
Regia di Eric Khoo – Giappone, Francia, Singapore, 2024 – 105′
con Catherine Deneuve, Yutaka Takenouchi, Jun Fubuki
UN PONTE TRA ORIENTE E OCCIDENTE, GRAZIE ANCHE ALLA PRESENZA DI UN’ETEREA CATHERINE DENEUVE.
Con una sceneggiatura scritta del figlio Edward che configura una storia di padri e figli che ha probabilmente più di uno spunto autobiografico, Eric Khoo aggiunge un altro capitolo alla sua consistente e variegata filmografia con Spirit World. Attraverso una narrazione rigonfia di scosse ma che non abbandona mai il suo ritmo piano e disteso, il regista realizza un prodotto da esportazione volto però a contaminare di spiritualità orientale il materialismo insito nella moderna cultura dell’Occidente del mondo. E lo fa attraverso il corpo e l’interpretazione di Catherine Deneuve, nel film Claire Emery, celebre cantante transalpina impegnata in un ultimo tour di addio alle scene che tocca anche Tokyo, dove i suoi dischi del passato sono celebri e amatissimi. Un vecchio musicista ora accordatore di pianoforti (Masaaki Sakai) è un suo grande fan, e non si fa sfuggire l’occasione di prendere il biglietto per il concerto, con l’intenzione di farle firmare un disegno realizzato in passato dal figlio. Quest’ultimo (Yutaka Takenouchi) è un regista in grande crisi d’ispirazione, che ha realizzato in passato due film d’animazione ormai cult assoluti, bloccato da una crisi creativa sfociata nell’alcolismo.
Da queste premesse si dipana un racconto che mette in connessione mondi terreni e ultraterreni, con il trait d’union rappresentato dalla festa di Obon, dove per la tradizione nipponica si compie l’incontro e il saluto tra morti e viventi.
Come da tradizione, gli spiriti inquieti che hanno lasciato in sospeso qualcosa al momento del trapasso non abbandonano definitivamente la Terra, ma vagano accompagnando da presso gli affanni e le gioie dei loro cari. Il momento della transizione da un piano astrale all’altro è messo in scena da Khoo con semplicità e naturalezza, un forte sibilo a scuotere i timpani e poi l’immediata osservazione “esterna” del corpo morente, senza più ovviamente la possibilità d’interagirvi.
Si configura quindi in Spirit World una seconda occasione per padri e figli da tempo distanti, o magari anche solo per spiriti affini che non hanno mai incrociato le traiettorie dell’esistenza, come Claire e il suo vecchio fan, che svariati decenni orsono faceva parte di un gruppo di musica “surf” insieme alla sua amata, che aveva abbandonato per amor di carriera lui e il figlio piccolo. I due riusciranno a salvare il ragazzo ormai uomo da un momento di sconforto e da un tentativo di suicidio che riprende pari pari la scena finale del film d’animazione realizzato da quest’ultimo; anche il disegno realizzato da bambino che la cantante autograferà rappresenta una sorta di premonizione a quest’evento, ed ecco che anche passato e futuro diventano vasi comunicanti, molto distanti dalla percezione consequenziale di tempo e spazio che ci è ormai propria. Khoo è capace di trasmettere concetti così “alti” con una naturalezza di tocco derivatagli dall’ormai lunga esperienza, e parimenti ad inserire il soprannaturale tra gli eventi possibili con una credibilità non comune.
L’arte in Spirit World, sia essa musicale o figurativa, è il ponte attraverso cui connettere anime e spazi, tempi e modi: ma, da sola, non basta ad evitare incomprensioni e dolori, e la pacificazione può arrivare soltanto dopo faticosi percorsi di autocoscienza che non finiscono con la fine dell’esistenza, ma possono trovare compimento anche in quel mondo di mezzo che la festa delle lanterne di Obon eterna e celebra, in questo non molto dissimile dal Dia de los Muertos della cultura centro-sudamericana. Un ponte ulteriore dunque, per un’opera che si posiziona fuori da questi tempi cinici ed egotisti, che vuole comunicare l’importanza delle seconde occasioni, del non cadere nel baratro depressivo, del sentirsi vicini e connessi ai propri cari anche quando sembra che ci abbiano abbandonato per sempre. Un ultimo cenno alla prova di Catherine Deneuve, che sembra ragionare su se stessa e sul suo status attraverso il suo ruolo, elegante sia su un palcoscenico teatrale sia mentre abbraccia/non abbraccia un semisconosciuto sulla spiaggia: non sappiamo in quanti altri film reciterà, ma questo sarebbe un perfetto passo d’addio.
Donato d’Elia – Quinlan.it
Tematiche: vita e morte, lutto, comunicazione tra mondi, solitudine, cultura giapponese, redenzione e seconde occasioni
Ambientato in un Giappone che il regista singaporiano osserva e comprende sempre più dall’interno e sempre meno da forestiero, il film è un’esplorazione intima di elaborazioni del lutto e legami famigliari compromessi. L’empatia del regista (e sceneggiatore) verso la materia trattata è l’architrave su cui si regge l’intera operazione, che sacrifica ogni vezzo stilistico sull’altare dell’indagine emotiva.
Khoo costruisce una storia semplice, in cui i fantasmi rappresentano la leggerezza e la poesia, ai limiti della retorica, e regalano malinconia ma anche credibilità a personaggi di cui ci si affeziona, con una Deneuve lontana dalla sua proverbiale razionalità ironica e sarcastica.
“Spirit World” è un viaggio tra questo e altri mondi, tra i vivi e i morti, tra le stagioni e le emozioni, tra la città e il mare, tra le canzoni che Claire ha cantato, quelle che Yuzu avrebbe voluto comporre e i film realizzati da Hayako.
Un viaggio intelligente, garbato, vivissimo, nel corso del quale i protagonisti vengono a patti con la loro vita, i loro affetti, i loro spiriti.
Recensioni
3/5 MYmovies
3/5 ComingSoon
3,5/5 Sentieri Selvaggi
OBON

L’Obon, o più semplicemente Bon, è la festa delle lanterne, una delle più importanti ricorrenze giapponesi che si svolge ogni anno in estate, dal 13 al 16 di agosto. Le sue antiche origini sono legate all’usanza buddista di venerare gli spiriti dei propri antenati.
Secondo le credenze popolari, durante l’Obon le anime dei defunti tornano per ricongiungersi ai propri cari, e simbolicamente le lanterne accese servono a guidarle verso la strada di casa. Per molti giapponesi questa festività è un’occasione di raduno con la famiglia e di ritorno alla propria città natale.
Ci sono alcune regioni in cui questa festività è anticipata al mese di luglio.
Lo Shichigatsu Bon, ovvero Bon di luglio, è basato sul calendario solare e si celebra in alcune aree del Kanto e del Tohoku. Quando invece cade ad agosto, secondo il più comune calendario lunare, viene definito Hachigatsu Bon.
La pratica buddista dell’Obon ha origini cinesi ed è stata introdotta in Giappone nel VII secolo. Secondo una leggenda, il monaco Mokuren, un discepolo del Buddha, vide la madre defunta grazie a dei poteri soprannaturali, e si accorse che il suo spirito soffriva perché si trovava nel regno dei fantasmi affamati. Mokuren chiese al Buddha come poteva liberare la madre dalle sofferenze, e lui gli disse di fare delle offerte agli altri discepoli.
Dopo aver messo in atto la richiesta del Buddha, Mokuren rivide lo spirito della madre finalmente liberato, e si rese conto dei numerosi sacrifici e gesti di altruismo che sua madre aveva fatto per lui in passato: sopraffatto dalle emozioni il discepolo di Buddha iniziò una particolare danza di felicità, che venne chiamata “Bon Odori”.
Tradizionalmente nei primi due giorni di festività vengono poste delle lanterne fuori casa per guidare gli spiriti degli antenati, permettendogli di ritrovare la propria dimora terrena: questa pratica era molto diffusa un tempo, ma al giorno d’oggi sono sempre meno le persone che seguono la tradizione.
Il 15 del mese ci si reca al cimitero insieme alla famiglia per pregare, portando in offerta agli spiriti dei defunti cibo e bevande. Il giorno successivo si accendono nuovamente le lanterne, che questa volta hanno lo scopo di indicare agli spiriti la strada di ritorno per l’aldilà: a seconda delle usanze dei vari luoghi, queste vengono portate al tempio oppure lasciate trasportare dalla corrente di corsi d’acqua o del mare.
