioni e uscire dalla noia di un rapporto spento. Ce la mette tutta, si rimette in gioco a cinquant’anni, si assume la responsabilità e il rischio di una scelta importante, e per questo viene puntualmente giudicata dalla società, perché “osa” rompere un matrimonio. Senza aver tradito, senza avere un altro uomo o un piano b, se non vivere con autenticità ciò che resta di se stessa.
Nora Navas è l’attrice perfetta per incarnare tutto questo e lo fa con grande equilibrio, diretta da un regista, Cesc Gay, che non appare minimamente interessato a firmare l’esilarante commedia pop ridanciana del momento e neppure uno struggente dramma intimista autoriale, ma un sussurro di commedia romantica garbata che, nella sua semplicità, sa conquistare chi guarda con la sua forte umanità. Declinandola in una sequela di momenti buffi, dubbi, indecisioni, incomprensioni, chiusure e riavvicinamenti, e in tutta la girandola emotiva di errori e imperfezioni di cui è fatta la vita, soprattutto sentimentale. “Ain’t no cure for love”, ci ricorda Leonard Cohen in un finale che chiude il cerchio di evoluzione della protagonista, che potrebbe essere la versione cresciuta di Hafsia Herzi di Tu mérites un amour. In quel film l’attrice, anche regista, interpretava una ragazza in cerca dell’amore e del tipo giusto, che cercava attraverso una serie di avventure e appuntamenti con sconosciuti.
Qui, in un certo punto del film, accade lo stesso, ma è l’età della protagonista a cambiare, e non è così comune vedere considerato e narrato su grande schermo il desiderio femminile, passati i cinquant’anni. Lo ha fatto Sophie Hyde con Il piacere è tutto mio, ma lì Emma Thompson aveva a che fare con un gigolò, qui l’oggetto del desiderio – mai esploso, ed è la forza del film, fuggire al già visto e alle banalità – è uno sceneggiatore (lo interpreta Rodrigo de la Serna). Un uomo normale, come Eva, come il pubblico che guarda, e come il salvifico amico di Eva, che con la sua battuta darà il titolo al film.
Claudia Catalli – Mymovies
Tematiche: ricerca di sé, sfide e incertezze del cambiamento, desiderio di libertà e nuove emozioni, romanticismo, fragilità dei rapporti umani.
Senza Nora Navas, attrice davvero squisita e sensibile, questo film non esisterebbe: lei porta nel personaggio l’ironia sulla menopausa, il piacere di mettersi in gioco, il desiderio di farsi stupire, anche una bellezza non artefatta intonata all’età.
Sofisticato senza eccedere nel patinato, La mia amica Eva è capace di dosare dialoghi e situazioni ben orchestrate con l’effetto che scatenano nei protagonisti, silenzi e imbarazzi, con un cast di ottimi attori e non di bellezze da catalogo. Film impeccabile.
La mia amica Eva è, in definitiva, una commedia sentimentale che riesce nell’impresa più difficile: essere lieve senza superficialità, ironica senza cinismo, dolce senza zucchero. Racconta il desiderio di ricominciare quando tutto sembra fermo, la malinconia di ciò che si perde e la gioia improvvisa di ciò che ritorna. Un film che invita a ridere di sé e a riconoscersi, con la grazia di chi sa che la vita, a volte, sorprende davvero.
Recensioni
3,4/5 MyMovies
3,6/5 Sentieri Selvaggi
3,5/5 ComingSoon
LE DONNE DELLA “GENERAZIONE X” O “SANDWICH”
Nate tra il 1965 e il 1980, appartengono a quella che in America viene definita Generazione Sandwich: sono le donne che, oggi, hanno circa 50 anni e si trovano dinanzi a un incrocio irripetibile di passaggi cruciali della vita, tra i figli adolescenti, l’arrivo della menopausa e i cambiamenti del corpo, le asperità del lavoro e i genitori anziani, sempre meno autonomi e più bisognosi di aiuto.
A raccontarle nel libro Le schiacciate, edito da Solferino, è Laura Turuani, psicoterapeuta dell’Istituto Minotauro di Milano, che parte dalle testimonianze raccolte durante la sua carriera per analizzare questa condizione femminile e illustrarne l’impatto psicofisico.
«Oltre ad appartenere anch’io a questa generazione, lavorando con gli adolescenti ho contatto quotidiano con i genitori, spesso con madri che si mettono in discussione. Così, ho avuto modo di percepire una stanchezza inedita in queste donne che, diventate madri tardi perché prima hanno investito tempo, energia e soldi in altri ruoli, si trovano a dover affrontare il peso di essere allo stesso tempo madri, mogli, figlie, senza alcun cedimento. Queste donne sono schiacciate dalla molteplicità dei pesi, aggravata dalla società dell’ipercontrollo che ci chiede di essere sempre multitasking e performanti. Per tale motivo, temono di non essere adeguate. Hanno “superpoteri”, ma avvertono il peso della responsabilità.
Le “schiacciate” sono giunte alla maternità cariche di aspettative melense che lasciavano poco spazio all’ambivalenza e molto al senso di colpa. Anche la menopausa per loro è stato un tabù. Hanno proceduto per prove e errori, correndo per arrivare dappertutto. […] Sono state le prime a crescere dando per scontato il diritto/dovere di lavorare, difendendo le stesse ambizioni e opportunità dei colleghi. Con grande ottimismo, si sono inserite in un contesto lavorativo prettamente maschile, sperimentandosi in tutti gli ambiti, ma ben presto si sono rese conto di non essere così attese, in un mondo immobile da troppi decenni. Da qui scaturisce il senso di stanchezza: premono di meno l’acceleratore della professione, procedono per inerzia, a velocità limitata, forse per il timore di rimanere senza benzina, paradossalmente più in preda alle insicurezze che alla solidità. Dopo una vita vissuta di corsa, ci si può consentire di rallentare e usare l’esperienza accumulata per guardare in modo inedito passato, presente e futuro. Sostenute da una maggiore consapevolezza e un’autostima finalmente ritrovata, possono raggiungere un nuovo equilibrio, con una maggiore centratura su sé stesse. In questa fase della vita, in cui le madri, spesso, si trovano ad affrontare il complesso periodo della menopausa, da alcuni definita come una seconda adolescenza proprio per il subbuglio ormonale che provoca, la paura di invecchiare porta alla ricerca affannosa di soluzioni per allontanare il declino. Nella nostra società narcisistica, tante donne ricorrono alla chirurgia estetica e a un abbigliamento casual per illudersi di sembrare più giovani, ma bisogna ben comprendere che il tempo non si può fermare, invecchiare è un privilegio e non è soltanto una questione di estetica. La solitudine, in queste fasi di cambiamento psicofisico, può rivelarsi pericolosa facendo scaturire sintomi ansiosi-depressivi. Per tale motivo sostengo sia fondamentale instaurare un legame di sorellanza tra donne che, in tal modo, non si sentono sbagliate né tantomeno le uniche ad affrontare questi momenti di fatica, ma trovano rifugio nel dialogo, nel conforto del confronto. Senza tralasciare l’importanza del sostegno della società, dei compagni di vita, per intraprendere un percorso di rinascita, senza più la paura di perdere pezzi»
Fonte: MInotauro.it
MGF


