
Regia di Pablo Larraín – Germania, USA, Emirati Arabi Uniti, Italia, 2024 – 123′
con Angelina Jolie, Pierfrancesco Favino, Alba Rohrwacher
MENTRE LA CALLAS STAVA SVANENDO, RESTAVA SOLO “MARIA”
Il regista cileno Pablo Larraín ha presentato all’81ma Mostra del Cinema della Biennale di Venezia (2024), il suo terzo ritratto femminile dedicato a una donna celebre e iconica del XX secolo, segnata però da una storia tragica, tra solitudine e scontro con il mondo mediatico. Dopo le sofisticate istantanee dedicate a Jackie Kennedy e Diana Spencer – “Jackie” (2016), “Spencer” (2021) -, arriva “Maria” sulla diva della lirica Maria Callas. Non un biopic piano e convenzionale, ma un ritratto della diva sulla soglia della morte, stanca e sola, che riavvolge il nastro dei ricordi e delle emozioni di un’intera vita, compresi i traumi che ne hanno segnato il percorso. Interprete su cui poggia la struttura narrativa è la Premio Oscar Angelina Jolie, che con questo film prova a riprendersi la scena a Hollywood. A completare il cast Pierfrancesco Favino e Alba Rohrwacher nei panni dei fidati collaboratori della Callas, Ferruccio e Bruna.
Settembre 1977, Maria Callas si è ritirata dalle scene. Vive nel suo appartamento di Parigi avvolta dalle cure dei suoi collaboratori Ferruccio e Bruna. Sono giorni di tormento, che la diva cerca di attenuare con l’aiuto dei farmaci. I numerosi successi sul palcoscenico la tengono in vita, la spronano a sognare di tornare ancora una volta a cantare in pubblico. Nel mentre, si concede a una lunga intervista in cui lascia affiorare lampi di carriera, parentesi familiari ad Atene e pagine di amore tormentato con l’armatore Aristotele Onassis…
“Maria Callas – ha dichiarato il regista – [è] la più grande cantante lirica di tutti i tempi (…). Questa è la storia dei suoi ultimi giorni, una celebrazione raccontata attraverso i ricordi e gli amici, e soprattutto attraverso il suo canto”. Del film di Larraín colpiscono anzitutto la costruzione narrativa, che poggia sulla valida sceneggiatura di Steven Knight: scandagliando umori, fantasmi e fragilità della Callas nell’ultimo valzer prima della morte, fa riaffiorare dal passato memorie e ricordi come suggestioni oniriche. Memorie spesso giocate in uno splendido bianco e nero. La regia di Larraín gira come sempre solida e avvolgente, forte anche di una chiara esperienza in questa tipologia di racconti biografici segnati da originalità, introspezione e raffinatezza. Angelina Jolie veste gli abiti della Callas con grande attenzione e rispetto, provando a uscire dal perimetro della facile mimesi fisica per spingersi ad abitare stati d’animo lividi e dolenti di una creatura luminosa assediata da troppe ombre e angosce. La Jolie descrive l’affanno interiore della Callas e al contempo lascia librare il suo straordinario talento artistico.
Infine, sotto il profilo stilistico è da lodare la scelta del regista di concedere ampio spazio alla componente musicale, alle varie arie interpretate dalla soprano. E anche se tutto nel film non sempre procede in maniera fluida o convincente, si coglie con chiarezza il desiderio di fondo di rendere omaggio a una grande artista che si è spenta troppo presto, in un bozzolo di solitudine.
Recensione della Commissione Nazionale Valutazione Film della Conferenza Episcopale Italiana
Tematiche: Amicizia, Amore-Sentimenti, Arte, Dialogo, Dolore, Donna, Famiglia, Malattia,
Metafore del nostro tempo, Morte, Musica, Psicologia, Solidarietà, Storia
Pablo Larraín continua ad arricchire il suo personale Olimpo glamour di figure femminili novecentesche, tutte legate da alcuni tratti comuni: l’instabilità dei rapporti amorosi e una testarda determinazione nel sottolineare la loro centralità dentro le storie, grandi e più piccole che hanno abitato.
“C’è il teatro nella mia testa”, dice sempre Maria, ed è un palcoscenico anche questo film, dalla prima all’ultima scena, dove le quinte si aprono e si chiudono per mostrare, come dice il medico tapino che la Callas mette costantemente alla porta, che è tutta una questione di vita e di morte, ma che a teatro la vita e la morte coesistono sempre, sono finte, sono verissime.
Per portare sullo schermo questo dramma ci voleva una grande attrice. Se, su carta, Angelina Jolie, per la scarsissima somiglianza con la vera cantante, non sembrava la scelta più adatta, su schermo tutto cambia. Erano anni che l’interprete non brillava così al cinema.I movimenti delle mani, i respiri e soprattutto gli occhi della Jolie sono magnetici e strazianti. Nel finale, in un crescendo di dolore, è difficile non commuoversi. Questa potrebbe essere la prova migliore di tutta la sua carriera.
Recensioni
3,4/5 MYmovies
3,2/5 Sentieri selvaggi
4/5 Cineforum
MARIA CALLAS, LA PIÙ GRANDE VOCE LIRICA DELLA STORIA
«Esiste il prima Callas e il dopo Callas» disse un giorno il regista Franco Zeffirelli. «Era quasi una persona immortale incarnata nell’arte lirica» aggiunse in seguito il maestro Riccardo Muti.
Maria Callas – al secolo Maria Anna Sofia Cecilia Kalogheropoulos – nasce a New York il 2 dicembre 1923. I suoi genitori, George ed Evangelia, erano immigrati greci che, al momento del battesimo della figlia, accorciarono il loro cognome in Callas. Più forte del destino – aveva 5 anni quando venne investita da un’auto: rimase in coma per circa un mese – a 7 anni la piccola Maria inizia a prendere lezioni di piano classico mostrando di avere un innato lato artistico e musicale. Maria si dimostrò abile nel canto drammatico: grazie a quella voce, sua mamma Evangelia spinge la figlia a intraprendere la carriera vocale.

Nel 1937, in piena adolescenza, Maria raggiunge la Grecia a seguito della separazione dei genitori. Lei segue la madre e la sorella ad Atene, ed è proprio nella capitale greca che la Callas inizia a studiare canto con Elvira de Hidalgo in un famoso conservatorio. Ancora studentessa, Maria esordisce sul palco nel 1939 in una produzione scolastica di Cavalleria Rusticana mandando in visibilio il pubblico. Nel 1941 interpreterà il suo primo ruolo importante in Tosca: fu un successo strepitoso.
Durante la Seconda Guerra Mondiale, la Callas fatica a trovare ruoli, anche perché viene accusata di collaborazionismo poiché aveva cantato anche con compagnie dirette da tedeschi e italiani. A metà degli anni Quaranta torna così a New York dove il tenore Giovanni Zenatello nell’agosto del 1947 la scrittura per la Gioconda di Ponchielli all’Arena di Verona. Pur non rivelandosi un grande successo, quel ruolo fu per Maria l’occasione di incontrare l’industriale Giovanni Battista Meneghini che si innamora di lei a prima vista. L’uomo si propone di farle da manager, una scelta vincente: grazie alla loro unione, la Callas diventerà presto l’idolo di tutti i teatri. I due si sposano nel 1950.
Sebbene la sua voce affascinasse il pubblico – a tal punto di essere ribattezzata l’Usignolo greco – con l’aumentare della sua fama, la Callas sviluppò la reputazione di diva capricciosa ed esigente e fu soprannominata anche La Tigre.
Tra il 1952 e il 1954 Maria Callas interpreta 7 opere entrando nel mito. A colpire il pubblico – oltre alla sua voce unica (si diceva che fosse dotata di “tre voci”, per descrivere la sua eccezionale estensione vocale) fu anche il suo repentino cambiamento fisico: perse 28 chili. Da grassoccia e sgraziata divenne un simbolo di eleganza.
Nel 1954, la Callas fece il suo debutto americano in Norma alla Lyric Opera di Chicago. La parabola artistica e personale della Callas iniziò nel 1957, quando conobbe l’armatore greco Aristotele Onassis.
Tra i due nacque una relazione: la cantante trovò in lui quella leggerezza che mai visse da giovane.
Nel 1958 le vicende personali si intrecciarono ad alcune debacle artistiche dovute a un calo della voce e a diverse interruzioni delle sue esibizioni. Durante gli anni ’60, la voce di Maria Callas, un tempo stellare, iniziò infatti a vacillare sensibilmente. Sebbene si ritirò formalmente dalle scene all’inizio degli anni ’60, la Callas fece un breve ritorno ad esibirsi con la Metropolitan Opera a metà decennio. La sua ultima rappresentazione operistica fu in Tosca al Covent Garden di Londra il 5 luglio 1965, alla presenza della regina madre Elisabetta.

Ripetutamente tradita, nel 1968 Maria Callas si separò definitivamente da Aristotele Onassis quando quest’ultimo scelse di sposare l’ex first lady americana Jacqueline Kennedy. Tale epilogo causò un’inguaribile tristezza alla Callas che cominciò ad alternare periodi di depressione a momenti di sublime eccellenza artistica. Nel 1969 la soprano recitò nel film Medea, e si innamorò del regista italiano Pier Paolo Pasolini, che resterà sempre suo grande amico e un amore impossibile.

Il 16 settembre 1977, a soli 53 anni, Maria Callas morì improvvisamente e misteriosamente nella sua casa di Parigi in quello che si credeva fosse stato un attacco di cuore. Il suo arresto cardiaco era legato alla complicazione di alcune malattie che aveva avuto sin da bambina. Da tempo soffriva di insonnia e aveva sviluppato una dipendenza da metaqualone, un sedativo che dà effetti simili a quello dei barbiturici. Il suo cuore era a pezzi.
MGF











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