Per celebrare l’Obon vengono organizzate delle feste di paese in tutto il Giappone, con tante bancarelle e grandi spettacoli di luci. Per l’occasione i giapponesi usano indossare lo yukata o un leggero kimono estivo.
Una parte molto importante della celebrazione dell’Obon è la danza Bon Odori. Ogni zona del Giappone utilizza la sua musica e la sua danza tradizionale: la più famosa fra tutte è l’Awa Odori nella città di Tokushima, che attira ogni anno più di 1 milione di turisti.
Migliaia di persone vestite in abiti tradizionali danzano per le strade della città regalando agli spettatori uno spettacolo meraviglioso.
Fonte: ItaliaJapan.net
MGF

La psicodinamica delle relazioni familiari è lo studio dei processi psichici che si attivano e si influenzano reciprocamente tra i membri di una famiglia, in relazione al contesto sociale e culturale in cui vivono. Questa disciplina si occupa di esplorare le dinamiche affettive, emotive, cognitive e comportamentali che caratterizzano la vita familiare, sia nella sua dimensione individuale che collettiva.
Un altro modo di analizzare la psicodinamica delle relazioni familiari è quello di considerare la famiglia come un insieme di sottosistemi, cioè di gruppi più ristretti che si formano all’interno del sistema più ampio. Ogni sottosistema ha una propria identità, una propria funzione e una propria modalità di interazione con gli altri sottosistemi. Alcuni esempi di sottosistemi sono la coppia genitoriale, i fratelli, i nonni e i nipoti.
I confini, tuttavia, devono essere adeguati alla fase evolutiva della famiglia e alle esigenze dei suoi componenti. Se i confini sono troppo rigidi, possono impedire la comunicazione e la collaborazione tra i sottosistemi, creando isolamento e rigidità. Se i confini sono troppo permeabili, possono favorire l’ingerenza e la confusione tra i sottosistemi, creando dipendenza e fusione.
Un altro aspetto importante della psicodinamica delle relazioni familiari è quello del processo attraverso il quale la famiglia trasmette ai suoi discendenti una serie di elementi psichici, affettivi, relazionali e culturali, che provengono dalle generazioni precedenti.

Matteo Gagliardi è un regista, sceneggiatore e montatore nato il 10 maggio 1978 a Jesi, in provincia di Ancona. Terminato il liceo scientifico, si iscrive alla facoltà di Scienze della Comunicazione all’Università degli Studi di Macerata mentre da autodidatta si specializza nella realizzazione di numerosi corti di formazione. Nel 2007 approfondisce in regia cinematografica con un corso intensivo alla New York Film Academy in Directing and Theatrical Production.
Il suo debutto dietro la macchina da presa avviene nel 2016 quando realizza Fukushima: a nuclear story. La pellicola viene venduta in almeno 20 paesi aggiudicandosi il premio DIG 2016, il Premio di miglior docufilm all’Uranium Film Festival 2016 a Rio de Janeiro e raggiungendo la rosa dei finalisti ai Nastri d’Argento 2017.








Gioia: È caratterizzata da un sorriso, angoli della bocca sollevati, e spesso da occhi che si stringono in modo che compaiano le “zampe di gallina”. La gioia è associata a sentimenti di felicità, soddisfazione e trionfo.
Paura: L’espressione di paura include sopracciglia sollevate e riunite, occhi allargati e spesso labbra leggermente tese o aperte. La paura è legata a sentimenti di ansia, shock e terrore.
Sorpresa: Simile alla paura, ma senza la tensione delle labbra. Le sopracciglia sono sollevate, gli occhi sono molto aperti e la bocca è spesso aperta, ma in modo rilassato. La sorpresa può essere legata a scoperte inaspettate, sia positive che negative.
Rabbia: Caratterizzata da sopracciglia abbassate e riunite, occhi fissi e spesso labbra strette o aperte in una sorta di ringhio. La rabbia è legata a sentimenti di irritazione, ostilità e frustrazione.