La vittoria di Wimbledon 2025, che lo ha consacrato tra i più grandi della storia del tennis italiano e internazionale, ha segnato uno spartiacque. Non solo per il valore sportivo dell’impresa, ma per l’impatto simbolico che ha avuto. Un italiano che vince il torneo più prestigioso del mondo, sull’erba sacra di Londra, con eleganza e freddezza, è qualcosa che va oltre la cronaca sportiva.
Questo “effetto-Sinner” ha avuto ripercussioni concrete anche sul territorio: iscrizioni ai circoli di tennis in crescita, aumento di investimenti nel settore, maggiore copertura televisiva e giornalistica. Il tennis è finalmente tornato a essere uno sport di primo piano, trascinato da un ragazzo che comunica soprattutto con le racchette, non con le parole.






La tenerezza è un’emozione complessa e profondamente umana che si manifesta attraverso sentimenti di affetto, protezione e amore verso un’altra persona o un essere vivente. Dal punto di vista neuroscientifico, la tenerezza è associata all’attivazione di sistemi cerebrali legati alla cura e all’attaccamento, tra cui il sistema limbico, che coinvolge strutture come l’ipotalamo e l’amigdala. Psicologicamente, la tenerezza può rafforzare i legami sociali e promuovere comportamenti altruistici e di supporto.
La dopamina, un neurotrasmettitore associato al piacere e alla ricompensa, viene rilasciata, creando sensazioni di benessere. L’ossitocina, spesso chiamata “ormone dell’amore”, gioca un ruolo cruciale, promuovendo i legami sociali e comportamenti di cura. L’attivazione dell’area tegmentale ventrale (VTA) e del sistema limbico contribuisce a queste esperienze positive, rinforzando l’attaccamento e la connessione emotiva con gli altri.
Questa emozione è associata a sentimenti di piacere, calore e soddisfazione emotiva. La tenerezza può migliorare il benessere generale e la qualità della vita, favorendo una maggiore connessione emotiva e relazioni più forti e gratificanti. La natura positiva della tenerezza contribuisce a ridurre lo stress e a promuovere un senso di tranquillità e appagamento.
Highclere Castle (Hampshire):
Bampton (Oxfordshire):
Basildon Park (Berkshire):
Richmond Theatre (Londra):
Bridgewater House (Londra):

Great Yorkshire Showground: